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Il corpo/design
Il corpo/design
Stelarc continua la sua ricerca sul corpo bionico e mutante e sulla sua continua ridefinizione e ricostruzione secondo concetti tipici del linguaggio del design, come ha sempre teorizzato (“Il corpo puo’ essere ripensato come un oggetto di design...”).
L’orecchio, inserito nel braccio attraverso una operazione di plastica chirurgica, può avere delle funzioni se implementato
con dispositivi digitali e quindi fornire comunicazione aggiuntiva via rete o altro.
Il risultato è un ibrido corporeo ad alto livello di Shock.
La provocazione estrema, “fisicizzare” il problema/e/il tema è stato sempre centrale nel lavoro di Stelarc, lavoro che affonda le sue radici nelle performance estreme degli anni 60/70, nella violenza psicologica e estetica dell’Actionismus viennese e nelle pratiche a rischio delle performance dell’americano Chris Burden che si faceva sparare ( concretamente ) un proiettile nel braccio o nelle azioni rischiose della coppia Ulay/Abramovic, quando il rapporto fra Ulay e Marina Abramovic si definiva attraverso un arco pronto a scoccare una vera freccia nel corpo dell’uno o dell’altro.
L’atto performativo, diventato tecnologico nel lavoro di Stelarc degli ultimi 30 anni, mantiene la sua qualità radicale e convince nell’estremo sforzo di drammatizzare il rapporto con la tecnologia, giustamente considerando il problema aperto, mentre intorno l’arte digitale si preoccupa di ricucire i rapporti con altri linguaggi e con altre modalità di lavoro, mentre le parole d’ordine sembrano diventare: Normalizzazione, Integrazione, Adattamento.
In contrasto con il nuovo trend delle arti digitali la figura di Stelarc riprende oggi un valore esemplare.

Non riconciliato con l’impatto ormai generalizzato e con l’uso ormai diffuso del digitale, Stelarc rilancia i temi dell’alterità, del futuro, del rischio.
E’ una bella lezione che contrasta con i troppi ( e alla lunga noiosi ) abbassamenti di prospettiva in atto.
E la vicenda del corridore sudafricano con arti artificiali respinto alle Olimpiadi non integra in fondo il lavoro stesso di Stelarc in una più generale trasformazione del mutamento d’uso della protesi e della tecnologia corporea?
La riacquisizione dei “misteri dell’organismo”
Recupero del corpo come complessità e mistero nel lavoro sul DNA, biologia e corpo di Paul Vanouse che costruisce in “Ocular Revision” un complicato test sul DNA, un’idea post-biologica, che utilizza un contenitore di gelatina porosa per visualizzarlo, lavorando sulla attualizzazione dell’idea di DNA, vissuto oggi come un codice ( un codice che marca il corpo umano come un oggetto in un supermercato ).
Ocular Revision riinserisce i concetti di Materia e di Sostanza, fa sembrare il DNA una mappa geografica e sembra dire che il corpo è irriducibile ad una semplificazione e una classificazione scientifica.
Lavorando in senso opposto a Stelarc, rifiutando l’elementare e utilitario riordinamento delle problematiche biologiche in realtà Vanouse lavora in una direzione simile.

Ambedue vogliono che il corpo svolga una funzione innovativa, ambedue vogliono che il corpo mantenga la propria apertura “imprevedibile”, Stelarc inserendo le tecnologie a affrettare o modificare i nostri processi biologici, il nostro “cambiare inafferrabile” attraverso la qualità crescente di implementazioni biotech.
Vanouse in apparenza mette in discussione l’analisi tecnologica.
In realtà apre diversi problemi: quali limiti alla “Scansione” del corpo?
Quali limiti alla trasformazione?
Chi controlla i controllori del corpo?
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