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Tecnologie e Società
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“Due o tre cose che so di lei”... (a chiudere)
Come si può chiudere un articolo sull’infinita mostra dell’ Ars Electronica Festival 2010? Forse con alcune considerazioni generali: 1 - La mostra trova sicuramente una sua completezza di fruizione e presentazione in un unico vasto spazio espositivo, uscendo dalla logica della disseminazione e del coinvolgimento cittadino che l’aveva condizionata in precedenza. 2 - L’espandersi delle aree d’interesse vorrebbe un diverso modello espositivo per poter essere fruito in modi nuovi. 3 – Deve finire la “Damnatio Memoriae” sulla Videoarte, censurata nella mostra negli anni novanta in favore dell’ideologia dell’immagine immersiva. 4 – L’Ars Electronica Centre ha eliminato ( perché? ) il “Cave”, in cui per anni si era svolta un’affascinante sperimentazione sulle possibilità tridimensionali e immersive dell’immagine.
5 – I lavori documentati. Fermo restando che la vastità d’informazione fa parte dell’offerta della mostra, il numero di lavori presenti per documentazione e non per reale presenza dell’installazione sembrano eccedere la quantità ideale. 6 – Digitale e simili. 7 - Detto questo, “Ars Electronica” rimane un referente fondamentale per lo sviluppo dei linguaggi digitali e la sua capacità di inserirsi nel territorio, la sua capacità di crescere come importante proposta cittadina che ha caratterizzato le strutture culturali della città. Vediamo ora quali scelte farà nella fase della generale integrazione dei linguaggi digitali, così a lungo e coraggiosamente supportati nel passato e oggi trionfanti (quantomeno a livello produttivo) nel panorama della società contemporanea.
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