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Tecnologie e Società
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“Due o tre cose che so di lei”
(di Ars Electronica...)

Sound design e Audiovisivo digitale
Il corpo/design
L'arte interattiva
Repair Ambience
“Due o tre cose che so di lei”... (a chiudere)

 

Repair Ambience

 

 

Per Ultimo, ma certamente non Ultimo, i lavori più strettamente attinenti al tema della rassegna.

Nell’anno 2050 quasi l’80% della popolazione mondiale risiederà in centri urbani.
Le risposte cercate e proposte dalla mostra sono molteplici.
La crescita verticale dell’agricoltura usando gli stessi apparati abitativi viene proposta da molti architetti e artisti fra cui Britta Riley che propone una micro-soluzione calda e simpatica nei “Windowfarms projects”, un agglomerato di microcontainers di colture vegetali applicabili in qualsiasi spazio-serra della casa e fuori, applicabili a finestre, ecc…

Uno spazio “agricolo” che può essere ritagliato nei più vari spazi urbani e abitativi e che ha come modello ( inevitabilmente ) l’astronave spaziale e le sue culture idroponiche.

 

Windowfarms

 

L’attenzione alle modalità strutturali del mondo vegetale fa sviluppare progetti che modellizzano i sistemi di crescite e di sopravvivenza delle piante come “Growth Assembly” dove si studiano possibili applicazioni mimate dal lavoro delle piante stesse, mirando a creare strutture di produzione e scambio che vadano al di là delle tradizionali strutture industriali.

In questo senso il binomio Scienza/Tecnologia/Ambiente propone oggi lavori più intriganti del binomio Arte/ Scienza, ma questo dato cambia rapidamente con il subentrare di altre tematiche.

Ma questa vasta area d’urgenza ideologica bene esprime il clima d’idee di una mostra nata su ipotesi di attivismo e di un’arte che “cambia” il mondo, eredità diretta degli anni 60, degli attivismi, dei Fluxus e delle Avanguardie che ne hanno definita la prima immagine.