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Premessa

 

Continua ad esistere, soprattutto nel nostro Paese, una netta separazione tra scienza, comunicazione e arte. Sono considerati mondi separati e distinti (culturalmente, accademicamente, didatticamente, operativamente), e anche i loro addetti e i loro pubblici comunicano a stento. Al di là delle specializzazioni settoriali e degli idioletti credo sia ormai tempo di rompere questa incomunicabilità, questa incomprensione, per trovare utili e feconde occasioni di confronto e discussione, anche perché sempre più spesso ci si trova ad affrontare, da più prospettive, gli stessi argomenti.


Occuparsi di arte oggi non può costituire solo un limitato corollario dell’attività speculativa. Grazie ai nuovi e numerosi strumenti di discendenza scientifica e tecnologica, grazie alle ibridazioni con le comunicazioni mediali, nella contemporaneità l’operatività artistica è estremamente articolata e diffusa. È in gioco una complessità, a più livelli, che concerne la realizzazione dell’opera, la sua fruizione nella dimensione sociale, la discussione sull’impatto dei nuovi media, l’impiego di adeguati strumenti di analisi nella critica d’arte, l’estetica, l’etica... Mi occupo di arte, da quella che utilizza gli strumenti della tradizione a quella che impiega le risorse delle tecnologie, da studioso delle forme di rappresentazione e di comunicazione, non quindi da critico “militante”. Rivendico tuttavia questa “distanza” che nel mio caso è precisamente l’opposto di un “distacco” per motivi insieme passionali e professionali. Per me, nei castelli delle varie teorie scientifiche e della comunicazione, l’arte è sempre stata una finestra importante da cui traguardare il mondo, una voce con un consiglio e un’emozione, la passione nella burocrazia del reale, una sorta di “prova del nove” della contemporaneità occidentale. All’interno della rappresentazione nelle sue varie accezioni e articolazioni e della cultura, l’arte scaturisce con tutta la sua forza e la sua inconciliabilità, con la sua capacità comunicativa, con la sua “ambiguità e autoriflessività”, per usare la terminologia di Jakobson. Ma anche con la sua libertà, con la sua gratuità, con la sua passione... L’arte discute il reale con la dignità di ogni altra scienza, mostra l’esistenza, e spesso anche la necessità, di un’alterità che anche se silenziosa o rimossa non può che essere - deve essere - presente. Se la scienza indaga sul mondo, in qualche modo restituendone una rappresentazione, l’arte indaga sul nostro rapporto col mondo, con questa rappresentazione, mostrandone volti alternativi, spesso trascurati. Nella sua indagine e nella costruzione di mondi possibili la ricerca artistica configura strade altre, al di fuori di quelle battute, dunque con un grande potenziale cognitivo.


In questo volumetto ho riunito alcuni testi redatti per varie occasioni nell’arco di cinque anni (1991-95), momenti di riflessione su di uno stesso corpus particolare. In una prospettiva generale le tecnologie di rappresentazione e di comunicazione (video, informatica, telematica e telecomunicazioni, realtà virtuale, olografia, ecc.), pur con tutte le loro articolazioni non sono che una piccola parte, anche se importante, di quelle che permeano la nostra cultura, la nostra contemporaneità, il nostro immaginario. Nonostante ci sembrino gli strumenti più adatti per un uso artistico, il panorama tecnologico è in realtà ben più complesso, basta considerare la grande varietà delle tecnologie mediche, o quelle nascoste e rese trasparenti dall’uso quotidiano (come le connessioni in fibra ottica, la telefonia cellulare o i nuovi materiali sintetici), o ancora, con tutte le loro implicazioni, la robotica, l’intelligenza artificiale, la genetica, la vita artificiale, l’ingegneria biologica... Data la vocazione ontologica dell’arte, queste tecnologie non rappresentano solo stimoli culturalmente interessanti e fecondi, ma, come mostra il numero crescente di artisti che le usano, possono anche costituire strumenti di impiego creativo. Il libro raccoglie scritti che vertono o convergono sulle forme più avanzate di creazione con le tecnologie (la cosiddetta High Technology Art o Technoscience Art, per dirla con Frank Popper): in sostanza il fuoco è sulle forme d’arte ad elevato contenuto tecnoscientifico, interattive e multimediali. In questo corpus non sono dunque incluse, se non come riferimenti dati per scontati e funzionali al discorso, forme espressive come per esempio la videoarte e la computer art nelle accezioni non interattive (nonostante che molte delle affermazioni valgano anche per esse).

 

[Novembre 1995]