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Derrick de Kerckhove
Franco Speroni
Chiara Sottocorona
Marco Tonelli
Il progetto

 

Piero Fantastichini nell’era del tag
Derrick de Kerckhove

 

 

 

Il microchip e le stelle condividono due elementi che ne fondano l'identità: la luce e il fuoco (dell’elettricità per il chip). Nel Grande Muro di stelle i livelli d’implicazione edificano reticolati di grande complessità interpretativa. Il fuoco di Eraclito passa agilmente dal chip alla stella. Tutto è movimento, tutto è flusso nell’ambiente dell’elettricità. La luce diventa simultaneamente dato fisico e simbolo della conoscenza. Luce, conoscenza, energia, contenuti nascosti, le molteplici componenti di un universo comprensivo e complesso.
Il titolo dell'opera contiene simbolicamente un’ambiguità fondante: di quali stelle si tratta? Quelle appena visibili dei punti d'argento sui fondali blu del cielo, o questi chip che invadono la tela? Il rapporto tra le stelle e i microchip scaturisce dall'unione di identità e di numeri: 500.000 stelle, tutte assolutamente uniche, e 12.000 microchip, ognuno diverso dall'altro. Oltre la metafisica della piega, tipica di Fantastichini che da tempo verifica procedimenti sempre più d'avanguardia per occultare le forme dentro la tela, adesso con un autentico chip, il tag, inaugura una nuova dimensione della sua ricerca.     

Il grande muro di stelle si pone come il firmamento elettronico del nostro nuovo ambiente cognitivo. È un mondo che contiene un'infinità di livelli cognitivi e strati emozionali. Un modulo di comunicazioni interconnesse consegnate alla memoria dei nostri telefonini. Il telefonino è da sé la forma più "densa" di comunicazione, contenendo tutta la storia della parola umana, una fonte inesauribile di immagini e suoni, tutti connessi dal tag.

Il grande muro di stelle è la seconda opera “taggata” di Piero Fantastichini. La prima, esposta a Sophia Antipolis, consiste in un altro muro di microchip nascosti nelle pieghe, su una superficie di 14 metri che evolve in orizzontale.
Piero Fantastichini, che in questi ultimi lavori rilancia la sua personale ricerca sull’uso e sul significato metaforico dei più recenti strumenti della creazione digitale, ci riporta alla logica del tag e al principio dell’ipertinenza. È all’interno di questi due nuovi orizzonti che possiamo spiegare oggi le dinamiche di costruzione dell’arte che segue i movimenti del sapere ipertestuale, i rapporti fra le persone e fra le persone e l’opera d’arte nella società.

Il Grande Muro di Stelle

La tendenza riflessa dal Muro di stelle è quella di riportare alla luce i contenuti nascosti, con un’amplificazione dell'interconnettività e una riformulazione continua dei significati personali e culturali. Siamo di fronte a una nuova cultura dell’esperienza: flessibile e fluida, orientata al contesto e contemporaneamente individualizzata.

Il punto cruciale della cultura attuale e di questa nuova opera di Fantastichini è la logica del tag, che ci mostra l’universo di titoli ed etichette interconnessi entro il quale possiamo scegliere i nostri percorsi di pertinenza. Il tag è l’indirizzo del “packet” di Internet, frammento del messaggio diviso. Il tag è l’autentica anima della rete, perché permette di individuare tutti i pezzi di informazione e di riordinarli attraverso un sistema di catalogazione per titoli. Il  tag oggi è il messaggio. È la natura propria di Internet. Senza il tag, senza questa possibilità di condividere i messaggi che vengono trattati, Internet sarebbe un sistema unicamente punto a punto e non distribuito come di fatto è.

L’opera di Fantastichini conta sull’inserimento di tag del tipo RFID (Radio Frequency Identifying Device) che consentono una connessione istantanea con il telefonino di qualsiasi utente che si avvicina al quadro. La logica del tag ribalta completamente la linearità della cultura alfabetica, orientata a principi consequenziali e a rigidi rapporti gerarchici: una cultura priva di co-implicazioni e di ibridazioni tra un oggetto e l’altro, tra un percorso e l’altro, una cultura (pre)ordinata da relazioni di causa-effetto.

Il tag al contrario si lega a meccanismi cognitivi, e dunque anche culturali, basati sull’associazione (e non più sulla deduzione), sulla creatività (e non sulla rigidità lineare), sulle persone (e non sulla scienza oggettiva e astratta). Il percorso dell’utente dentro il Grande Muro è libero, associativo, in grado di condurlo alla scoperta degli universi nascosti dell’opera, secondo un principio di Piero Fantastichini, quasi il suo “branding”, che invita lo spettatore a guardare più profondamente dentro e dietro l'opera. Con i tag, Fantastichini fa compiere un passo ulteriore al suo lavoro di ricerca: la scoperta richiede una partecipazione fisica e strumentale anziché una vera responsabilità da parte dell’utente.

Fantastichini

L’era del tag comincia nel 2004 con i Social Software, Gmail, del.icio.us, Flickr. Oggi possiamo dire che per mezzo delle nuove infrastrutture, il wi-fi in primo luogo, e delle nuove opportunità connettive delle tecnologie (il web 2.0 per intendersi) ciò che si va ormai consolidando è la cultura On Demand. Una cultura che, come si può bene immaginare, si estende alla dimensione economica in primo luogo, ma anche a tutte le strutture organizzative della società. Dall’economia di massa, in cui l’offerta culturale è la medesima per ciascuno, passiamo oggi all’idea di un’offerta di massa rivolta a un cliente unico. Si tratta di un’economia che permette appunto di offrire, di rendere disponibile, presente, fruibile una massa di informazioni taggate, quindi ordinate e catalogate, fra le quali ciascuno può scegliere secondo la logica dell’ipertinenza.

Chi fa uso di Flickr ad esempio, può costruire il proprio album fotografico e metterlo sul proprio sito web, disponibile per chiunque. In questo modo si creano le possibilità di combinazione e ricombinazione di immagini: associazioni fra immagini simili, taggate in maniera coerente, fra le quali costruire percorsi pertinenti ai propri interessi. Siamo arrivati all’era dell’ipertinenza.

Vivere con la rete ambientale (non solo Internet, ma tutta la comunicazione elettronica) significa vivere in nuovo modo di pertinenza, quello dell’i-pertinenza. L’i-pertinenza è una parola che deriva da ipertesto e ha che fare con l’ipertestualità delle nostre vite, con l’iperconnettività e con l’iperspazio di dati che abbiamo sempre bisogno di conoscere meglio.

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La sintesi fra principio dell’ipertinenza e logica del tag ci riporta a un ulteriore aspetto delle mutazioni in atto: la connettività è fatto tangibile e concreto, sempre più possibile e potente. Parliamo allora d’iperconnettività estesa, una nuova cultura che rivoluziona il mondo dell’economia, della scienza e, grazie a Piero Fantastichini, ora anche dell’arte.