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Il Grande Muro di Stelle
Chiara Sottocorona
Nel cuore di Roma, nell’anfiteatro di Palazzo Camerale, dove hanno sede l’Accademia di Belle Arti e il Liceo Artistico di via di Ripetta, si inaugura il 23 novembre l’esposizione “Grande Muro di stelle” del maestro Piero Fantastichini, artista romano che lavora da oltre dieci anni in Francia ed ha esposto a Praga, Londra, Montecarlo, Cannes, oltre ad essere stato l’ospite d’onore di Konstrunda 2003, principale fiera d’arte contemporanea in Svezia.
Il curatore della mostra, Derrick de Kerckhove, direttore del Programma McLuhan per la Cultura e la Tecnologia all’Università di Toronto, ha scelto l’opera di Fantastichini perchè rappresenta “Un incontro unico e originale di Arte e Tecnologia, una riflessione sull’innovazione e la comunicazione interattiva nell’era digitale”.
Si tratta infatti di un’opera “comunicante” che darà luogo per la prima volta a Roma a un’interazione diretta con il pubblico sugli schermi delle tecnologie portatili, pc, telefoni cellulari e pda.
Il Grande Muro di stelle infatti non emette solo “luce” (grazie alle polveri di fosforo che lo rendono visibile anche nel buio) ma invia “immagini” e “suoni”, svelando preziosi dettagli artistici nascosti nell’opera stessa. Per la prima volta un dipinto diventa cosi’ esplorabile e navigabile nella sua trama.
Non si tratta semplicemente di un grande quadro, ma di molti quadri che creano un volume nello spazio, intorno al quale i visitatori possono ruotare su quattro lati. il Grande Muro di stelle è un’opera imponente a forma di parallelepipedo dalle dimensioni di 4x6 metri di larghezza e di 8 metri di altezza. E’ formata da 36 tele dipinte, da due metri per due, che rappresentano 15 mila chip e 300 mila stelle realizzate con gocce d’argento. La trama del disegno è ispirata alla moltiplicazione di microchip, quei minuscoli strumenti che sono la base dell’era digitale in cui viviamo e che ci permettono di comunicare in rete, dipinti dall’artista come riflessi di stelle che brillano nel nero infinito del cielo.

I lavori di Fantastichini partono sempre da un concetto base: il buio. La sua ricerca, come quella dei grandi maestri del passato, consiste nel “far luce”. Non solo perchè ogni opera vive e prende forma riflettendo la luce. Ma anche perchè Fantastichini cerca di far emergere e mettere a fuoco ciò che l’occhio nudo non vede. E qui entrano in gioco le nuove tecnologie di cui l’artista sa abilmente servirsi. Il Grande Muro di stelle è stato concepito al computer, dipinto all’origine sulla tavoletta grafica, pixel per pixel, attraverso anni di lavoro e con una maestria e una minuzia che ha portato l’artista a nascondere nei “chip” dipinti dalla sua mano altre forme, anche ritratti in miniatura, come se fossero memorizzate su dei veri chip.

L’opera, stampata ad alta qualità su tela e ridipinta con acrilico e resina pura, metalli liquidi o in foglia (oro, argento) e polvere di fosforo, incorpora oggi anche un centinaio di veri microprocessori di tipo Rfid (etichette intelligenti capaci di trasmettere in radiofrequenza). Le informazioni contenute su questi chip, che rivelano le parti nascoste dell’opera, possono arrivare sui monitor dei telefoni cellulari di ultima generazione abilitati Ncf (Near comunication frequency) o sugli schermi dei computer portatili che comunicano in wireless (senza fili, come il Wi-Fi).
Ecco allora che il muro diventa penetrabile. E simbolicamente non delimita più lo spazio, ma lo apre all’interazione. Da ogni lato, diventa una porta aperta per far glissare lo sguardo oltre, molto più lontano, verso il firmamento di stelle che l’uomo contemporaneo troppo spesso dimentica di guardare.
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