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Netmage06
E' il caso del duplice percorso narrativo di The Single Unit of Beauty presentato in prima assoluta da Sinistri++ e il duo australiano Donnacchie/Simionato. Le forme della musica intuitiva, ricercata attraverso modelli asincronici e ritmi non metrici dei Sinistri++, sonorizzano qui le immagini d'arte popular suddivise in quattro blocchi e volte a costruire un racconto definito dagli stessi videoartisti "horror-moralistico". Quella di Sinistri++ è musica "concreta", che non usa l'elettronica pura, ma elementi, tecniche e strumenti della tradizione rock. Anche in quest'ultimo lavoro la potenza mediatica dell'immagine non sovrasta il sonoro e contemporaneamente lascia che il discorso musicale segua un andamento narrativo. La loro ricerca volge al tentativo di epurare ogni forma di espressività da musiche propriamente "espressive", come il funk, il blues o il jazz, per conferire una "neutralità" oggettiva a stili musicali che, <per definizione, oggettivi non lo sono mai>.
Assonanze rese attraverso l'essenzialità di due computer speculari, in perenne incontro-scontro tra loro. E' l'arte fortemente espressionista di Katherine Liberovskaya & o.blaat (Keiko Uenishi). La prima è un'artista canadese impegnata da anni nel campo del video sperimentale e della multimedialità, mentre Keiko è una giovane sound artist che crea ambienti sonori speciali. Le immagini cromoluminari (blu, rosse, verdi) di Katherine disegnano sullo schermo l'elettronico cinguettio di Keiko. Sono lontani gli opposti wolffliniani, ma c'è anche in quest'arte elettronica e pura un bipolarismo che porta a dividere e a unire gli elementi, caldi e freddi. L'art of disappearance/appearance di o.blaat che si basa sulla ricerca dei modi di cancellare la presenza performativa, rende visibili contesti invisibili, esiste per sparire e si manifesta senza esistere. I suoi <vellutati richiami d’uccelli attraversano mormorii sottomarini, e ritmi scratch crepitanti come mille dischi che saltano insieme>, trovano forma nella sperimentazione video della multimedialità cromatica di Katherine. Ibridare, scomporre, alterare i sensi, confonderli e irretirli all'ennesima potenza attraverso un viaggio cromo-retinico che altera e sdoppia la percezione individuale. Stupefacente performance quella messa in scena da Kurt Hentschlager dei Granular Synthesis, che con Feed (Performative Environment) pone lo spettatore di fronte a un vero e proprio hackeraggio audiovisuale, dove i sensi vengono tramortiti dalle immagini, dalle luci, dal fumo e dal suono, portando lo spettatore a riconsiderare completamente il proprio sistema percettivo. Già presentata alla scorsa Biennale Teatro di Venezia, anche quest'opera segue il fil rouge del festival, innestandosi come ricerca nei temi dell'ibrido, della presenza-assenza (in questo caso dell'attore), della ricerca di sotto-testi e sotto-segni, del paradosso del racconto virtuale e reale. Svuotare il corpo della sovrastruttura linguistico-idealistica nel tentativo di eliminare ogni schermatura: questo porta l'artista austriaco, formatosi come architetto e poi nelle arti visivo/visuali, ad eliminare la fisicità dell'attore in quanto portatore di una qualche sovrastruttura di cultura e di senso. Sullo schermo lo sostituiscono corpi virtuali prodotti in 3D che si muovono in base a stimoli sequenziali, come vittime di scariche elettriche ripetute, prodotti in "simulazione procedurale", come li definisce il drammaturgo, al fine di sancirne l'imprevedibilità e quindi l'assenza di ogni preventiva o precostituita significazione. Non è eliminato però lo sviluppo drammaturgico che, attraverso la combinazione della scenografia sonora e di quella visiva, generate dai movimenti stessi dei corpi virtuali, si articola sulla sorta di un racconto/dialogo tra la corporeità virtuale delle immagini e quella fisica e concreta degli spettatori, condotti fino all'immersione nella stessa scenografia, eliminata ogni distinzione tra scena e platea. Nel magma lattigginoso che immerge il pubblico nella seconda parte della performance, anche luci stroboscopiche e suoni, che creano immagini, ambienti e significati nuovi e autonomi. Lo stimolo creativo è forte, quasi insopportabile da parte dello spettatore-attore, ma così è attenuata l'autoreferenzialità del movimento virtuale e ricostruita una scrittura scenica innovativa pur nella sovversivo e tradizionale conservazione della scena e dell'attore. L'edizione 2006 di Netmage ha visto la presenza di ambienti estetici disparati su registri molto diversificati, dalle composizioni cristalline del sound artist Carsten Nicolai che ha presentato un live retrospettivo costituito da sperimentazioni degli anni '90, raffrontate ai più recenti sviluppi della sua ricerca sonora, al sincretismo obliquo e sempre contemporaneo di Arto Lindsay, che ha presentato qui la sua prima assoluta sulle immagini del film digitale Ipanema Theories girato dall'artista visiva Dominique Gonzalez-Foerster nel '99. E ancora, le sonorità evocative tra ambient, post-rock ed elettronica dei genovesi Port-Royal hanno accompagnano le immagini di Education and protection of our children #2, straniato documentario di Andrea Dojmi sulla natura, l’esperienza religiosa e il progresso dell’uomo (produzione Netmage 06). L'ecclettico duo Cineplexx + aBe (Sebastian Litmanovich, musicista e graphic designer argentino e Alex Beltran, regista spagnolo) ha rappresentato La danza Sincronizada de los Cacahuetes Magnéticos, ironico documentario sul fenomeno del magnetismo delle noccioline, prodotto dal magazine spagnolo Rojo. I fratelli Boris e Brecht Debackere, da Rotterdam, hanno messo in scena Rotor un progetto di live-cinema che è stato identificato come migliore esempio di ricerca sulla interazione tra fonti analogiche ed elaborazione in diretta digitale; il dj e musicista inglese Ministry of Defiance (David Handford) ha presentato dal vivo il suo ultimo lavoro Chapel Couture, elettronica low-fi e atmosfere rarefatte su visual immersivi, realizzati con la tecnica del found footage a partire da frammenti di film in super-8. Contaminazioni tra architettura, design, arte contemporanea, rendono i Reactive Landscape, paesaggi elettronici astratti di Avatam, graphic designer e videoartista parigino, sonorizzati sul sound minimale del duo musicale Molair sempre all'interno della sezione Live Media. Contesti percettivi dalla spiccata singolarità, dislocati lungo il percorso della mostra, questi i performative enviroment tra cui Live Through This della film-maker Carola Spadoni con la musica di Zu, che si pone come reinterpretazione dell’idea di liveness: costruita con sequenze di spettatori ripresi in un concerto, sospesi fra l'estatico e il sorpreso, costituisce un progetto di meta-live a cavallo fra cinema, installazione e musica, nel qual letteralmente immergersi; Ear, ambiente luminoso progettato dall'artista visivo Simone Tosca, basato su ricerche e intuizioni sulla percezione visiva ad occhi chiusi, è una decostruzione multischermica di alcuni fenomeni visivi realizzata ad hoc grazie al supporto tecnologico di Viabizzuno, azienda nota a livello internazionale per le sue ricerche sul light-design. L'intervento di Nico Vascellari, rocambolesco artista visivo, musicista e performer consiste in una multiforme ripresa di A Great Circle #6 (dall'omonimo progetto modulare). Study for a Portrait è il progetto di ZimmerFrei presente al festival in forma di residenza con aperture pubbliche quotidiane. Si basa sulla creazione di prototipi per il progetto nascente sul 'ritratto periodico', incisioni visive di lunga durata a cui si si sono sottoposti alcuni ospiti del festival e altri prescelti, stratificando il tempo della propria presenza. Icone frontali, realizzate con la tecnologia video e accompagnate da un analogo trattamento del sonoro, che contengono la densità di un tempo lungo e pressochè immobile.
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