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Tecnologie e Società
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Anna De Manincor
Da quanti anni insegna nell'ambito delle culture e arti tecnologiche? In questi anni ha visto dei cambiamenti nelle nuove generazioni di studenti? Da tre anni insegno Estetica delle nuove tecnologie nel corso post-laurea Cobaslid all’Accademia di Belle Arti di Bologna e da due anni Tecniche di regia alla NABA di Milano. In questi tre anni ho incontrato una grande varietà di studenti e non un cambiamento unitario. Solo recentemente in Italia si sta assistendo ad un forte interesse verso le tematiche riguardanti le arti tecnologiche. Secondo lei, siamo pronti a competere a livello internazionale da un punto di vista quantitativo e qualitativo dei progetti? Ne abbiamo le qualità. Non so se ne abbiamo frequenti occasioni. Viviamo in un paese ricco di tradizione artistica. Il peso della cultura che ci trasciniamo è un limite per l'innovazione e la ricerca tecnica e artistica, o può essere un punto da sfruttare a favore? Non è affatto un limite, è una risorsa. Le istituzioni deputate all'istruzione e alla ricerca sono all'altezza del proprio ruolo? Sono insufficienti, o addirittura ostacolo per svolgere una buona attività formativa? L’istruzione media superiore italiana è ancora all’altezza del proprio ruolo, anche se con scarsa omogeneità. La ricerca invece è insufficiente, perché nella grande maggioranza delle istituzioni manca la visione e l’investimento nel futuro. Il morale è bassissimo anche a causa della sfiducia e non-identificazione nelle istituzioni stesse. Le istituzioni educative sono spesso accusate di avere problemi di carattere amministrativo e organizzativo (mancanza di fondi, di strutture, eccessi burocratici ecc. ...). Quali sono i problemi che lei riesce a osservare? Secondo lei, il sistema dell'istruzione, è ancora competitivo (e integrato) con le dinamiche culturali e cognitive sempre più veloci e complesse? Non so rispondere. Non credo che il sistema dell'istruzione debba essere competitivo con le dinamiche culturali. Ne è parte, integrata o meno. Quali motivazioni vede nella maggior parte dei suoi alunni? Sono generalmente spinti da intenti di carattere artistico, sociale, espressivo, filosofico, o professionale? Gli studenti di Naba sono principalmente mossi da un’aspirazione artistica, espressiva o esistenziale. Gli studenti del Cobaslid contano di acquisire più competenza e più possibilità di inserimento professionale (ma molto spesso ne sono delusi). In un ambito di insegnamento artistico e/o professionale, è giusto imporre un metodo/visione totalizzante, oppure è preferibile dare una certa libertà intervenendo solo con suggerimenti? Credo sia importante proporre una visione a cui si aderisce, dichiarandola apertamente e riconoscendola come parziale, in modo da renderla disponibile come strumento di lavoro ma anche rendendo possibile l’emergere di punti di vista differenti ed eventuali contraddizioni. Su cosa si basano in particolar modo le sue valutazioni didattiche (esami, prove, ecc. ...)? Nelle conoscenze acquisite, nella capacità di ragionamento, nell'esposizione formale delle competenze, nella sensibilità artistica, o cos'altro? Lucidità e passione, entusiasmo e organizzazione. Quali consigli darebbe a chi vuole iniziare a studiare in ambito artistico/culturale i new media e le nuove tecnologie? In questa come in tutte le altre discipline: fare almeno un’esperienza di studio o auto-formazione all’estero e non dedicarsi a una cosa sola. Lavorare in gruppo, cercare e creare occasioni di formazione ed espressione anche fuori dalle istituzioni formative. Quanto è importante insegnare agli studenti il metodo? Per metodo intendo progettuale, e cognitivo nell'approccio alla teoria. Quale metodologia e/o deontologia professa? Non ne professo una, ne pratico alcune. Estetica fenomenologica, cultural studies, salti repentini tra sincronicità, diacronicità e ucronia. Come struttura generalmente il suo programma didattico? Quali metodi didattici utilizza per le sue lezioni? Visione e ascolto, analisi, discussione, proposta da parte degli studenti di altri testi/opere/oggetti/esempi. Indagare e inventare strategie comunicative. Allenamento a formulare domande. Nel mondo della rete, ma non solo, si sta assistendo alla consacrazione del prosumatore (produttore/consumatore di contenuti). Tutti siamo artisti, tutti partecipiamo all'attività produttiva. Da un punto di vista professionale e/o artistico come si dovrebbe rapportare a ciò uno studente? Quali strumenti gli vengono offerti per distinguersi nel proprio lavoro? E’ la proposta di cultural e visual studies di stampo anglosassone. Al centro non c’è l’artista o l’autore ma la comunità che si nutre della cultura e nutre la cultura. Le generazioni che sono nate in una cultura fortemente “televisiva” soffrono generalmente di una incapacità critica nei confronti dei contenuti e delle forme che gli vengono proposte. Ha notato anche Lei questo, nei suoi studenti? Il metodo educativo dovrebbe contrastare o adattarsi a questa situazione? … si autoselezionano. Non praticano una critica di tipo storicista o ideologica, ma adottano altre pratiche, ad esempio la “riscrittura”, “fan fiction”, si appropriano con facilità dei materiali, prima che delle teorie, si interessano agli oggetti di cui possono “farsene qualcosa”, si procurano enormi archivi audio-visivi da cui attingere al momento opportuno, non fanno distinzione (tra popolare exxxx(ispirante, forte, utile, fico…) Nei corsi che riguardano le arti tecnologiche approdano studenti che provengono dai percorsi di formazione più disparati. Come si riescono a gestire queste eterogeneità? Quali meccanismi vengono predisposti per fare fronte a lacune tecniche o teoriche? Non tutte le disparità devono essere uniformate, soprattutto quelle di provenienza da ambiti diversi (tra gli studenti del Cobaslid ci sono architetti e maestri elementari, scultori e decoratori, fotografi e restauratori, artisti e media-attivisti…). A NABA ci sono italiani e stranieri, figli di super-benestanti e borsisti, ragazzi con rigidi obiettivi e altri morbidamente ancora senza… Le frizioni tra tali percorsi sono spesso molto utili. Recentemente la forma di workshop viene molto utilizzata sia in accademie e istituzioni sia in altri contesti, ma non è ancora molto chiaro il vero ruolo e funzionamento. Cosa è e cosa dovrebbe essere secondo lei un workshop? Quali aspetti positivi e quali aspetti negativi offre? Intendo workshop come bottega di lavoro: si viene leggeri, ci si sporca le mani con la materia e il tempo e si produce un risultato tangibile pensando al “fuori”, alla strada su cui la bottega si affaccia, alle persone che vorremmo entrassero. Quale dovrebbe essere, secondo lei, la funzione artistica nel panorama contemporaneo? Accipicchia (ammazza!). Provo: assorbire, interpretare e trasfigurare il presente (contenente anche il passato), aspirando alla visione e trasformazione del futuro. L'autoformazione è una pratica che nasce dall'esigenza di avere una struttura formativa che non sia istituzionalizzata, e estranea a determinati meccanismi centralizzati. Potrebbe anche essere considerata una reazione di sfiducia nei confronti delle istituzioni educative. Anche in ambito artistico esistono questo genere di realtà (il S.A.L.E. di Venezia, ad esempio). Lei cosa pensa di questa alternativa forma didattica? Quali aspetti positivi e/o negativi si porta? La sua esperienza artistica passa trasversalmente in varie forme: danza, regia, e installazioni. Quale atteggiamento insegna ai suoi studenti, nell'approcciarsi a differenti mezzi e a differenti percezioni artistiche? Spesso le intuizioni vengono nel considerare un ambito dal punto di vista di un altro, le innovazioni sono spesso frutto di trasfusioni, le ispirazioni sorgono dalle differenze, le idee dagli scarti e per scarto. Nel suo lavoro artistico, lei è passata dal video alla video installazione. Quale è l'importanza del supporto e dell'ambiente che accoglie l'opera nei suoi lavori? Ogni opera è un dispositivo che crea le sue regole e propone le sue chiavi di accesso. Art is time-based.
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