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Il software didattico

 

 

 

Il software didattico è uno strumento educativo rivolto non direttamente al fruitore, ma all'adulto in particolare, all’insegnante che lo utilizza in funzione di un progetto specifico. La dizione “didattico” si riferisce a quei programmi sicuramente orientati alla formazione scolastica, ma è facilmente intuibile come un utilizzo attento alle dinamiche del gruppo classe permetta di estendere l’area d’intervento all’educazione dei bambini/ragazzi.

L’idea di utilizzare il computer nella didattica risale agli anni sessanta per opera di Skinner e di Crowder; in quel periodo nacquero i sistemi d’istruzione C.A.I. (Computer Aided Instruction, educazione assistita dal calcolatore) e C.A.L. (Computer Aided Learning, apprendimento assistito al calcolatore) presso l’università dell’Illinois. Questi sistemi miravano a sostituire completamente l’insegnante ed erano molto costosi.

“Un tipico progetto dell’epoca contemplava di mettere a sedere un bambino di fronte a una sferragliante telescrivente collegata ad un computer remoto che era troppo grosso e sarebbe costato troppo portare fino al bambino. Allora mancava totalmente la grafica, il colore, il movimento e i suoni” [1]. Papert [2] elaborò presso il Laboratorio di Intelligenza Artificiale del M.I.T. [3], nello stesso periodo, un linguaggio e un ambiente di programmazione semplice e potente chiamato LOGO, alla cui base stava l’idea del costruttivismo. Tale modello considera lo studente come l’unico costruttore dei propri concetti e delle forme logiche che costituiscono la sua intelligenza, tramite l’interazione con l’ambiente, sostenendo l’apprendimento senza insegnamento, in netto contrasto coi rigidi sistemi illustrati precedentemente. Tuttavia la grande svolta si verificò con l’avvento del microprocessore e del personal computer.

Risale al 1973 l’elaborazione del National Development Program, ulteriormente sviluppato nel 1980 dalla BBC e dalla Open University. Tale programma prevedeva la diffusione nelle scuole di Acorn [4], un computer progettato da una équipe multidisciplinare che si avvaleva di una vasta biblioteca di software educativo realizzato da docenti ed editori.

In Italia il calcolatore appare per la prima volta nel mondo della scuola elementare, con indicazioni precise contenute nei DPR n. 104 del 12 Febbraio 1985 [5]. I nuovi programmi consideravano il calcolatore uno strumento di esplorazione del mondo dei numeri. L’ingresso del computer nella didattica (per l’insegnamento della lingua o per bambini con difficoltà di apprendimento) si deve ad alcuni insegnanti “pionieri” del BASIC.

 

Note

1) Seymour Papert, I bambini e il computer, Milano, Rizzoli, 1994, p. 172. [back]

2) L'obiettivo di Papert non è mai stato quello di formare dei "programmatori" più o meno in erba ma quello di utilizzare il computer e la programmazione come uno strumento potente per concepire ed esprimere progetti personali, carichi di significato, con finalità diverse a seconda delle versioni via via elaborate dal linguaggio di base: progetti essenzialmente grafici comprensivi di animazioni (la geometria della tartaruga e il micromondo dei folletti -sprites-), pagine di testi scritti con illustrazioni composte da disegni elaborati dai bambini al computer (LogoWriter), progetti di robotica (LegoLogo), sino ad includere la possibilità di elaborare oggetti ipermediali (Microworlds) utilizzando come linguaggio di sviluppo una versione di LOGO "orientata agli oggetti" (tipo di linguaggio proprio dei sistemi di sviluppo ipermediali). [back]

3) Massachusetts Institute of Technology. [back]

4) Società inglese, fondata nel 1980, produttrice di personal computers orientati all'istruzione. Il più noto, l'Acorn BBC (dotato di microprocessore a 8 BIT 6502 e sistema operativo MOS), aveva caratteristiche innovative: telesoftware (Prestel, Teletext), rete Econet, gestione di videodischi. [back]

5) Valeria Schimmenti, Maria D'Alessio, Anna Maria Schieda, Il computer: rappresentazioni e apprendimento nell'età scolare, Milano, Franco Angeli, 1996, p. 11. [back]