NOEMA Home SPECIALS › Guerriglia della comunicazione su Internet: il caso ®™ark
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Internet, territorio di mitici conflitti
La rete come dimensione di azione politica
Culture jamming e altre forme di sovversione della grammatica culturale
®™ark e il rischioso business dell'attivismo
Dall'identità reale all'identità virtuale e ritorno: il plagio di siti e il progetto "The Yesmen"
Bibliografia e sitografia

 

INTERNET, TERRITORIO DI MITICI CONFLITTI

 

Questo studio si occupa di alcuni casi recenti di guerriglia della comunicazione, una definizione originariamente coniata da Umberto Eco (1) e aggiornata in un recente manuale (2) pubblicato da un gruppo di attivisti tedeschi, che sintetizza diverse forme di attività politica caratterizzate da una particolare consapevolezza dei meccanismi sottostanti alla comunicazione e alla cultura di massa.
In particolare, é analizzato in dettaglio il caso di un gruppo di attivisti americani che agiscono sotto la sigla ®™ark, i quali hanno sviluppato tramite Internet un progetto di intermediazione fra attivisti e mass media per sostenere campagne anti corporation.
La premessa teorica da cui muove questo studio é la crescente importanza di Internet a livello culturale e politico. La rapida diffusione delle reti di comunicazione oltre i confini accademici e scientifici ha portato allo sviluppo, particolarmente frenetico durante gli anni novanta, di quella che é stata riconosciuta come una nuova forma di cultura, la cultura di rete.
Vi sono stati studiosi che hanno cercato di definire tratti distintivi universali delle forme culturali sorte su Internet. Pierre Lévy (3), ad esempio, definisce la cybercultura, o cultura del cyberspazio, un sistema culturale "aperto e non totalizzante", in antitesi con le forme culturali "chiuse e totalizzanti" prodotte dai mass media tradizionali, specialmente la televisione.
Uno degli aspetti più rilevanti della cultura di rete sarebbe appunto l'apertura, cioè la disposizione, prima di tutto di natura tecnologica, ad accogliere al suo interno una pluralità potenzialmente illimitata di contributi. Ogni nuovo terminale che si collega alla rete é portatore di contenuti e idee nuove, che vanno ad integrare o a ridefinire le già innumerevoli presenze che popolano il cyberspazio. L'apertura é quindi la premessa tecnologica alla impossibilità, secondo Levy, di realizzare su Internet un sistema culturale chiuso o "totalizzante".
Nonostante l'incoraggiante idealismo delle visioni di Levy e di altri teorici cyber-positivisti, si é ben presto fatto largo fra gli osservatori più critici della cultura di rete il sospetto che queste teorie non fossero altro che un aggiornamento delle tradizionali utopie sulla città ideale.
In realtà, da quando il World Wide Web é diventato un fenomeno di massa, é emerso in maniera urgente il fatto che Internet si stava definendo come il nuovo territorio di frontiera per la conquista economica e politica del futuro, e che quindi sarebbe certamente diventato un aspro terreno di battaglia.
Al contrario delle utopiche aspettative di chi vi aveva riconosciuto l'ecosistema ideale per la sopravvivenza della democrazia, la rete si é quindi trasformata nello spazio per la spartizione delle sfere di influenza e per la definizione delle regole che stabiliranno i futuri equilibri di potere.
A causa probabilmente dell'immaterialità del territorio conteso, lo scontro si è dall'inizio caricato di forti valenze ideologiche, richiamando nozioni che sembravano ormai svanite dal discorso politico. Se infatti da una parte si è cominciato a parlare di "socialismo di rete", per dare una riconoscibilità ideologica ad alcuni movimenti culturali e scientifici ispirati alla condivisione delle risorse e all'abolizione della proprietà, allo stesso tempo la corsa agli investimenti per la costruzione del grande mercato digitale ha dato vita a forme ultramoderne di economia, strettamente legate agli andamenti del mercato azionario e all'inscindibile coalizione fra speculazione e comunicazione.
E' perciò indubitabile che le nuove tecnologie di comunicazione abbiano una responsabilità fondamentale per l'insorgere di sviluppo di nuovi conflitti culturali e politico. In particolare, é da attribuirsi in larga parte alla rete il rapido sviluppo dello scontro politico fra corporation e attivisti anti globalizzazione. Un movimento così spontaneo ed eterogeneo come quello che si é incontrato a Seattle nel Novembre 1999 non sarebbe potuto esistere senza gli strumenti di comunicazione forniti da Internet.
La rete non ha funzionato soltanto come veicolo rapido ed economico di informazioni, ma ha fatto anche da contesto culturale per la più interessante forma di resistenza messa in atto da parte degli attivisti ai danni del sistema politico culturale delle corporation, cioè l'attività di contro-informazione, o piuttosto di contro-comunicazione.
Il sistema semiotico costruito dalle corporation attraverso le campagne di comunicazione é infatti entrato negli ultimi anni sempre più decisamente all'interno del discorso politico. I gruppi di attivisti che per primi hanno riconosciuto l'obsolescenza dei progetti politici tradizionali, e la necessità di agire ad un livello nuovo, hanno trovato sulla rete lo spazio ideale per mettere in atto le nuove tattiche comunicazione-guerriglia.
Nell'immaginaria galleria dei precursori della comunicazione-guerriglia si trovano esperienze molto diverse tra loro, come "l'Internazionale Situazionista, il movimento del '77 in Italia, la Kommune 1 della Repubblica Federale Tedesca, gli Yippies, i Billboard Bandits negli USA, gli psicogeografi in Francia, Italia e Inghilterra" (4).
Come per le esperienze precedenti, anche la sperimentazione sulle nuove forme di comunicazione e di azione su Internet è avvenuta in uno spazio di confine fra arte e politica. Non a caso, il progetto di ®™ark é stato per la prima volta riconosciuto nella sua importanza nel circuito internazionale della net.art.
A questo proposito, Eric Kluitenberg, docente e studioso dei nuovi media, commenta: "Le strategie, gli strumenti concettuali, le tattiche di intervento nella nuova ipersfera digitale suonano molto familiari. Traggono infatti ispirazione dall'eredità e dall'esperienza dei movimenti d'avanguardia. In effetti molti interventi che hanno avuto successo nel mettere alla prova le nuove condizioni di mediazione digitale sono stati interventi artistici. Tuttavia, qualcosa é cambiato radicalmente: l'oggetto con cui questi interventi di confrontano non é più il contesto estetico dell'arte contemporanea, né il sacro concetto dell'autore, né il genio artistico, o le convenzioni canonizzate della creazione artistica. Ciò che é messo in discussione é la superficie dello spettacolo dei media di rete, e la sua illusione di stabilità. La dialettica negativa dell'avanguardia digitale non mette più in discussione l'arte, ma la realtà digitale, necessariamente simbolica per natura, e la sua inerente instabilità" (5).
La comunicazione-guerriglia agisce quindi soprattutto a livello culturale, per sovvertire quella che nel testo di Afrika Gruppe viene definita la "grammatica culturale" che sostiene la definizione consolidata di realtà: "Con l'espressione grammatica culturale indichiamo il sistema di regole che struttura i rapporti e le interazioni sociali. Esso racchiude la totalità dei codici estetici e delle regole di comportamento che determinano il normale corso delle situazioni. La grammatica culturale ordina gli innumerevoli rituali che si ripetono ogni giorno a tutti I livelli di una società, e comprende anche le divisioni sociali dello spazio e del tempo, che determinano le forme di movimento e le possibilità di comunicazione" (6).
Mentre le forme di militanza e sabotaggio tradizionali tendevano principalmente all'interruzione dei canale di comunicazione, la comunicazione-guerriglia agisce sui contenuti della comunicazione, per sovvertire le strutture simboliche da essa veicolate. Questo studio è un tentativo di documentare le modalità in cui la guerriglia della comunicazione ha trasferito le sue tattiche di azione sui canali comunicativi dei nuovi media digitali.

 

Note

1) Umberto Eco, "Per una guerriglia semiologica", in Il costume di casa, Bompiani, Milano,1973.
2) Autonome a.f.r.i.k.a. gruppe, Luther Blisset, Sonja Brunzels, Comunicazione - guerriglia, Tattiche di agitazione gioiosa e resistenza ludica all'oppressione, DeriveApprodi, Roma, 2001.
3) Pierre Lévy, Cybercultura, Interzone Feltrinelli, Milano, 1997.
4) Autonome a.f.r.i.k.a. gruppe, Luther Blisset, Sonja Brunzels, op. cit; (p. 17)
5) Eric Kluitenberg, "The Negative dialectics of the net", Spectre mailing list, 23/01/2002
http://coredump.buug.de/cgi-bin/mailman/listinfo/spectre.
6) Autonome a.f.r.i.k.a. gruppe, Luther Blisset, Sonja Brunzels, op. cit; (p. 26)