| Creare un'immagine digitale | | | CREARE UN'IMMAGINE DIGITALE Problemi legati alla ripresa con videocamere digitali Cenni teorici Per essere in grado di utilizzare una videocamera digitale è necessario, se non indispensabile, essere a conoscenza dei principali aspetti del funzionamento della macchina stessa. Sarebbe impossibile infatti gestire i numerosi parametri che contribuiscono alla resa dell' immagine senza sapere a quali elementi della videocamera essi si riferiscono. E allo scopo di evidenziare la portata di tale rivoluzione tecnologica per il cinema, è necessario che l'analisi dei principi di funzionamento della videocamera si rifaccia continuamente a quella della cinepresa tradizionale. La differenza fondamentale tra l'immagine video e l'immagine filmica è costituita dal sistema di fissaggio e dal supporto dove l'immagine viene fissata. Nel caso della tradizionale macchina da presa, la luce catturata dalla lente viene impressa sulla pellicola. Quindi il passaggio della luce si ha da una superficie analogica (la lente) ad un'altra analogica (la pellicola). La videocamera invece agisce in modo del tutto diverso. La radiazione luminosa in questo caso passa dalla lente ad un supporto fotosensibile che non è la pellicola ma il CCD (charge-coupled-device). Il CCD è un microprocessore che quantizza la luce in unità discrete. La radiazione luminosa viene così scomposta in un numero di impulsi elettrici pari al numero dei PIXELS (picture elements - gli elementi fotosensibili) di cui è costituito il CCD. Più elevato il numero dei PIXELS che costituiscono il CCD, migliore sarà la qualità dell'immagine. L'insieme di impulsi elettrici generato dal CCD viene processato producendo un'immagine che è il risultato di una serie di linee di scansione orizzontali chiamata RASTER. La videocamera scansiona l'immagine dall'alto verso il basso e da destra verso sinistra. Grazie alla moderna tecnologia, completamente digitale, è quindi possibile ovviare al problema delle videocamere in uso fino all'inizio degli anni novanta le quali consentivano l'utilizzo esclusivo di sistemi di supporto analogici. In altre parole gli impulsi elettrici provenienti dal CCD subivano un secondo processo che rendeva l'informazione in esso contenuta di nuovo analogica e pertanto in grado di essere registrata su nastro. Questo secondo passaggio in analogico comportava una perdita di qualità dell'immagine oggi evitabile. | Top Le riprese in digitale: considerazioni generali In questo paragrafo si intende parlare degli aspetti pratici della ripresa con videocamere digitali e di come questa si discosti dal lavoro di un tradizionale cineoperatore. Prima ancora di addentrarsi in valutazioni sui minimi aspetti tecnici è opportuno considerare quella che è la conseguenza più evidente della rivoluzione digitale e cioè l'economia della ripresa (non soltanto intesa in senso monetario ma anche di tempo e di personale). Se per girare un film in pellicola era necessaria una troupe di svariati assistenti tra microfonisti, operatori vari, tecnici delle luci, ora è perfino possibile per il regista provvedere da solo alla realizzazione delle riprese. Un altro enorme vantaggio portato dalle ultime telecamere è conseguenza della loro straordinaria maneggevolezza. Grazie a questa qualità infatti la ripresa in interni diviene estremamente più semplice e riprese prima impossibili da eseguire risultano ora perfino agevoli. Figura 1. | Top Un limite dell'immagine digitale: il trattamento dei contrasti. Dal punto di vista della qualità dell'immagine il limite principale della telecamera è la difficoltà nel trattare le zone della scena che presentano una grande differenza di illuminazione. In particolare saranno i contorni dell'elemento della scena da cui proviene la luce maggiormente intensa ad apparire poco netti. Questi difetti strutturali spingono molti registi a far ricorso ancora oggi alla tradizionale macchina da presa. Tra i vantaggi offerti dalle moderne videocamere vi è l'introduzione del monitor a cristalli liquidi che sostituisce il mirino(vedi fig.1). In questo modo l'operatore può allontanare la videocamera dall'occhio ed effettuare riprese più complesse con maggiore facilità. La presenza dell'uscita video rende inoltre possibile il collegamento della videocamera ad un monitor esterno. È possibile quindi per il regista delegare la ripresa ad un operatore ed assistere comunque in tempo reale a quello che sarà il risultato finale. | Top Messa a fuoco ed esposizione | Oltre alla tradizionale messa a fuoco manuale, le videocamere digitali dispongono di un dispositivo di autofocus. L'autofocus calcola la distanza tra il CCD e il soggetto da riprendere concentrandosi sulla zona centrale dell'inquadratura. Sarà quindi impossibile servirsi dell'autofocus qualora si decida di mettere a fuoco soggetti presenti ai bordi dell'inquadratura. L'importanza di trovare un'esposizione corretta non varia tra ripresa digitale e ripresa cinematografica. Ciò che cambia è la natura del materiale fotosensibile, la pellicola nel secondo caso, il CCD nel primo. I parametri che regolano l'entrata della luce sono tre: apertura dell'obbiettivo, tempo di esposizione (velocità dello shutter), sensibilità del CCD.  Figura 2. Durante la messa a punto dell'esposizione è necessario tenere conto, oltre alla luminosità della scena, della presenza o meno di filtri. L'unico modo per verificare che l'esposizione scelta sia adatta alle esigenze preposte è rifarsi all'immagine riportata nel monitor (o nel mirino). Non è possibile infatti servirsi dell'esposimetro. Sarebbe casomai necessario un analizzatore della forma delle lunghezze d'onda che però è molto difficile avere nella maggior parte dei casi. Vista la ridotta capacità di gestione dei contrasti, molte videocamere montano un dispositivo (l'indicatore zebra) che indica con un pattern di strisce che compaiono sul monitor, le zone dell'inquadratura a rischio di sovraesposizione. E' possibile (e questo è un vantaggio rispetto alla pellicola) modificare la sensibilità del CCD qualora una particolare situazione lo renda necessario. Si usa in questi casi il comando "gain" che aumenta la sensibilità (che si misura in decibels dB). Con un aumento di 6 dB si raddoppia la sensibilità. Nella maggior parte delle videocamere è possibile avere un aumento di 18 dB mentre in alcuni casi si può arrivare fino a 24 dB. Analogamente alla messa a fuoco automatica esiste una funzione di esposizione automatica, inserita la quale, la macchina fa riferimento all'illuminazione della parte centrale dell'inquadratura per decidere automaticamente la regolazione di diaframma e shutter.  Figura 3. In molte videocamere oltre alle funzioni di esposizione completamente manuale e completamente automatica sono presenti dei programmi che si presentano come delle vie di mezzo. Si tratta della opzioni: spotlight: consente di registrare una scena in cui è presente un'illuminazione molto intensa; esposizione a priorità di apertura di diaframma (la videocamera seleziona l'adeguato tempo di esposizione una volta che l'operatore abbia regolato l'apertura del diaframma); esposizione a priorità di shutter (è l'opzione esattamente simmetrica a quella precedente). Queste funzioni di esposizione automatica possono risultare molto utili qualora si renda necessario ottenere ad esempio una determinata profondità di campo o avere alcune delle parti della inquadratura a fuoco e altre fuori fuoco, oppure ancora si ritenga vantaggiosa l'effetto creato da una determinata regolazione della velocità dello shutter. | Top Meccanismi di stabilizzazione dell'immagine e zoom | Tra le numerose funzioni della videocamere digitali ve ne sono alcune che non presentano analogie con nessun aspetto della ripresa cinematografica tradizionale pur non potendo essere definiti veri e propri effetti speciali. E sono i meccanismi di stabilizzazione e lo zoom.  Figura4. I primi consentono di risolvere il problema delle vibrazioni durante le riprese con macchina a mano. Questi meccanismi possono essere di tipo ottico oppure di tipo digitale. "Gli stabilizzatori di tipo digitale operano un riposizionamento dell'immagine confrontando il suo contenuto con quello dell'immagine precedente e cercando un vettore uniforme di spostamento che indica la differenza dovuta alla vibrazione o al movimento della camera in un'ampia zona del fotogramma" (Dinoi). L'utilizzo degli stabilizzatori digitali comporta una perdita di qualità dell'immagine dovuta al fatto che in questa modalità di ripresa la macchina utilizza solo l'85% della capacità del CCD. Molto spesso sono solo gli stabilizzatori di tipo ottico a dimostrarsi realmente efficaci. Infatti "in questo caso la camera è dotata di un prisma ad angolazione variabile servo-controllato da un fluido a cui sono collegati dei sensori. Il ruolo dei sensori è quello di percepire il movimento della macchina e comunicarlo al prisma che in questo modo può correggere la direzione dei raggi luminosi; tale correzione provoca un effetto di assorbimento delle vibrazioni a cui la telecamera è sottoposta" (Dinoi). L'utilizzo della stabilizzazione ottica non comporta nessuna perdita di qualità. | Top |