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1 - Intervista a Gillo Pontecorvo
2 - Intervista a Giacomo Manzoli
3 - Intervista ad Antonio Costa

 

Il lavoro si conclude con delle interviste fatte ad alcuni docenti del D.A.M.S., Antonio Costa e Giacomo Manzoli, e contiene anche di un'intervista a Gillo Pontecorvo trovata sul web (27).

 

Intervista a Gillo Pontecorvo

 

Domanda: Qual è la sua personale sensazione rispetto al cinema digitale?

Risposta: Conosco ancora poco il cinema digitale, ma direi che, come autori cinematografici, non possiamo che essere soddisfatti dell'esistenza di qualche cosa che ci mette di fronte al nostro lavoro offrendoci una libertà simile a quella che possiede uno scrittore di fronte ad una pagina bianca, o un compositore di fronte allo spartito. In che senso? Noi si scrive, in una sceneggiatura, una scena: "la bambina corre in mezzo alla spiaggia, ci sono delle dune con dei gigli, poi il cielo diventa scuro, corre ancora, comincia a piovere..." Tutto questo è facile da scrivere nel copione; terminato di scrivere il copione, però, cominciano i problemi: bisogna trovare quei posti immaginati dallo sceneggiatore e dal regista, o, quantomeno, cercare qualcosa che sia un'approssimazione convincente dell'idea. Non sempre ci si riesce e non sempre si arriva ad una certa approssimazione. Oggi, attraverso l'immagine sintetica, il regista si trova nella stessa condizione dello scrittore: può dare dei comandi al computer ed ottenere ciò che ha chiesto.

Sarebbe, quindi, soltanto entusiasmante? No. Infatti, tre anni fa, a Venezia, abbiamo tenuto un convegno che si intitolava "Nuove tecnologie pro e contro". Perché pro e contro? Perché si tratta di una delle possibilità offerte dalla digitalizzazione; non c'è tempo, certo, per enumerarle tutte, ma le nuove tecnologie offrono anche delle possibilità fortissime - io dico purtroppo - di effetti speciali, superspeciali, sensazionali, di quelli che ti lasciano a bocca aperta. Questo è il pericolo. Perché queste nuove tecnologie non arrivano in un ambiente neutro o in un ambiente asettico, bensì in un ambiente che è dominato da certe lobby finanziarie, dalle Major Company americane, le quali, evidentemente - già lo stanno facendo - spingeranno il cinema tutto in questa direzione: quella del lasciare a bocca aperta lo spettatore raccontando, con effetti sempre più speciali, il nulla mentale.

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Intervista a Giacomo Manzoli

 

Domanda: Se e come cambierà il modo di interpretazione dell'attore con l'introduzione delle nuove tecnologie?

Risposta: Mi pare che non intervenga in nessun modo.
Cambierà, casomai, l'attore. Ma la cosa è talmente di vasta portata che investe il concetto stesso di umanità...

Domanda: I teatri di posa (es. di Cinecitttà) come possono essere messi in qualche modo in relazione con le ricostruzioni di ambienti digitali?

Risposta: Il suo approccio è vecchio. Il teatro di posa riguarda già molto poco il cinema in pellicola, figuriamoci il digitale. Il teatro di posa è lo spazio aperto, il trasparente.

Domanda: L'uso delle nuove tecnologie interviene direttamente nel processo creativo-artistico?

Risposta: E' ovvio. Il punto centrale è proprio questo: il reale smette di resistere, la fantasia va al potere. Perché Lord of Rings si può girare solo ora? la risposta è nel digitale. Ma il fatto è che una cosa non sostituisce mai completamente l'altra. Le cose si integrano e si confondono.

Domanda: Cosa viene sottratto all'oggetto-pellicola a livello espressivo di impronta (aura) con l'introduzione del digitale?

Risposta: Come ho già detto, il legame genetico col referente. La pellicola è un oggetto fisico e costa, e usa la luce per riprendere le cose reali. Il digitale è fatto di numeri, un codice che dà consistenza alle immagini della fantasia o della memoria che comunque sono gli archetipi delle immagini cinematografiche (ovviamente parliamo di fiction).

Domanda: Qual è la sua personale sensazione rispetto al cinema digitale?

Risposta: Ogni volta che si inventa qualcosa di nuovo ci sono gli apocalittici e gli entusiasti. E se stessimo a vedere cosa succede, prima di prendere posizioni preconcette? Certo, in genere nelle fasi di passaggio, l'attenzione per la novità tecnologica e il bisogno di sperimentare va a scapito di altri aspetti del film (sceneggiatura, dialoghi, intensità della messa in scena), ma poi dopo un po' le cose ritornano in equilibrio. Comunque sia, più in generale, credo che interrogarsi in questi termini sia un po' come chiedersi che sensazioni si hanno rispetto al fatto che il sole sorge la mattina o che il tempo scorre inesorabilmente per tutti.

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Intervista ad Antonio Costa

 

Domanda: Qual è la sua personale sensazione rispetto al cinema digitale?

Risposta: Innanzitutto bisogna differenziare l'introduzione del digitale nei suoi vari aspetti. Da un lato viene utilizzato come supporto al cinema classico Il Signore degli Anelli, dall'altro viene impiegato come vera a propria produzione di film a basso costo, come L'amore probabilmente di Giuseppe Bertolucci.

Domanda: Secondo lei siamo ancora ad uno stadio primitivo di linguaggio artistico digitale?

Risposta: Per quanto riguarda ,a livello linguistico ,bisogna attendere che il digitale trovi una propria specialità e un proprio supporto di concetti e saggi. Siamo quindi ancora ad un livello primitivo ,e come è successo per altre discipline, ci sono schiere di intellettuali conservatori che hanno una visione già nostalgica del cinema classico. Per quanto riguarda la produzione "Tron" (1982, di Steven Lisberger) rappresenta il primo vero utilizzo di tecnologia digitale nel cinema. L'effetto che produce è paragonabile a quello che ha suscitato Piero della Francesca con gli studi sulla prospettiva, ma restano casi, 2001 Odissea nello spazio, 1998, Stanley Kubrik è tra questi, in cui solamente utilizzando l'analogico e piccoli trucchi di regia ,sono riuscite soluzioni figurative molto coinvolgenti ed evocative.

Domanda: Cosa viene sottratto all'oggetto sul rapporto con il digitale rispetto alla pellicola? La questione dell'impronta e la presenza auratica.

Risposta: Per quanto riguarda il livello auratico non si può non sottolineare come le perdite siano palesi .Anche in questo caso Il Signore degli Anelli ci viene in soccorso, infatti molte scene mancano di veridicità e non ci appaiono che simulacri.
Attualmente il digitale è già presente da anni nel cinema analogico. Il montaggio viene esclusivamente fatto con l'ausilio di tecnologie digitali che permette a livello tecnico molte facilitazioni e un grande risparmio di tempo. Per quanto riguarda il cinema digitale ci sono anche qui molti vantaggi:innanzitutto per quanto concerne l'aspetto economico, infatti i costi sono molto inferiori rispetto al cinema analogico. Ma l'aspetto più interessante è la possibilità che il digitale dà alle sperimentazioni. Pensiamo al cinema di J.L. Godard, il digitale offre la possibilità di cimentarsi in lavori piccoli che altrimenti sarebbero inaccessibili ai più e richiederebbero un maggior numero di ore lavorative. Quello che ci permette di fare il digitale è ciò che i grandi maestri, da Ejsenstejn a Fellini, hanno sempre ricercato: il controllo totale dell'immagine nella sua interezza.

Domanda: Come interviene sul processo creativo-artistico l'uso della nuova tecnologia digitale?

Risposta: Col passare degli anni la distanza tra cinema e animazione è sempre minore. Se pensiamo alle difficoltà a cui andava incontro Antonioni per trovare i colori che meglio si adottavano alla messa in scena capiamo quanto sia utile il digitale; infatti Antonioni per Deserto Rosso, 1964, colorò parti di pellicola e intervenne direttamente su le parti profilmiche, oggi potrebbe fare tutto direttamente in fase realizzativi.

Domanda: Come si comporta attualmente la censura rispetto al cinema digitale?

Risposta: Nota dolente è il fatto che la censura non accetti il formato digitale quindi sul mercato le opere digitali non hanno ancora accesso. Singolare come anche G. Méliès abbia dovuto, per passare il visto della censura, trasferire il film in forma scritta, perché la censura non accettava la pellicola come oggi appunto non accetta il formato digitale.

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NOTE

27) Rif. intervista del 08/11/1996 Milano www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/p/pontecor.htm