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LA NUOVA COMUNICAZIONE

Breve quadro dell'era digitale - campi d'applicazione e rapporto con la comunicazione globale - Internet, globalizzazione e New Economy.

 

Cerchiamo innanzi tutto di capire in che senso si possa parlare di "nuova comunicazione" e il contesto in cui la nuova forma prende piede.

Per comunicazione si intende il passaggio di un'informazione da un essere vivente all'altro; ci dovremmo accorgere immediatamente che questa definizione non è più adatta a spiegare ciò che avviene nel mondo di oggi dove il numero di individui coinvolti in questo processo si è notevolmente ampliato e il punto di origine della comunicazione è un mezzo tecnologico.

A partire dalla diffusione del giornale (che avvenne all'incirca all'inizio del XVII sec.) e con il proseguire dello sviluppo tecnologico dei secoli successivi (radio, televisione, cinema, computer e derivati ), il termine "comunicazione" ha lasciato il posto a quello di "comunicazioni di massa" (in inglese mass media). Non si tratta più di un "rito a due" ma della diffusione massiccia di messaggi trasmessi da mezzi tecnici quali giornali, radio, televisione, cinema etc, presso masse di individui viventi in spazi vastissimi, solitamente lontani da quello in cui è localizzato l'emittente del messaggio stesso. Ambito di studio delle comunicazioni di massa è ogni situazione comunicativa nella quale non esiste alcuna possibilità da parte dei riceventi, di rispondere, di "retro comunicare" al messaggio inviato dall'emittente.

In realtà è necessario fare ancora un piccolo salto per arrivare capire a ciò che significa comunicare nel XXI sec.

Ogni giorno riceviamo informazioni, notizie, immagini, le stesse che ricevono contemporaneamente gli altri europei, gli australiani, i giapponesi, gli americani. Componendo un numero più o meno lungo, possiamo comunicare con qualcuno che vive dall'altro capo del mondo e abbattere le frontiere spazio - tempo. Oggi la diffusione delle informazioni avviene soprattutto attraverso i satelliti: essi permettono di collegare diversi territori e diversi continenti; elemento centrale di questo processo di "dilatazione" oltre i limiti spazio- tempo della comunicazione, sono state le "reti", composte da cavi e microonde. Con l'avvento di Internet abbiamo imparato che il mondo è cambiato, che è diventato più piccolo: fino a qualche anno fa, quando si scriveva o si inviava una lettera occorreva attendere alcuni giorni prima che il destinatario la potesse ricevere, oggi, grazie ad un universo animato da connessioni a computer remoti, è possibile scrivere un messaggio, inviarlo, e nel giro di pochi secondi, ricevere la risposta da parte del destinatario. Si tratta di uno spazio interattivo dal quale non è neppure esclusa una risposta o partecipazione da parte del "visitatore"; siamo cioè davanti ad luogo virtuale che è possibile girare in "lungo e in largo"; occasione di ritrovo e scambio di opinioni; mondo in cui è immediatamente accessibile ogni tipo di informazione. Il mondo con Internet è veramente cambiato, o, perlomeno, l'intenzione è di modificare i vari aspetti concreti della nostra vita smaterializzandoli in reti e collegamenti. Già è possibile rifiutare gli "oggetti" che ci circondano per accedere a quelli puramente telematici: musica on-line, elenco telefonico on-line, pagine gialle on-line, cataloghi on-line, supermercato on-line, stanze di discussione on-line, biblioteche on-line, documenti on-line, giornali on-line, televisioni on-line, immagini on-line, dizionari on-line, traduttori on-line, prenotazioni on-line, musei on-line e molti altri aspetti della realtà, più facilmente raggiungibili attraverso la realtà simulata che non quella fisica. Non è finita qui, i nuovi progetti di legge sembrano aver riconosciuto i meriti di una comunicazione e di un recupero informazioni quasi istantaneo e vogliono adoperarlo, ad esempio, disciplinandone l'uso nei possibili campi di applicazione che progressivamente vengono identificati. In Italia, nel campo Amministrativo, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva, su proposta del ministro per la Funzione pubblica Franco Bassanini, un documento che contiene disposizioni di legge e regolamenti che riguardano la documentazione amministrativa tradizionale, e quella informatica. L'obiettivo è quello di regolare efficacemente la fase attuale in cui sono ancora presenti gli strumenti tradizionali (certificati, autocertificazioni, autentiche), la fase di transizione dai documenti cartacei a quelli informatici, e la futura fase elettronica, che si avvarrà di strumenti informatici e telematici (documento informatico, firma digitale, carta d'identità elettronica, trasmissione dati per via telematica ecc.).

Ovviamente una modifica così sostanziale nella circolazione del sapere non poteva non avere implicazione per quelle istituzioni che da tempo sono a capo di questo processo: le Scuole. Pierre Lévy, docente dell'Università di Paris-8 fa un'analisi del nuovo apprendimento, "aperto e a distanza".

Le Università, e sempre più di frequente le scuole elementari e medie, offrono agli studenti la possibilità di navigare nelle conoscenze accessibili grazie ad Internet. Programmi educativi possono essere seguiti a distanza attraverso il Word Wide Web (WWW). I supporti ipermediali (CD-ROM, basi di dati multimedia, interattivi, on-line) consentono accessi rapidi e stimolanti a vasti nuclei d'informazione.

Gli specialisti del settore riconoscono che la distinzione tra insegnamento "presenziale" e insegnamento "a distanza" sarà sempre meno consistente, poiché l'uso delle reti e dei supporti multimediali interattivi si integrerà progressivamente con le forme più classiche di insegnamento. Si cerca non tanto di trasferire corsi classici in supporti ipermediali interattivi o di "abolire la distanza", quanto di offrire nuovi paradigmi per l'acquisizione delle conoscenze e la formazione del sapere. La direzione verso cui si tende è quella dell'apprendimento cooperativo assistito dal computer. In questi "campus virtuali", docenti apprendono insieme agli studenti e aggiornano le loro competenze disciplinari e pedagogiche, facilmente accessibili attraverso il Web. Gli studenti possono partecipare alle conferenze elettroniche deterritorializzate, nelle quali intervengono i migliori ricercatori della loro disciplina. Dunque, la principale funzione dell'insegnante non può più essere una diffusione delle conoscenze, obiettivo assicurato in maniera più efficace da altri mezzi, ma di un provocatore ad apprendere e a pensare. L'insegnante si trasforma in una sorta di stimolatore dell'intelligenza collettiva dei gruppi di sua competenza. Uno spazio più simile all'insegnamento tradizionale viene lasciato a chi si preoccupa di insegnare le nuove tecnologie. Peppino Ortoleva specifica questo spazio: "si tratta di tecnologie che si presentano come gli user friendly, come tecnologie facili da usare; in questo caso l'insegnamento viene delegato, come si suole dire, all'interfaccia. Alloranon bisogna insegnare tanto l'interfaccia di NetscapeQuello che bisogna insegnare è, prima di tutto, la capacità di andar dietro all'interfaccia di Natscape per capire il suo funzionamento e la sua logica, perché altrimenti saremmo tutti utenti vittime di queste tecnologie. In secondo luogo è necessario insegnare la dinamica stessa di queste tecnologie, in modo che ci si possa preparare al cambiamento" (1).

La comunicazione elettronica porta con sé evidenti cambiamenti: soggetti e oggetti cedono il posto a nodi e reti; strutture e funzioni vengono sostituiti da processi. La conoscenza è organizzata in modo diverso dalle tecnologie tipografiche: l'ipertesto sostituisce il libro; un numero limitato di dati cede il posto ad un campo di informazioni aperto in cui ogni nota o rimando apre nuovi sottotesti. Il libro è fisso mentre l'ipertesto è associativo, potenzialmente illimitato, è un punto di partenza da cui gli utenti possono avviare un processo di connessioni fra materiali correlati.

L'ipertesto mette ovviamente in crisi l'idea che esista un autore, proprietario dei propri pensieri e delle proprie parole e conduce a quella che R.Barthes chiama la "morte dell'autore" (2). Per Peppino Ortoleva, al contrario, abbiamo con l'ipertesto una triplicazione dell'autore: uno è l'autore dell'ipertesto propriamente detto, colui che seleziona le informazioni e i link, l'altro è il lettore; il secondo è il lettore che seleziona le modalità di "esecuzione" del testo di base; il terzo autore è colui che ha costruito il software ipertestuale e che permette tutto questo.

Quello che se ne deduce è che le nuove tecnologie della comunicazione stanno modificando l'accesso all'informazione. Il costo della comunicazione diminuisce. La telefonia mobile e satellitare, rende la telecomunicazione accessibile non solo alla popolazione urbana, ma anche a quella che vive in zone lontane dalla città. Internet permette l'accesso ad infinite risorse di informazione da ogni Paese del Pianeta. Questa situazione è indicata comunemente come "globalizzazione dei media e delle comunicazioni". Il filosofo francese Armand Mattelart ci dà una definizione del termine globalizzazione:

"credo si possa affrontare il problema da due lati. Innanzi tutto, credo che per globalizzazione si possa intendere " l'accerchiamento" finanziario del globo da parte delle grandi reti finanziarie, attraverso le quali gli stati-nazione sono portati ad interagire fra di loro. In secondo luogo, direi, che la globalizzazione è anche un'ideologia, ossia il rimodellamento - gli americani parlano di World shaping - del mondo a partire dalla "idea globale" (3).

Il fenomeno della globalizzazione, che sta al centro del discorso economico e politico del nostro tempo, è indissociabile dalla diffusione delle tecnologie informatiche, e dalla diffusione della rete. Anzi si potrebbe proprio affermare che la globalizzazione è essenzialmente conseguenza del fatto che la produzione delle merci (siano esse informative o materiali ) è sempre meno legata ad un territorio e dipende sempre più dalla integrazione telematica di lavoratori lontani fisicamente tra loro.

Cambia dunque anche l'antica accezione di "mercato". La parola, apparsa nella lingua inglese intorno al dodicesimo secolo, si riferiva ad uno spazio fisico in cui venditori e compratori trattavano merci e bestiame. Già alla fine del diciottesimo secolo, il termine aveva perso ogni legame con qualsiasi riferimento geografico ed era usato per descrivere astrattamente il processo di compravendita dei beni. Nella nuova era, i mercati stanno cedendo il passo alle reti, e la proprietà è progressivamente sostituta dall'accesso. Questo non significa che, nell'era dell'accesso, la proprietà privata sia destinata a scomparire, al contrario, continuerà ad esistere, ma è molto improbabile che continui ad essere scambiata su mercato. Nella New Economy, il fornitore mantiene la proprietà di un bene, che noleggia o affitta o è disposto a cedere in uso temporaneo, previo pagamento di una tariffa, un abbonamento o una tassa d'iscrizione. Lo scambio di proprietà tra venditore e compratore - l'aspetto più importante del moderno sistema di mercato - cede il passo ad un accesso temporaneo che viene negoziato fra client e server, operanti in una relazione di rete. In una siffatta economia il capitale più scambiato e più ambito è quello intellettuale: idee, concetti, immagini ed esperienze. Tale capitale rimane in possesso del fornitore che lo noleggia o ne autorizza un uso limitato da parte di terzi. Nell'era dei "mercati" c'erano venditori e compratori e chi accumulava capitale fisico esercitava un controllo crescente sullo scambio di beni; nell'era dell'accesso ci sono fornitori (solitamente aziende che si uniscono) ed utenti, e i fornitori che accumulano capitale intellettuale esercitano un controllo sulle condizioni e sui termini che vincolano l'accesso alle conoscenze. Si è diretti verso un sistema ipercapitalistico, dove non c'è più la mercificazione del lavoro ma la commercializzazione di risorse culturali, trasformate in "intrattenimento individuale a pagamento" (4). L'uomo non è più dunque fornitore o produttore di beni e servizi primari; le macchine intelligenti sostituiscono progressivamente i lavoratori nell'agricoltura, nell'industria etc., e si prospetta che entro la metà del secolo XXI la sfera economica sarà caratterizzata da una "ubiquità tecnologica" e da una piccola forza lavoro in grado di offrire beni e servizi ad una popolazione in costante crescita. In definitiva, all'uomo resta il "telelavoro" o meglio "l'e-work" che riduce sempre di più il divario fra tempo di lavoro e tempo di vita, e l'esperienza dell'uomo verrà acquistata attraverso l'accesso a reti controllate da un numero limitato di multinazionali dei media. Se la stampa negli ultimi cinque secoli ha modificato la coscienza umana probabilmente il computer nei prossimi due secoli avrà un effetto analogo. Oggi le nuove forme di commercio si sviluppano nel cyber spazio, un medium elettronico che non ha più nulla a che fare con mercati geograficamente localizzati. Il ricollocamento degli scambi fondamentali in questo nuovo spazio e la transizione verso un'economia globale fondata sulle reti sono resi possibili dalle numerose reti elettroniche globali, la più importante delle quali è Internet. Essa è stata creata dal Pentagono alla fine degli anni Sessanta, per risparmiare i costi legati alla fornitura di super computer alle università e alle imprese che si muovevano per l'interesse nazionale. L'idea era di offrire a persone separate nello spazio il medesimo computer. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD) si preoccupò di mettere a punto un mezzo di comunicazione decentralizzato attraverso cui indirizzare simultaneamente messaggi ad una moltitudine di destinatari e di operare anche nel caso una parte di esso non fosse stata in grado di funzionare. La soluzione fu ARPANET. Il primo host venne messo in linea nel 1969; nel 1988 ne erano connessi più di 60.000. Sulla scia di ARPANET nacquero molte altre reti. La national Science Foundation ha creato NSFnet che in breve tempo si è trasformato in quello che attualmente chiamiamo Internet.

Ovunque nel mondo, imprese grandi e piccole cercano di entrare a far parte di reti commerciali in espansione.

Siamo sicuri che questa sia una situazione effettivamente globale?

 

NOTE

1) dalla conferenza “società moderna e tecnologia” tenuta da Peppino Ortoleva a Firenze, 21 ottobre 1997.
2) da R. Barthes in J.Rifkin L’Era dell’accesso.
3) dal servizio del 29/04/99, “Globalizzazione, potenzialità e rischi” di Bifo.
4 da J.Rifkin L’Era dell’accesso.