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PROGETTO "TELESALUTE IN AFRICA"
Promotore dell'iniziativa di Telesalute fu il laboratorio del Politecnico di Milano, che da anni è promotore di iniziative internazionali per lo sviluppo e implementazione di sistemi tecnologici innovativi. La presenza del Prof. A. Rovetta, presidente del Comitato Tecnologie Avanzate dell'UATI-UNESCO, ha permesso di portare all'interno di questo organismo internazionale il progetto che assunse così un nuovo aspetto, e cominciò a riscuotere consensi. In realtà fu ideato come progetto generico perché il laboratorio non aveva le competenze necessarie per curare gli aspetti politici che il progetto comportava. Fu approvato all'unanimità dall'UATI, nell'Assemblea Generale del marzo 1995 a Parigi, e il presidente Mr. Saillard, individuò nell'Africa l'ambiente prioritario di sviluppo. Così il progetto, fin da subito, riuscì ad ottenere uno sponsor internazionale prevalente, che si sarebbe attivato in breve per la totale riuscita dell'iniziativa. Ben presto fu approvato anche dall'ITU, organo delle Nazioni Unite, che diventò parte integrante del gruppo promotore/realizzatore. Per lo sviluppo tecnologico utilizzarono le competenze presenti sul territorio, e le possibilità offerte dagli Enti Internazionali, ma il progetto, inizialmente, si presentava costoso sia per quanto riguardava la struttura, sia per il mantenimento della stessa. Furono ricercate allora collaborazioni con imprese, prime fra tutte le società di telecomunicazioni (fin dall'inizio l'idea era di utilizzare reti a fibre ottiche e reti di calcolatori). Le nuove possibilità tecnologiche suggerirono di utilizzare i sistemi di comunicazione satellitare; si individuò quindi in Inmarsat il partner ideale per sviluppare questo aspetto del progetto. L'Italia fu il paese promotore ma ben presto si unì anche la Francia, in particolare con l'équipe medico-scientifica dell'Istituto di Telemedicina di Toulouse. Quindi si identificò nella conferenza di sviluppo delle Telecomunicazioni in Africa (6-11 Maggio 1996) ad Abidjan, Costa d'Avorio, l'occasione per il lancio dell'iniziativa. I collegamenti sarebbero avvenuti tra una postazione da campo situata nei luoghi della conferenza in Africa e, per l'Europa, il politecnico di Milano, Centro di Belfast e l'Istituto europeo di Telemedicina di Toulouse. La fase di preparazione tecnica si realizzò attraverso numerosi collegamenti e trasmissione/ricezione reciproca di immagini, tra Milano e Toulouse. Contemporaneamente alle prove, fu possibile usare i macchinari per insegnare il meccanismo di funzionamento dei telecollegamenti a studenti di medicina, ingegneria meccanica ed elettronica, ricercati e selezionati dalla Caritas Internazionale. Il progetto raggiunse il risultato atteso il 6 Maggio 1996 quando si dimostrò che i collegamenti con trasmissione di immagini e teleconsulto contemporaneo o differito, erano realmente possibili. Nei giorni dal 6 al 9 Maggio, furono realizzati in contemporanea diversi collegamenti tra Milano, Toulouse e Belfast. Esattamente, le modalità del collegamento furono queste: Inmarsat fornì la connessione satellitare, Telecom e Telecom Italia fornirono le connessioni di terra, Geolink fornì la stazione terrestre. Tra il Politecnico di Milano e Abidjan avvennero due collegamenti, durante i quali medici italiani e africani si scambiarono commenti di immagini mediche a distanza; furono trasmesse immagini di Dermatologia, Pronto Soccorso e Cardiologia. Il collegamento principale avvenne il 14 Maggio 1996 (via satellite), tra Middrand (Sudafrica, nel corso della conferenza ministeriale del G7 "Informazione, Società e Sviluppo") e Milano, e durò dalle 15.30 alle 18.10; durante il collegamento furono ricetrasmesse immagini di Cardiologia, Dermatologia, diapositive di Pronto Soccorso, e furono inviate la Rettocolonscopia e l'Eco Doppler. Il progetto, che ha comportato il coinvolgimento di numerosi Paesi Africani, ha perseguitato obiettivi che si possono riassumere nei seguenti punti: - cooperazione nel campo dell'applicazione delle nuove tecnologie, nelle analisi diagnostiche e nell'analisi dell'immagine per la salute; - connessioni tra grandi ospedali e piccoli ambulatori a grande distanza per analisi mediche con collegamenti a basso costo; - possibilità di rendere autonomi nella gestione i singoli centri e paesi; - formazione in loco del personale, tenendo conto dell'attitudine all'utilizzo di mezzi di comunicazione e dei diversi punti di vista dei potenziali utenti (malato, medico, tecnico); - programmazione di un piano di manutenzione delle apparecchiature, da parte delle competenze locali. Nei Paesi Africani la struttura sanitaria è varia, ma presenta caratteristiche comuni. Alcuni ospedali ora statali, sono nati come privati o gestiti da missionari; in queste strutture si è in generale provveduto a formare il personale, e a dare un'organizzazione complessiva all'ospedale. Inoltre, accanto a strutture ospedaliere sono presenti numerose organizzazioni umanitarie (ONG), tra le quali "Medici senza frontiere", che lavorano su piccole aree e che potrebbero essere collegate tra loro. Esistono sul territorio africano due tipi di realtà ospedaliere vere e proprie: - sono presenti alcuni ospedali di interessanti dimensioni e con disponibilità di diverse tecnologie; - sono presenti nel territorio diversi ospedali di piccole dimensioni (non più di cento posti letto) e numerosi ambulatori. Si è pensato di estendere il progetto fino ai piccoli ospedali che, trovandosi ad essere a contatto con importanti ospedali europei, farebbero da riferimento per tutti gli ambulatori vicini. Pensare di collegare tutti gli ambulatori è praticamente impossibile, visti anche i gravi problemi di sicurezza e ordine pubblico presenti in tutti questi territori. Una forte interazione tra gli ospedali collegati e i diversi ambulatori consentirebbe in un primo momento di venire incontro a tutte le richieste presenti nel territorio, e in un secondo momento di realizzare una diffusione delle conoscenze mediche, obiettivo centrale del progetto. Perché tutto questo sia effettivamente realizzabile occorre una banca dati accessibile a molti livelli, plurilingue, costruita per una gestione da parte del paziente remoto e del medico preparato, sia con Internet che con ponti radio. Ci vuole una rete satellitare gratuita (per questo sembra che esistano le reti delle Nazioni Unite, che sono sottoutilizzate), bisogna costruire microcentri di telesalute e kit di utilizzo facili da imparare e aggiornare, con diversi livelli, in molte lingue oppure con un grande uso di icone. Bisogna definire subito i costi di manutenzione (i più pesanti da sostenere), calcolarli nei bilanci di previsione e nei costi per l'assistenza. Se non si curano e riparano, le macchine diventano strumenti pericolosi che agiscono contro chi li usa, e resta solo l'alternativa di non usarli più, di spegnerli. I costi per sviluppare le telecomunicazioni e le macchine per la telesalute e le prime spese per costruire ponti radio, mettere cavi, antenne, e comprare i calcolatori, sono notevoli. Per la realizzazione di Telesalute si sono impiegati due anni di lavoro conclusosi con la risoluzione dei Ministri Africani delle Comunicazioni, scettici all'inizio del progetto, di impiegare la telemedicina. Si è costatato che gli studenti di Medicina e di Ingegneria di Abidjan, hanno imparato in meno di un'ora ad azionare i sistemi di telemedicina e hanno gestito benissimo tutti i collegamenti. L'ambiente esterno, fatto di spaventosa miseria alimentava lo spirito utopico, ma talora realistico, di chi ritiene che povertà e ricchezza siano legate anche alle prospettive di sviluppo. Il progetto di "Telesalute in Africa" potrebbe continuare ad essere realizzato nei Paesi in via di sviluppo, utilizzando le competenze tecniche, organizzative, manageriali e politiche, delle più importanti istituzioni e industrie del settore delle Telecomunicazioni e della Salute. Il progetto prevede la proliferazione del numero dei centri europei interessati, collegati tra loro e con un numero sempre crescente di centri in Africa ed aree in via di sviluppo; ciascuno di questi centri, dovrebbe poi allargare i collegamenti con centri periferici sempre più distribuiti sul territorio.
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