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SITUAZIONE ATTUALE

Dati del mondo capitalistico e industrializzato e dati dei Paesi Terzi.

 

Alcuni dati dimostrano che la diffusione della tecnologia lungi da essere un processo realmente globale, ha delle caratteristiche piuttosto disomogenee. I Paesi (OCSE) sviluppati dispongono dell'80% di utenti Internet al mondo. Quasi tutta la ITC (Information and Communication Technology) è prodotta dal 15% della popolazione mondiale, concentrata per la maggior parte nei Paesi industrializzati. Solo la metà della popolazione mondiale ha luce e telefono necessari per utilizzare queste tecnologie. Stati Uniti e Canada hanno da soli il 57% dei navigatori.

I ventiquattro Paesi dell'OCSE - cioè le nazioni più ricche del mondo- contano per il 15% della popolazione mondiale, ma per il 71% delle linee telefoniche. Nel loro insieme, Europa e Nord America detengono i due terzi degli apparecchi radiofonici e televisivi del mondo, pur avendo una popolazione pari al 20% di quella globale. Nell'aria del Pacifico, Hong Kong è la città più connessa, con 59 linee telefoniche per cento abitanti, seguita da Singapore, con 49 linee per cento abitanti. Taiwan e la Corea del sud hanno, mediamente, 35 linee per cento abitanti, la Tailandia ne ha solo 3. L'Indonesia ha sei linee per mille abitanti e la Cina nove. Il posto più connesso del mondo è l'isola di Bermuda: ospita compagnie di assicurazione, banche e intermediari finanziari off-shore, ed è diventata il prototipo del nuovo mercato, fondato sulla comunicazione elettronica. All'estremo opposto l'Africa, un continente sostanzialmente non connesso con l'economia mondiale delle reti. In Africa ci sono 37 apparecchi televisivi e 172 radiofonici ogni mille abitanti; un contrasto evidente con il Nord America, dove ci sono 798 televisori e 2017 radio ogni mille abitanti. In Africa, mediamente, solo una famiglia su cento possiede a casa una propria linea telefonica, contro l'80-95% delle famiglie europee, così come soltanto il 10-15% delle famiglie hanno una televisione contro il 95-98% delle famiglie europee

Nel 1998 i Paesi più industrializzati costituivano l'88% del traffico su Internet e nel solo Nord America, che ha meno del 5% della popolazione mondiale, si trova la metà degli utenti di Internet. L'Asia meridionale, che ha più del 20% della popolazione, ha meno dell'1% degli utenti Internet.

Guardando anche la situazione della connettività mondiale, è vero che Internet copre praticamente tutto il mondo, ma è anche vero che ci sono notevoli differenze di densità e potenzialità tra tutte le reti dei vari Paesi. L'International University of People Instituction for Peace ha calcolato che tutti i paesi in via di sviluppo messi insieme possiedono soltanto il 4% dei calcolatori del mondo, il 75& dei 700 milioni di telefoni del mondo si trova nei nove paesi più ricchi. Vi sono più telefoni nel solo Giappone che in tutti i 50 paesi dell'Africa (nonostante l'Africa abbia una popolazione quattro volte superiore al Giappone). Nel 1988, 30 fra i paesi più poveri non avevano nessun giornale quotidiano, mentre solo il Giappone ne contava 125 e gli Stati Uniti 1687.

Dunque mentre il 70% della forza lavoro europea è occupata in lavori ad alto impiego di tecnologia, più di metà della popolazione mondiale non può ancora fare una telefonata. L'uso del computer e di Internet sta crescendo ma meno del 6% della popolazione mondiale è connesso alla rete.

Il terzo millennio allora si apre con un interrogativo: il villaggio globale esiste da qualche parte?

I dati rispondono: sono ancora un miliardo gli adulti che non sanno né leggere né scrivere, circa 700 milioni le persone che non hanno la possibilità di accedere ai servizi sanitari più elementari, 800 milioni sono gli uomini e le donne afflitti da malnutrizione, e in più, per moltissimi la vita media resta inferiore ai 40 anni. I dati parlano di oltre 130 milioni di bambini in età scolare, 73 milioni dei quali bambine, che stanno crescendo in paesi in via di sviluppo, senza poter accedere all'istruzione di base. Molti paesi non hanno ancora inserito l'istruzione tra le loro priorità.. In effetti non sembrerebbe sensato discutere dei vantaggi derivanti dall'esplosione di Internet in realtà nelle quali non solo il telefono, ma persino l'acqua e i servizi igienici sono ritenuti un privilegio di pochi.

Si può parlare di democrazia telematica? Le nuove tecnologie possono essere usate per modificare i dati aberranti sopra elencati?

Cerco di rispondere alla prima domanda ponendo in luce una situazione che rischia di essere oscurata da tutte queste cifre: il divario fra "ricchi e poveri" non è una questione che riguarda solo i paesi del Terzo Mondo, ma anche quelli industrializzati. In Gran Bretagna, ad esempio, negli ultimi vent'anni la disuguaglianza del reddito è aumentata più che in qualunque altra nazione. Negli Stati Uniti la disparità fra ricchi e poveri è più elevata di quanto sia mai stata dalla fine della seconda guerra mondiale. Attualmente il 20% più ricco della popolazione si appropria di più della metà del reddito prodotto dalla nazione, mentre il 50% delle famiglie americane ha un patrimonio finanziario inferiore ai mille dollari. Alcune regioni europee (del Portogallo, della Grecia e della Germania orientale) hanno un PIL pro capite pari a meno del 50% della media UE. In Italia il 2,6% della popolazione nazionale è ancora analfabeta. Dunque milioni di famiglie di lavoratori a reddito basso e medio basso non dispongono di risorse finanziarie, di istruzione e tempo per diventare parte attiva nei nuovi mondi elettronici creati dalle reti e rischiano di rimanere sempre più esclusi mentre i ricchi si connettono fra loro costruendo reti di interessi economici e sociali condivisi, che costringono chi non vi partecipa all'isolamento. Sembrerebbe quindi difficile poter parlare di democrazia essendo sempre più consistente il divario tra ricchi e poveri del mondo.

In realtà però, non è possibile fare un'assolutizzazione dei dati e trarre delle conseguenze valide una volta per tutte. La situazione è infatti mutevole e sembra perlomeno "ridefinire" quei confini nord- sud irrigiditi da cifre spaventose.

Il passo di diffusione della tecnologia Internet è infatti strabiliante: mentre il telefono ha impiegato quasi 75 anni per raggiungere 50 milioni di utenti, la radio 35 e la tv 13, al World Wide Web sono bastati quattro anni per raggiungere la stessa quota. Vi sono circa 17.000 Internet Service Provider (ISP) in tutto il mondo, mentre la rete è cresciuta da 213 host computer e qualche migliaio di utenti nel'agosto del 1981 a più di 43 milioni di host nel gennaio del 1999 per supportare 150 milioni di utenti Internet. Ancor più impressionante è il numero dei Paesi che si sono connessi: da poco più di 20 nel 1990 a 200 nel luglio del 1998. Se anche questi dati si riferiscono ai paesi industrializzati, tuttavia per i Paesi del Sud si registrano alcuni fatti chiave:

- la crescita di Internet ha un tasso molto più veloce nei Paesi in via di sviluppo che altrove;

- si prospetta un consistente aumento del numero di utenti Web in pochi anni, per i Paesi di Africa, America Latina, Europa Orientale;

- negli ultimi due anni sono stati creati più di 100 provider Internet nell'Africa Subsahariana, ma il Sudafrica rappresenta da solo, oltre il 90% della crescita di Internet nell'intero continente.

- nel 1996, in tutto il mondo, sono stati venduti più computer che televisioni e alcuni tra i più alti tassi di crescita nella vendita di computer si sono riscontrati proprio nei Paesi in via di sviluppo. Ovviamente vi sono ancora molte barriere all'utilizzo di Internet da parte del Sud del mondo, e sono difficilmente identificabili essendo strettamente legate allo sviluppo economico e sociale; gli utenti di tutto il mondo sono unanimi nel definire il costo dell'accesso come vincolo fondamentale. Sebbene infatti i prezzi non varino poi molto, in termini assoluti da un paese all'altro, il gap tra Nord e Sud appare evidente se si considera il costo di accesso in relazione al reddito pro capite:

USA 1,2% , AUSTRALIA 1,5% , GIAPPONE 2,6% , MESSICO 14,8%

MOZAMBICO 69,9% , ETIOPIA 76,8% , UGANDA 107,7% , S. LEONE 118%

La bassa densità di utenti nel Sud, è a sua volta causa dell'impossibilità di sfruttare collegamenti specializzati a costi forfetari, come nel Nord.

Dunque, seppure una nuova ondata di paesi fa il suo ingresso nella rete, perlopiù paesi a reddito intermedio dell'America Latina e dell'Europa dell'Est, non dobbiamo dimenticare che lo scarto tra Nord e Sud, in materia di computer istallati, rimane vertiginoso.

Tale divario non si spiega solo con i diversi livelli di sviluppo economico raggiunti, ma anche con la strategia politica, militare ed economica perseguita dalle grandi potenze. Queste hanno infatti notevolmente frenato la diffusione delle tecnologie informatiche, dichiarando "tecnologie sensibili" gran parte del software e dei materiali impiegati in Internet; fino a qualche anno fa erano ancora in vigore le severe restrizioni imposte dal Dipartimento Americano della Difesa, all'esportazione di workstation che costituiscono i nodi della rete e di modem indispensabili alla trasmissione dei dati.

La carenza di infrastrutture, in particolare di linee telefoniche, è l'altro ostacolo all'accesso nei paesi in via di sviluppo.

Non bisogna correre il rischio di considerare però questi Paesi privi di qualsiasi potenzialità; il rapporto sullo sviluppo umano testimonia una "fuga di cervelli" dai paesi poveri che sta costando a tali Paesi miliardi di dollari. Un esempio è dato dagli indiani di Silicon Valley, ingegneri informatici a cui si deve il successo di Bangalore: si prevede che ogni anno 100.000 esperti indiani, riceveranno i nuovi visti recentemente emessi dagli Stati Uniti.

Considerando le potenzialità non ancora sfruttate, diverse sembrano essere le prospettive di un miglioramento tecnologico di questi paesi; si ritiene inoltre, che tale progresso possa coinvolgere anche quello sociale ed economico.