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LO STUDIO DI REGISTRAZIONE
"Fin dall'inizio, uno studio di produzione televisiva è stato un luogo affascinante in cui lavorare o anche solo da visitare. C'è un qualcosa di speciale nel modo in cui le persone coinvolte, in tutti i possibili ruoli, lavorano insieme, che è indimenticabile" (114). Lo studio all'interno del quale viene girata la sitcom, ospita un discreto numero di mezzi e di persone, nonostante le dimensioni abbastanza ridotte ed il poco spazio a disposizione. Lo spazio disponibile all'interno dello Studio 24, nel lotto della Warner Brothers, è gestito con molta accuratezza e sfruttato in tutti i modi possibili. Il palco, con i vari set, è disposto in modo tale da permettere al pubblico di seguire le azioni ed i movimenti degli attori per la maggior parte delle scene che vengono girate durante il giorno di registrazione. Nella produzione di Friends esistono due tipologie di set: i cosiddetti standing sets si trovano pressoché di fronte al pubblico. Da sinistra a destra vediamo quello che originariamente era l'appartamento dei ragazzi (attualmente quello di Joey e Rachel), il corridoio dell'edificio, l'appartamento di Monica, il Central Park, e la strada immediatamente esterna al Central Park. Come suggerisce il nome, gli standing sets sono quelli che sono (e sono sempre stati) situati nella stessa posizione, "in piedi", fin dalla puntata pilota. Secondo le esigenze dello show, uno o più di questi set possono essere rimossi per fare spazio ad altri, i cosiddetti swing sets (uffici medici, ristoranti, sale d'attesa di aeroporti ) che saranno rimossi, cioè letteralmente smontati, non appena la registrazione dell'episodio in questione è completata. Quando non è possibile fare spazio rimovendo temporaneamente gli standing sets perché devono essere utilizzati tutti all'interno dello stesso episodio, gli swing sets vengono costruiti ed "incastrati" in qualche modo alle estremità del palco. Per quanto riguarda quei set che vediamo varie volte durante la stessa stagione, o ricorrenti di stagione in stagione, se c'è abbastanza spazio per lasciarli in piedi, i falegnami li lasciano, ma raramente un set di cui non c'è realmente bisogno in un determinato episodio rimane in piedi, perché è una lussuria che all'interno dello studio non si possono permettere in termini di spazio. Appesi sopra al palco, sostenuti da catene, troviamo i cosiddetti green beds, corridoi sopraelevati, di legno, sui quali si spostano i microfonisti e i macchinisti responsabili delle luci durante la registrazione dell'episodio. Sono solitamente sospesi sopra e davanti ai set, all'incirca sopra alle macchine da presa, all'incirca alla stessa altezza della griglia delle luci. La griglia di illuminazione, montata al di sopra della scena e a diversi metri sotto il soffitto dello studio, consiste in una serie di tubi e meccanismi di supporto collegati tra loro, ai quali sono appesi dei riflettori di varie diverse dimensioni, il cui numero solitamente rimane invariato da episodio ad episodio. La griglia è montata per lasciare il pavimento dei set libero, per i movimenti sia degli attori, sia delle macchine da presa, che, comunque, si muovono ai bordi di questo Le lampade di questi riflettori normalmente variano in potenza da 500 a 5000 watts. Il numero dei riflettori è sufficiente perché non ci sia bisogno di muoverli dal loro posto nella griglia durante le riprese, ma solamente spenti o accesi in base alle esigenze di illuminazione dei set, o avvicinati o allontanati, alzando ed abbassando la griglia, organizzata secondo un sistema mobile a bilancia regolato da contrappesi. "Most of the lights in the standing sets don't change very much, and there are dimmers as well so that lights can be brought up to full strength, turned off completely or brought up to somewhat in the middle. There's a dimmer operator, who usually seats near the sound people. He has his assignments"(115). Durante le giornate di prova il cameraman e il capo elettricista curano l'assetto delle luci sulla griglia, per l'illuminazione dei set richiesti per l'episodio settimanale. Anche per la regolazione dei riflettori viene fatto uso dei green beds, che permettono un'ampia possibilità di movimento ai tecnici delle luci. "Three points light is used, otherwise it wouldn't look as good, even if it's a sitcom (flat lighting setup). Generally light is bounced from boards with reflecting surface directly on to the set. Generally, what the cameraman would do is cross or back light from the tops of the set walls and also from the green beds"(116). Menoni ha descritto in poche parole la tecnica d'illuminazione tipica delle produzioni cinematografiche, che prevedono quindi una sola macchina da presa, ma ultimamente applicata, in parte modificata, anche alla maggior parte di quelle televisive, meglio conosciuta come tecnica d'illuminazione da tre punti. E' così chiamata perché prevede appunto l'utilizzo di tre diverse fonti d'illuminazione: una luce chiave, che riflette la fonte apparente della luce che investe il soggetto e fornisce la maggior parte dell'illuminazione riflessa nell'obiettivo della macchina da presa; la luce di riempimento, che "riempie" appunto il lato oscuro del soggetto illuminato, proveniente da un angolo opposto a quello della luce chiave, e solitamente meno intensa, diffusa; la luce posteriore, che proviene da dietro e sopra il soggetto, staccando il soggetto dallo sfondo e aggiungendogli profondità. Ho parlato di tecnica modificata per le esigenze televisive del sistema a macchine da presa multiple perché essendo, tale tecnica, stata sviluppata per una singola macchina da presa, in modo da avere un'illuminazione accurata e costante sul soggetto ripreso, è stato necessario raggiungere un compromesso nel sistema d'illuminazione per una sitcom. Come ha accennato Menoni, alla luce piatta fornita dalla griglia di illuminazione, è aggiunta quella di alcuni riflettori situati dal cameraman in angoli particolari, che andranno ad illuminare dei punti del set dove gli attori rimarranno al loro posto per un certo periodo. Per accentuare la luce chiave, sebbene non vi siano altri riflettori sul set da spostare di volta in volta, durante le riprese un assistente del cameraman impugna una lampada, della potenza di circa 500 watt, e segue il cammino della macchina da presa "X", in modo da facilitarne i cambiamenti d'inquadratura senza che ne risenta la qualità dell'immagine, evitando così di dover regolare l'assetto, sulla griglia d'illuminazione, di un terzo riflettore con una lampada di maggiore intensità. Di fronte agli standing sets si trova, rialzata rispetto a questi, l'impalcatura che accoglie il pubblico. Come detto precedentemente, le poltroncine sull'impalcatura sono disposte a gradinata, in modo da permettere anche agli spettatori più lontani di vedere direttamente cosa accade sul set. Per ragioni di sicurezza e di praticità, gli stands (così è chiamata l'impalcatura) sono situati ad alcuni metri dai set, in modo da concedere alle macchine da presa una maggior libertà di movimento ai bordi del palco e risparmiare un po' di spazio per il personale della sicurezza che, in particolar modo durante il giorno di registrazione, è numeroso (117). All'estremità superiore degli stands si trova una cabina di controllo video e audio, insonorizzata, dove siedono sia il responsabile del mixing, sia l'operatore dello switcher. Accanto a questa cabina, sulla destra, c'è una postazione del d.j. di studio, colui incaricato di affiancare il comico chiamato ad intrattenere il pubblico con stacchi musicali ed effetti sonori. Il d.j. si occupa anche di far partire la sigla musicale durante la presentazione ed il congedo degli attori, rispettivamente all'inizio ed alla fine della registrazione dell'episodio, e di far suonare la sirena che indica l'inizio e la fine delle riprese di ogni singola scena. Non viene fatto uso sul set di cartelli o "gobbi" dai quali leggere le battute, come ha spiegato Menoni, "the actors always know their lines, there's no use of teleprompter or cue cards. Cue cards occasionally for older guest star actors"(118).
NOTE 114) Burrows, Gross, Wood, Fare la televisione oggi. Tecniche e produzioni, 1998, Ed. Lupetti, pag. 25.
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