| NOEMA Home SPECIALS Media e scuola | |||||||||||
|
La diffusione dei media nella società e il rapporto con l'infanzia
È ormai un dato acquisito che vi siano più luoghi in cui avviene la socializzazione e in cui il bambino fa le sue esperienze: la famiglia, la scuola, l'extra scuola con tutti i loro canali e modelli formativi. È inoltre impossibile non rendersi conto di quanto l'evoluzione tecnologica e mediatica influisca proprio su tutti questi processi; basti pensare che dai risultati di un'indagine del Ministero per l'Innovazione Tecnologica il 35% dei bambini al di sotto dei 13 anni vive in una famiglia connessa ad INTERNET (ne fa un uso diretto il 15%), e che, secondo il Rapporto sulla condizione dell'infanzia e della adolescenza in Italia del 1997, i bambini spendono almeno tre ore davanti al televisore. Di tutto questo non può esserne ignara soprattutto la scuola il cui sistema formativo si interseca, si incontra e scontra quotidianamente con i media. In questi ultimi anni c'è stato uno scarto molto forte tra i mutamenti avvenuti nella società mondo e le forme culturali legate a questi cambiamenti (cultura informatica, tecnologie elettroniche, comunicazione dei media), e il sistema formativo che in Italia guarda ancora troppo al passato più che al futuro: la formazione scolastica è infatti rimasta chiusa nella tradizionale forma assimilatrice mentre la società si è resa sempre più aperta a modelli culturali diversi. C'è bisogno quindi che la scuola rifletta sulle proprie prospettive pedagogiche e culturali, ma anche che sappia rendersi operativa costruendo interessanti percorsi didattici per i bambini ricchi di esperienze quindi di vissuti formativi. Così uniti i media e la formazione possono rinnovare non solo i contenuti ma le stesse forme dell'organizzazione sociale. La scuola può essere considerato un mezzo di comunicazione di massa dell'era moderna (1): il sistema scolastico è un mass medium con finalità formative. Quasi inconsapevole però di appartenere a questa categoria la scuola continua a rimanere depositaria della civiltà del libro e della scrittura, rifiutando i media della civiltà dell'immagine; la formazione continua ad essere fondata sul libro testo e il sistema scolastico si trova incapace di comprendere e organizzare in una prospettiva educativa moderna le novità culturali di cui sono portatori i nuovi media. Succede allora che i media possano avere il sopravvento su di essa, travestendosi persino da educatori. Prendiamo l'esempio della televisione. Abbiamo già detto del tempo che i bambini passano davanti a questo mezzo. La televisione può anche essere considerata una sorta di scuola parallela perché insegna, informa, propone interpretazioni degli avvenimenti e modelli di comportamento. Non ha però un progetto educativo: è quindi una scuola impazzita (2). Se dovere della televisione è quello di dare un intrattenimento di buona qualità, tenere conto del pubblico a cui si rivolge, potenziare la partecipazione creativa dei bambini facendone parte integrante dello spettacolo, dovere della scuola è quello di indirizzare ad una lettura critica di questo medium. Quale metodo migliore se non quello di far capire ai bambini la televisione proprio facendola, avendo di essa un'esperienza diretta!? Nel seminario dell'UNESCO sul tema La stampa a scuola vengono fatte alcune "raccomandazioni" (3) ai governi, ai ministri dell'educazione, ai dipendenti della pubblica istruzione, agli organi scolastici. Nel documento si sottolinea l'importanza dei media nella società moderna e si danno alcuni consigli alle suddette categorie: - Sensibilizzare gli insegnanti e gli allievi al pluralismo dell'informazione e al ruolo dei media in una società moderna - Formare gli insegnanti e gli allievi alla conoscenza e alla pratica dei media, quindi alla possibilità di poter comunicare attraverso diversi canali - Introdurre nei programmi scolastici corsi di iniziazione ai media - Utilizzare i media come mezzo di insegnamento multimediale - Migliorare l'immagine dell'educazione nazionale sviluppando le relazioni e le comunicazioni con i media. Se messo in opera tutto ciò porterebbe a superare l'utilizzazione solo strumentale o separato dei media per far prevalere una visione unitaria della formazione. Infatti lo studio dei media dovrebbe sì avere uno spazio autonomo lungo tutta la formazione ma dovremmo farlo interagire anche con le altre discipline.
Note 1) E. Schiavina , Media, società mondo, formazione, Anabasi, Milano, 1995. [back] 2) Lastrego, Testa, Dalla televisione al libro [back] 3) Le virgolette sono di Schiavina in op. cit. [back]
|