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Il problema di un'educazione alla tecnologia
Già W. Kenneth Richmond (4) negli anni '70, sebbene la diffusione dei media non fosse così esplosiva come oggi, si rese conto del distacco che intercorreva fra la vita e la scuola. Tale mancanza era diventata tanto evidente da far apparire la scuola stessa un motivo della frattura nel processo educativo. L'obiettivo più urgente era l'ottimizzazione delle risorse esistenti, che significasse non solo uno sforzo da parte di tutti per un uso sistematico e coordinato di tutti i media, ma soprattutto un nuovo ruolo dell'insegnante: quello del programmatore attivo e creativo dell'istruzione. Secondo Richmond le nuove tecnologie possono migliorare il processo di apprendimento, lo sviluppo, l'applicazione e la valutazione dei sistemi. Inoltre l'uso della conoscenza scientifica nell'apprendimento migliora il rendimento e l'efficacia dell'insegnamento. Questo tipo di approccio si può estendere a tutte le discipline: dalla sociologia alla psicologia, dalla stampa alla fotografia, dalle lingue straniere alle più specifiche discipline della comunicazione. È un tipo di insegnamento estremamente pratico, che darà un bagaglio di conoscenze non solo teoriche ma attuate in prima persona. La società moderna ha bisogno di persone che sappiano fare (5) e non solo conoscere concetti: si pone quindi un problema di curricolo e di formazione. Secondo il sociologo statunitense lo studio della tecnologia risulta importante innanzitutto per comprendere l'ambiente che ci circonda, poi per dare alla società uomini tecnici e non scienziati. La pratica risulterebbe così primaria rispetto alla teoria anche se, comunque, Richmond ritiene che, pure se si parte dallo studio pratico, si ha curiosità e voglia di conoscere i fondamenti teorici che lo regolano. Sarebbe comunque un tipo di insegnamento dialogico e non passivo o mnemonico: quando il computer viene usato nell'insegnamento è in dialogo con lo studente. Infatti gli alunni danno messaggi e informazioni alla macchina che a sua volta risponde attraverso vari tipi di linguaggi dalle immagini, ai suoni, alle parole. In Italia da molto tempo si soffre di una mancata sinergia tra scuola e media. Secondo Bechelloni (6) i giovani escono dalla scuola costretti ad imparare tutto daccapo anche perché vede questi due mondi in concorrenza ed ostilità fra loro. L'antagonismo deve però essere superato. Nei Programmi della Scuola Media del '79 lo spazio riservato allo studio delle tecnologia è relativamente breve: viene visto per lo più come un modo di prendere coscienza di vari linguaggi. I Nuovi Programmi della Scuola Elementare del 1985 mancano di un discorso particolare sui media, mentre il loro studio è legato ad altre discipline. Nella sezione di Educazione all'Immagine si ipotizzano alcune attività relative a cinema e televisione : conoscerli per imparare a leggerne i significati. Vengono ritenuti utili nella Matematica come aiuto nel calcolo. Si pone comunque in evidenza come il computer nella società sia uno strumento importante di cui però bisogna evitare le infatuazioni. Gli Orientamenti della Scuola Materna del 1991 sono quelli che più di tutti sottolineano e danno spazio alla nuove tecnologie mediatiche. In modo appropriato per ogni campo di esperienza si deve avviare il bambino ad una fruizione attivamente critica dei messaggi dei media per porlo in condizione di far fronte ai rischi di una omologazione ideativa e immaginativa. Due sono le esperienze volte ad introdurre i media nella formazione scolastica durante gli anni '70. Il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) ha portato nella scuola la tipografia. Gli studenti sono anche al di fuori della scuola circondati da simboli stampati: libri, riviste, pubblicità, cartelloni, insegne, Inoltre questi hanno sui bambini un effetto un po' magico: il linguaggio nella stampa sembra assumere un peso, un'importanza per cui impone rispetto. La pratica didattica della stampa dissolve il mito della carta stampata: il bambino partecipa direttamente non solo al processo di produzione dei testi (può infatti esprimere il proprio pensiero), ma per di più anche a quello della stampa vera e propria. L'altra esperienza degli anni '70 che ha contribuito al fare i media a scuola è quella di Don Milani. Fortemente critico verso l'egemonia che predomina nella scuola del libro testo dove questo appare come strumento di trasmissione della sola cultura dominante, introduce invece nella scuola di Barbiana la lettura e l'analisi del quotidiano. L'uso dei giornali e degli audiovisivi come i dischi, il registratore, i film e la pratica della scrittura sono i metodi alternativi usati in questa esperienza. Si impara soprattutto l'arte dello scrivere come mezzo con cui poter esprimere i propri pensieri. Gli anni '80 sono quelli dell'animazione culturale: il teatro, il cinema, la musica, la danza entrano nelle scuole per offrire spazi e strumenti con cui potersi muovere liberamente. Il gruppo cooperativa di Monte Olimpino, mossosi all'interno dell'area torinese, ha in particolare agito nel campo delle immagini mediatiche. Il loro intervento parte dal proposito di insegnare le tecniche espressive dei mezzi audiovisivi producendo un film con i ragazzi. Per loro il miglior modo di capire un linguaggio è quello di comunicare con esso attraverso i mezzi adeguati. Si tratta quindi di una vera e propria alfabetizzazione cinematografica. Arrivando ai giorni nostri, in cui come abbiamo già notato l'uso dei computer da parte dei bambini è diffuso, come T. Maldonado, si può addirittura arrivare a pensare ad una teledidattica (7) dove insegnamento e apprendimento sono a distanza ed avvengono attraverso l'uso di Cd rom. Il limite di questa modalità appare comunque all'autore stesso non solo il costo economico che graverebbe sullo studente; per Maldonado è altrettanto fondamentale il rapporto tra la formazione e l'insegnante e quello con il libro cartaceo. L'apprendimento deve comunque rimanere aperto al dibattito di idee, in stretto dialogo con la società e non è bene che avvenga solo singolarmente e separatamente. Ciò che permane comunque è l'esigenza di insegnare non i media ma dentro e con i media. La scuola può superare il conflitto per arrivare ad un'oasi di convivenza in cui il libro e le nuove tecnologie consentano di dare, grazie a questo tipo di formazione, un'identità più articolata.
Note 4) W. Kenneth Richmond, Domande sulla tecnologia delleducazione, Armando, Roma, 1973. [back]
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