NOEMA Home SPECIALS › 1958-1968: dieci anni di movimenti e musica
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IL SESSANTOTTO

 

 

Nel 1967, con l'uscita dell'album dei Beatles Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, finisce l'"era beat". Gli anni Sessanta volgevano alla fine e con loro quella strana euforia che aveva caratterizzato l'intero decennio. Il 1968, che rappresenta una data cruciale non solo per l'Italia, fu l'anno delle contestazioni studentesche che esprimono un netto rifiuto dei valori della società capitalistica. Con l'avvento della politica, la distanza generazionale si fa incolmabile, il Sessantotto spazza via la musica beat e i suoi divi (25).

Quello che sta cambiando è il clima generale, nei "favolosi Sixties" si cantava la speranza, la musica era il simbolo di un'adolescenza che si teneva in disparte in un luogo protetto e in un tempo congelato il cui unico desiderio era di non finire mai, adesso la musica esprime le ansie di una generazione che non smette di interrogare e di interrogarsi.

La spaccatura generazionale della società tra giovani e adulti (la divisione noi/voi), alla fine degli anni Sessanta, si carica di una valenza politica che, con il movimento globale di protesta giovanile del Sessantotto, diventerà lotta ideologica e di classe.

Anche la musica cambia, il legame tra canzone e impegno comincia ad essere esplicito nei testi. Si comincia così a raccogliere l'eredità dei nostri primi cantautori (da Canta-cronache, alla scuola genovese e a quella milanese) e delle protest-songs americane di Bob Dylan e Joan Baez. Dal 1967 le rivolte studentesche nate in America contro la guerra del Vietnam fanno eco anche in Italia dove nel mondo giovanile prende il sopravvento l'aspetto politico e sociale. Nel 1968 inizia l'occupazione della Sapienza, nel 1969 quelle nelle fabbriche e nello stesso anno anche la stagione delle stragi con Piazza Fontana.

L'epoca della spensieratezza e del benessere del boom è per sempre finita e si apre una stagione di lotte, di politica, di trasformazioni, di speranze che la musica non potrà trascurare.

 

NOTE

25) I Rokes si scioglieranno nel 1970, dice Shel Shapiro: "Non c'era altra soluzione: ci rendevamo conto, pur non essendone culturalmente addentro, che era subentrata una situazione politico-sociale di una tale importanza per la storia di un Paese, che ogni cosa era destinata a passare in secondo piano. Il "pensiero" a cui eravamo legati stava invecchiando ad una velocità spaventosa." Da N. Sisto, C'era una volta il beat...Gli anni Sessanta della canzone italiana, Lato Side Editori, Roma, 1982, p.103.