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GLI URLATORI

 

 

Con la diffusione del juke-box si affermano nuovi stili musicali. Pensato per luoghi chiassosi e dispersivi (come bar, sale da gioco, spiagge) il nuovo apparecchio non si addice ne' a sospiri vellutati ne' ad elaborati gorgheggi, richiede voci potenti, magari un po' ruvide, ma capaci di catturare subito l'attenzione. Le voci di quelli che verranno chiamati gli "urlatori".

Così prendendo a modello i primi grandi esponenti della nuova musica americana, da Bill Haley a Elvis Presley, il rock arriva in Italia.

Il rock ha una portata provocatoria e trasgressiva, ma insieme è un fenomeno commerciale. All'inizio non c'è contestazione dell'ordine politico e sociale ma solo la liberazione delle energie, soprattutto sessuali, rappresenta quindi una trasgressione innocua e controllata.

Ma per turbare il canone ci voleva l'ingresso di due forti personalità: Adriano Celentano e Mina Mazzini. Tra fine Cinquanta e inizio Sessanta, entrambi cominciano a farsi beffe della tradizione con un senso dell'eccesso, delle esibizioni sfacciate. Sostituiscono al belcanto l'urlo a gola spiegata, al galateo movimenti e gesti provocatori. La loro era una ventata di irresponsabilità, una rumorosa ma bonaria maleducazione contro il decoro e la melodia.

Celentano fu il primo ad usare in una canzone la parola "rock" e fu definito per il suo ancheggiare l'Elvis all'italiana. Nel 1959 partecipa a Sanremo con Il tuo bacio è come un rock (6) e irrompe sui teleschermi presentandosi addirittura di spalle, per poi piazzarsi di faccia, dopo un salto, col microfono in pugno. Mostrare per la prima volta la schiena al pubblico è una trasgressione estremamente visibile, il massimo della sfacciataggine.

La sua era una fisicità immediata che, con la sua corporeità indiavolata (dondolante sul ritmo assunto dalla ginocchia), poteva esprimere meglio di tante parole e in modo immediato ai suoi coetanei, la rottura con i comportamenti codificati.

A Sanremo nel 1961 presenta Con 24 mila baci (7). Una canzone-bomba per più motivi, prima di tutto per il testo:

Con 24 mila baci
felici corrono le ore
d'un giorno splendido, perché
ogni secondo bacio te.
Con 24 mila baci
oggi saprai perché l'amore
vuole ogn'istante mille baci,
mille carezze vuole all'ora...

Un testo in cui l'amore, cronometrizzato, viene ridotto a pura gestualità meccanica, e perciò completamente demistificato. Le parole successive dimostrano questa intenzione, una sorta di contromanifesto ideologico, rispetto alle canzoni d'amore:

Niente bugie meravigliose,
frasi d'amore appassionate,
ma solo baci chiedo a te...

Canzone-bomba per come Celentano la interpreta: con strafottenza, con rabbiosi e isterici contorcimenti che alludevano ad un furore sessuale che i giovani avevano fino ad allora dovuto reprimere (8).

Le canzoni di Celentano, con il loro vitalismo, con il loro ostentato anticonformismo, erano lo specchio fedele di un Paese che gradualmente stava uscendo dagli orizzonti del provincialismo (9).

Lo stesso anno, anche Mina si presenterà a Sanremo con Le mille bolle blu (10), dove fa scandalo perché troppo sensuale.

Un vestito a pois, un testo fatto apposta per esaltare il suo appeal erotico, e soprattutto quel gioco con le dita roteate sulle labbra dichiaratamente sexy ed irritante. Era una canzone di rottura, una provocazione, uno scandalo estetico e sociale, che, infatti, sarà punito dalla bocciatura dei giurati. Il personaggio di Mina è totalmente definito, un'identità ricercata con puntiglio, costruita con esagerazioni molto volute, e un infallibile istinto nel provocare il brivido e il gioioso raccapriccio del pubblico.

Tutte le cantanti dell'Italia degli anni Cinquanta partecipano del clima di generale conformismo: nel modo di cantare, nel modo di vestirsi (abiti sobriamente eleganti e generalmente castigati) e anche nello stile di vita (moralmente irreprensibile, al di fuori di ogni pettegolezzo).

Mina ribalta tutti i codici, lancia in Italia la moda dell'urlo e introduce uno stile che presto sbarazzerà quello vecchio. La sua figura è nuova, dal look all'abbigliamento e la sua trasgressione non escluderà nemmeno la sua vita privata (memorabile è lo scandalo provocato dalla sua relazione con l'attore sposato Corrado Pani).

Mina canta mettendosi le mani in bocca, storcendo i piedi, accompagnando e insieme coprendo le pause del canto con gesti svolazzanti delle mani, che non avevano un significato preciso, semplicemente allusivo.

Il sesso o semplicemente la sensualità hanno un ruolo importante nelle canzoni di questo periodo.

Questo slittamento del costume sarà suggellato nel 1963 da Gino Paoli con Sapore di sale (11) che sancisce la fine dei moralismi sul corpo, le labbra e addirittura la pelle.

 

NOTE

6) Brano numero 4 del CD allegato.
7) Brano numero 5 del CD allegato.
8) Il nuovo valore dato alla gestualità è ben descritto nella cronaca di un suo concerto all'Olympia. "Doveva cantare con una bottiglia di coca-cola in mano, ed ecco che quando la batteria fa dei break come fosse un mitra che sventaglia, lui come al solito tutto molleggiato, barcolla come se da quella raffica fosse stato colpito in pieno, e intanto la coca-cola viene fuori a scatti, spumeggiando. Successo incredibile.". Da C. Cederna, Il re del tangaccio, Longanesi, Milano, 1980, p. 172.
9) Celentano inventerà poi anche un preciso abbigliamento per il suo Clan, per dare uno stile e un'identità al gruppo.
10) Brano numero 6 del CD allegato.
11) Brano numero 7 del CD allegato.