NOEMA Home SPECIALS › Max Neuhaus: introduzione alle installazioni sonore
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Concettuale linguistico vs. concettuale mondano
Max Neuhaus: opera e ispirazione
L'originalità americana
Two "identical" rooms
Time pieces: Moment
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Bibliografia e sitografia

 

TIME PIECES: MOMENT

 

 

 

A differenza di Two "identical" rooms, dove l'attenzione dell'artista è posta nella risemantizzazione dello spazio visivo alla luce di un'operazione nell'ambiente sonoro, in Moment, progetto presentato nel 1999 in occasione della mostra Tuscia Electa, si opera invece nel soundscape di una piccola comunità montana, con l'obiettivo di sovvertire la percezione temporale di quelli che Murray Schafer definisce "cicli del paesaggio sonoro" (24) . Neuhaus chiama Time Pieces quelle opere d'arte che si danno in forma di segnali sonori. "L'idea che sta alla base di queste opere è tuttavia quella di dar forma al segnale sonoro mediante il silenzio invece che mediante il suono. Il concetto è l'opposto di quello espresso da una campana che comincia con un improvviso fragore per poi gradualmente estinguersi." (25)

Nel caso specifico del progetto presentato, ma mai realizzato, per la località di Barberino del Mugello, "il suono si presenta gradualmente, passando da un inizio impercettibile per crescere lentamente per alcuni minuti e, giunto al suo apice, sparire all'improvviso. Il lento emergere del suono fa sì che non si noti. Diventa evidente solo nel momento della sua sparizione, creando un senso di silenzio. In quest'attimo di silenzio, appena pochi secondi dopo che il suono si è spento, viene a sovrapporsi alla consueta sonorità tipica dell'ambiente un'after-image acustica leggera e trasparente, una sorta di ricordo acustico spontaneo, condivisa da tutti coloro che sono disposti a sentirla e prodotta dalla sparizione del suono." (26)

Con questo progetto l'artista vuole mettere in stridente relazione le "toniche" del luogo prescelto con le "impronte sonore" imposte artificiosamente. Dove per tonica si intendono, secondo Murray Schafer "quei suoni che vengono percepiti, in una data società, di continuo o con tale frequenza da costituire uno sfondo sul quale vengono poi percepiti gli altri suoni (ad esempio: il rumore del mare, per una comunità che viva accanto ad esso)" (27) e per "impronte sonore", invece "quei suoni comunitari che sono unici oppure [...] che possiedano peculiarità tali da far sì che gli abitanti di una comunità abbiano nei loro confronti un atteggiamento e una capacità di riconoscimento particolari". (28)

Si tratta quindi di un'opera che si basa sull'utilizzo, semanticamente ribaltato, di uno dei più antichi segnali all'interno di una comunità: le campane sono state introdotte fin dal VII secolo e poi, a partire dal XIV secolo, accoppiate nei campanili all'orologio meccanico, hanno scandito i tempi del lavoro e della preghiera nel mondo cristiano. Qui l'artista opera introducendo nel paesaggio un segnale sonoro ricco di memoria e connotazione (l'aura delle campane) il quale, anziché svolgere la sua iper-codificata azione informativa a riguardo di un determinato evento comunitario, informa il paesaggio sonoro stesso, epifanizzandolo nel momento in cui il suono, aggiunto artificialmente, sparisce. Nell'idea forse utopica dell'artista, tali silenzi ritmati nell'arco della giornata, dovrebbero diventare "strumenti di aggregazione che stabiliscono in determinati momenti della giornata una connessione spirituale fra luoghi e attività differenti di una medesima comunità". (29) In pratica tali silenzi dovrebbero, nel progetto di Neuhaus, assurgere al ruolo che in origine avevano le campane, al ritmo delle quali si è oggigiorno sostituita una nuova e prorompente laica ed industrializzata scansione del tempo.

 

NOTE

24) Cfr. R. Murray Schafer, The Tuning of the World, Toronto, McClelland and Steward, 1977, trad. it. in Il paesaggio sonoro, Milano, Ricordi Unicopli, 1985 p. 317.
25) Max Neuhaus, Tuscia electa. Verso l'immateriale: arte contemporanea nel Chianti, Hopefulmonster, Torino, 2000, p. 88.
26) Ibidem.
27) R. Murray Schafer, The Tuning of the World, Op. Cit., p. 375.
28) Ibidem, p. 371.
29) Max Neuhaus, Tuscia electa. Op. Cit., p. 88.