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Tecnologie e Società
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Tutto il caduco,
Jaron Lanier, uno dei primi artefici della realtà virtuale, sta progettando un programma per consentire a bambini con gravi lesioni agli arti inferiori di camminare in una realtà artificiale: “Alcuni di loro potrebbero anche cominciare un giorno a giocare un rugby virtuale, lasciando i loro handicap nel mondo reale”. [4] La realtà virtuale potrebbe assumere una funzione quasi pedagogica, permettendo di riappropriarsi di sensorialità perdute, e di ristabilire così anche equilibri emotivi e psichici. Alcuni programmi di realtà virtuale contengono esperienze visive atte a stimolare la sincronizzazione degli emisferi e a ripristinare il livello energetico. Uno dei principi su cui si basa la psicocibernetica è che la mente essendo il filtro attraverso cui percepiamo l’esterno non distingue realtà da immaginazione se vengono forniti dei sufficienti riferimenti. Uno dei principali scopi della simulazione è quello di prepararsi a situazioni reali. Quindi attraverso la realtà virtuale oltre a prepararsi a scopi pratici c’è la possibilità di modificare l’immagine mentale che abbiamo delle cose, di ristrutturare, direzionare, cambiare la nostra rappresentazione interna del mondo. Esiste quindi una possibilità più veloce ed incisiva di effettuare un’autoprogrammazione del nostro io, di effettuare vere e proprie guarigioni sul nostro essere. Ma il perfezionamento di se stessi può estendersi ad altri piani: “Spero che dopo aver soddisfatto la volontà di violenza e di sesso per quanto vasta essa sia, dopo aver quindi introdotto all’avventura sciamanica virtuale, gli occhiali magici mostreranno la natura illusoria d’ogni realtà, la sua scambievolezza, la sua sostituibilità e faranno quindi accedere o molti o pochi al massimo fine, la liberazione. (…) Davvero gli effetti degli stupefacenti non sono più desiderabili da quando è lecito congegnarsi liberamente la realtà virtuale più auspicata (…) Non c’è pericolo, le realtà virtuali sono percezioni del tutto normali.” [5] “Nel 2000 ogni essere umano sopra i cinque anni indosserà strumentazioni cyber e richiederà un flusso costante di realtà informative. Ogni individuo sarà in intercomunicazione con l’intero universo dei dati (…), provenienti da molte fonti diverse e da tutte le persone che si vorranno. (…). Nel cyber mondo si potranno tenere competizioni, affari d’amore, scambi, partite a scacchi, progetti di ricerca: si scierà su qualsiasi montagna (…), e ognuno potrà comunicare molto di più grazie al linguaggio globale delle icone.” [6] La realtà virtuale è senza dubbio uno strumento di tipo psichedelico, sono inevitabili quindi i rimandi e le connessioni con stati alterati di coscienza e misticismo. Da questo punto di vista la realtà virtuale è un terreno estremamente fertile per questo tipo di ricerche; permette di giungere in modo controllato a nuove comprensioni e a nuovi stati, evitando i rischi che comporta l’uso di sostanze psicotrope. Si giungerà quindi a stati di trance sciamanica perfettamente gestibili. Viene spontaneo comparare la realtà virtuale all’Akashi di cui parla la teosofia: una sorta di data-bank eterea che contiene ogni pensiero, azione o realtà che si è manifestata nell’universo. E. J. Gold, mistico e ricercatore, ha realizzato dei programmi di realtà virtuale di tipo ludico tramite i quali si possono sviluppare delle qualità di attenzione e di presenza finalizzate alla crescita spirituale [7]. Potremo quindi giungere tramite la realtà virtuale ad alzare finalmente il velo di Maya che tiene serrati i nostri occhi e vedere finalmente la realtà nella sua oggettività. Un mondo di illusioni che ci può permettere di liberarci dall’illusione più grande che ci incatena dalla nascita; un’accelerazione quantica del nostro sviluppo spirituale senza il sacrificio di rinunciare alla vita per trovare l’illuminazione nella solitudine e nel silenzio.
Note 4) Fabrizio Dottori, “Nel Ciberspazio”,
Panorama, n. 1276, 30 settembre 1990, p. 165. [back]
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