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No time, no space
Tutto il caduco
Non luce, bensì tenebre
La realtà virtuale non serve al popolo
Bibliografia

 

 

Non luce, bensì tenebre
prima egli saliva al cielo,
poi precipitò negli abissi della terra.

I Ching, esagramma 36

 

 

“Il mito greco di Narciso riguarda direttamente un determinato aspetto dell’esperienza umana, come dimostra la provenienza del nome stesso dal greco narcosis, che significa torpore. Il giovane Narciso scambiò la propria immagine riflessa nell’acqua per un’altra persona. E questa estensione speculare di se stesso attutì le percezioni sino a fare di lui il servomeccanismo della propria immagine estesa o ripetuta. La ninfa Eco cercò di conquistare il suo amore con frammenti dei suoi stessi discorsi ma senza riuscirvi. Narciso era intorpidito. Si era conformato all’estensione di se stesso divenendo così un circuito chiuso.” [8]

Sicuramente un sistema di simulazione ad alto potenziale di impressioni come la realtà virtuale è strettamente connesso al rischio di dipendenza, di assuefazione. Ogni sorta di revulsivo che tampona le sofferenze dell’esistenza è gravido di quel seme che porta all’inversione di marcia di questi due aspetti.

Ogni sorta di dipendenza fisica può essere allentata con la progressiva dilatazione del momento di bisogno in cui essa si manifesta. Ma la possibilità di superare le barriere che l’appartenenza a questa esistenza ci ha imposto, il progressivo emergere dell’inconscio compresso e sedimentato da anni di rinuncia e di regole, il riappropriarsi di quella condizione primigenia dell’io non più scisso, possono portare a vivere la virtualità come unica possibile dimensione.

“L’uomo è perpetuamente modificato dall’uso normale della tecnologia e trova modi sempre nuovi per modificarla. Diventa insomma, per così dire, l’organo sessuale del mondo della macchina, come lo è l’ape per il mondo vegetale: gli permette il processo fecondativo e l’evoluzione di nuove forme. Il mondo della macchina contraccambia l’amore dell’uomo ottemperando alle sue volontà e ai suoi desideri… [9]

E’ possibile che l’uomo un giorno diventi un’appendice del proprio sistema virtuale; che il mondo reale diventi una sorta di cantina dove appropinquarsi dei fabbisogni che ci assicurino un mantenimento nella dimensione virtuale. Per Elèmire Zolla la realtà virtuale ha dimostrato la natura illusoria e scambievole della realtà. Purtroppo l’uomo una volta che ha raggiunto questa consapevolezza, se non possiede gli strumenti per proseguire verso una liberazione, può rimanere confinato a cavallo di due realtà che risultano entrambe estranee.

“Sottoponendo una struttura, fisica o psicologica che sia, ad una improvvisa accelerazione, è possibile che essa si disintegri. (…) Casi di accelerazione, crescita improvvisa o intensificazione possono investire una o tutte le caratteristiche di una struttura, possono mandarla in pezzi o trasformarla. Oltre ad alterare il ritmo operativo di base, un effetto dell’accelerazione è quello di recidere i collegamenti tra le varie parti di un organizzazione, smantellandola in tal modo nel tempo e nello spazio.” [10]

Seguendo le parole di Timothy Leary, profeta del L.S.D. oltre che del cyberspace, si sono sviluppate generazioni di storpi e di psicotici che hanno pagato lo scotto per aver tentato di allargare le proprie percezioni ritenendo di avere una mente in grado di sopportare determinate accelerazioni. Con la realtà virtuale il rischio è ancora maggiore.

“Siamo in un epoca in cui l’uomo è giunto alla massima potenza esteriore, e alla massima debolezza interiore…” [11] Oltre che il mito di Narciso, sarebbe opportuno tracciare un parallelo con il mito di Icaro, che volendo sfuggire alle leggi imposte da Dio, si libra con le ali della propria mente, al di là dell’estremo limite; le ali si sciolgono e Icaro cade nel buio del mare.

Ma è proprio il buio di quel mare che l’uomo non vuole affrontare, come se tutte queste realtà, questi voli pindarici, queste continue vie di fuga fossero tentativi di scappare all’unica certezza che ci attende e che noi non vogliamo ancora accettare: il nulla alla fine del viaggio.

 

Note

8) Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1967. [back]
9) Marshall McLuhan, op.cit. [back]
10) Derrick De Kerckhove, Brainframes, Baskerville, Bologna, 1993. [back]
11) P. D. Ouspensky, La quarta Via, Astrolabio. [back]