NOEMA Home SPECIALS › La musica nell'epoca della sua riproducibiltà tecnica
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Premessa
Il dibattito sulla società di massa
Uno sguardo al contesto storico, sociale e culturale
La musica e la società di massa
L'inizio del dibattito sulla musica nel repertorio colto
Gli effetti della riproducibilità tecnica sulla musica
Bibliografia

 

PREMESSA

 

In questo lavoro userò spesso i concetti di musica colta e musica di consumo. Intendo subito precisare che non è una mia scelta dividere i due generi, ma è come se la scissione mi fosse stata imposta dai testi consultati durante la preparazione di questo elaborato, poiché sono stati scritti da illustri studiosi, che ritengono di fondamentale importanza la separazione e il confronto di questi due ambiti per comprendere la portata dei cambiamenti che hanno caratterizzato la storia della musica del Novecento.
Una corretta distinzione tra musica di consumo e musica colta non va effettuata in base ad un criterio di valore, che spesso e volentieri comporta l'uso di preconcetti. I parametri necessari alla ripartizione sono almeno tre:

1. Il pubblico: da una ricerca ISTAT del 1995 emerge che il pubblico della musica di consumo ha un'età media inferiore ai trent'anni, mentre l'età degli ascoltatori di musica colta è eterogenea. Mentre il 95% dei primi afferma di non ascoltare abitualmente altri generi di musica, il 30% del pubblico del secondo genere musicale esprime giudizi positivi sulla musica leggera. Questo perché gli ascoltatori di musica colta hanno una passione culturale particolarmente attiva e rivolta a tanti altri interessi. Tra questi l'80% legge molto, nonostante le altre attività lavorative o di studio, contro il 50% dei giovani ascoltatori di musica di consumo che dichiara di non leggere mai dei libri al di fuori dell'ambiente scolastico.

2. La diffusione: la musica di consumo è finalizzata al presente, dal momento che ha espliciti fini economici ed ideologici. Questo genere musicale nasce nello studio di registrazione e prende come modello la copia che, dopo la registrazione, viene commercializzata. Per la musica colta invece, il modello è l'esecuzione dal vivo, alla quale tentano di avvicinarsi le registrazioni.

3. La fruizione: la musica colta, diffondendosi prevalentemente nei teatri e nelle sale da concerto, prevede una partecipazione contemplativa del pubblico. Progressivamente è sparito il rapporto tra i musicisti e il pubblico, che si limita ad applaudire seguendo i correnti schemi di comportamento e, dal momento che non manifesta la sua disapprovazione in caso di "stecche" o altri errori, la sua fruizione diventa passiva. Il momento dell'esecuzione dal vivo diventa però una controprova della registrazione in studio, e può addirittura sancire un successo o un fiasco nella carriera di un musicista. Purtroppo spesso ciò non avviene nella musica di consumo: si cerca ugualmente di avvicinare l'esecuzione dal vivo a quella della sala da studio, ma ciò è possibile solo con una minima parte degli interpreti che ci offrono le case discografiche. Quando mancano determinati requisiti, si cerca di ripiegare su altri motivi di attrazione per ottenere ugualmente successo nel momento dell'esecuzione davanti ad un pubblico. In questo genere musicale, nel momento del concerto, il pubblico mantiene un comportamento attivo, partecipa all'evento ballando e cantando con l'esecutore (1).

Tuttavia queste categorie non sono da considerare rigidamente, poiché le eccezioni non sono rare.

 

NOTE

1) ISTAT, La musica in Italia, Il Mulino, Bologna 1995.