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GLI EFFETTI DELLA RIPRODUCIBILTA' TECNICA SULLA MUSICA
Esponendo il pensiero di Moles, ho accennato al fatto che la musica grazie all'avvento della tecnologia viene a trovarsi nella stessa situazione della letteratura dopo l'avvento della stampa, poiché assieme al mutamento quantitativo si possono osservare delle differenze qualitative. La trasmissione di musica riprodotta tramite la diffusione radiofonica ed il disco provoca degli effetti che non possono essere classificati né positivamente, né negativamente, perché il giudizio dipende dai diversi ambiti di fruizione. Il disco scoraggia progressivamente il dilettantismo la pratica musicale amatoriale, provocando una perdita culturale ed una riserva potenziale di musicisti. Nel periodo storico in cui aumentano la cultura e l'alfabetizzazione, paradossalmente diminuisce il numero delle persone in grado di leggere la musica. Un risvolto positivo si ha però nello scoraggiamento delle esecuzioni mediocri durante i concerti di musica colta: le piccole orchestre locali prima dell'avvento della tecnologia ricoprivano un ruolo informativo nella loro comunità, anche se le esecuzioni erano spesso scadenti. Questo ruolo informativo ora è ricoperto dal disco, che offre solo interpretazioni di alto livello. Da un altro lato tuttavia la qualità universale diffusa dal disco incoraggia una certa pigrizia culturale, responsabile della diffidenza verso generi inconsueti. In questo contesto, la musica popolare, che prima ricopriva il ruolo di intrattenimento che ora è destinato alla musica di consumo, sparisce progressivamente, diventando un oggetto di studio da parte della musicologia colta(21). Le prime case discografiche, come la Columbia Phonograph Company di Washington, ottengono facilmente il monopolio per l'instabilità economica dovuta al primo dopoguerra. Dopo il 1920, le invenzioni che riguardano la diffusione sonora aumentano e si diramano sempre più velocemente. Le nuove tecniche di produzione e diffusione toccano solo marginalmente la musica colta, mentre la musica di consumo, in particolare il jazz, le canzonette e la musica da ballo sfruttano notevolmente le nuove possibilità di commercializzazione. All'inizio l'industria culturale predilige i generi leggeri, poiché hanno delle possibilità più ampie di mercato rispetto all'elitaria musica colta. D'altro canto, sono proprio i compositori di quest'ultimo genere musicale a dimostrare un'accesa riluttanza nei confronti della diffusione discriminata delle loro opere, mostrandosi indifferenti alle nuove possibilità di migliorare il suono intervenendo in studio sul materiale registrato o di allargare potenzialmente la loro classe di pubblico. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il mercato musicale diventa più eterogeneo, grazie al considerevole ruolo di traino della radio, soprattutto per quanto riguarda il repertorio colto: questo mezzo di comunicazione di massa infatti, guida i gusti del pubblico verso il recupero di opere dimenticate, modificando anche i programmi delle sale da concerto ed offrendo spunti commerciali alle case discografiche. La riproduzione tecnica della musica si eleva al di sopra dell'esecuzione dal vivo: la copia supera l'originale, imponendosi come modello. Grazie ad essa inoltre si moltiplicano le occasioni di ascoltare musica al di fuori dei tradizionali canali di ascolto, entrando nella sfera del consueto e diventando un sottofondo che accompagna le attività quotidiane. L'arte dei suoni si trasforma in un continuum, in cui si mescolano i significati di suono, rumore e silenzio. La speranza dei musicologi contemporanei è verso il salvaguardia di un ascolto consapevole, in modo da scongiurare l'appiattimento della sensibilità e l'universalizzazione dei gusti nei fruitori.
NOTE 21) U.ECO, Apocalittici e integrati, Bompiani, Milano 1964 (20016), pp. 275-307
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