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Introduzione
Il principio stereografico
La nascita e il primo declino
Prima fase del cinema stereografico
Il ritorno e il secondo declino
Le nuove scoperte
La stampa stereografica
Il ritorno del cinema stereografico
Il fenomeno da baraccone
Un nuovo futuro
Bibliografia

 

Prima fase del cinema stereografico (1900-1925)

 

 

Nell'ultimo decennio del XIX secolo nasce e si diffonde il cinematografo. Il suo effetto sul pubblico superò di gran lunga quello che ebbe la fotografia stereoscopica. Gli esordi furono certamente legati alla sorpresa, alla curiosità ed alla meraviglia.

La sensazione di realtà provata dagli spettatori era enorme, nonostante fosse una proiezione bidimensionale. Fu soprattutto il movimento a destare più stupore; questo era ciò che la stereofotografia non poteva offrire.

Il primo declino della stereofotografia può dunque essere collocato in questo periodo. Il cinema offriva un nuovo tipo di illusione, un nuovo tipo di svago. Molte persone, ormai abituate alla fotografia stereoscopica, sembrarono molto più attratte dalle prospettive di questa nuova invenzione.

Ma all'epoca il cinema non aveva ancora trovato una sua dimensione; restava per il momento fenomeno d'attrazione. Anche per questo motivo si sviluppò un nuovo tipo di ricerca, volta al raggiungimento di una maggiore illusione di realtà. L'intenzione di molti inventori era quella di applicare il principio stereografico al cinematografo. Le loro idee si avvicinano di più a quella seconda modalità d'impiego della stereografia, quella cioè di ricreare un'effettiva realtà multisensoriale.

Nel 1893 W.K.L. Dickson, responsabile per lo sviluppo delle pellicole fotosensibili alla Edison Company, elaborò un progetto per la costruzione di una macchina da presa stereografica, ma il progetto non venne realizzato, in parte anche per problemi tecnici.

Incredibilmente il primo film stereografico (L'arrivée du train) fu presentato in Francia (5), nel 1903, da quelli ai quali viene ufficialmente attribuita la paternità del cinema, ovvero i fratelli August e Louis Lumière. Per il loro film, girato con due macchine da presa 35 mm, utilizzarono il sistema duo-color, in cui gli spettatori indossavano gli occhiali tarati sullo stesso colore della proiezione. C'è chi sostiene che stamparono il tutto su un unico positivo, chi semplicemente che furono utilizzati due proiettori; resta comunque il fatto che la stereografia inizia il suo nuovo viaggio nel mondo del cinema. Questo in realtà, più che un film, fu una piccola scena di breve durata. Solo nel 1915 la Famous Players Film Company di New York (la futura Paramount) realizzerà alcuni film (Jim the Penman, Niagara falls, Rural America) con l'utilizzo del duo-color stampato su un solo positivo. Il sistema ebbe un certo successo, ma rimase sempre nel limite della curiosità.

Mentre il cinema stava ormai trovando un suo statuto, creando un linguaggio e quindi trovando il suo punto di forza nella narrazione, la stereografia rimase ancora "fenomeno di spettacolo", legata cioè a quel clima di meraviglia e stupore. Il suo sviluppo continuò su questo tipo di strada. Nel 1921, in America, fu presentato uno spettacolo chiamato Teleview. Esso utilizzava un nuovo sistema di stereografia, messo a punto da Laurens Hammond e William F. Cassidy . Il procedimento consisteva nella rapida proiezione di immagini in bianco e nero che si alternavano su uno schermo. Davanti a ogni posto a sedere lo spettatore aveva un particolare visore, al cui interno c'era un otturatore sincronizzato con il proiettore. In sostanza quando veniva proiettata l'immagine destinata all'occhio destro l'otturatore copriva la vista al sinistro e viceversa.

La produzione e le sperimentazioni cine-stereografiche continuarono fino al 1925, dopodiché tutto cadde in un vorticoso declino. Come ho già scritto, parte di ciò era dovuto al fatto che il cinema stereografico non riuscì a tenere il passo di quello "normale", ovvero veniva offerto un vecchio intrattenimento basato sullo stupore. Bisogna però considerare altri motivi che portarono al declino.

Prima di tutto i costi. Anche se si avesse voluto creare un film stereografico simile per contenuti ad uno bidimensionale, ciò avrebbe comportato costi maggiori, (pellicola, trattamento, occhiali), ma il ricavato sarebbe stato inferiore a questi costi, proprio perché il cinema "normale" aveva in parte istituzionalizzato un linguaggio per cui la fruizione cinematografica non si basava tanto sulla maggiore realtà di visione, ma sul contenuto. In sostanza, quella domanda di realtà che aveva portato allo studio della stereografia era stata pienamente soddisfatta dal cinema, quello che si voleva ora erano i contenuti.

La seconda questione riguarda la tecnica. Con l'introduzione del sonoro e l'allargamento dello schermo il cinema acquistò un maggiore interesse e grado di realisticità. Da una parte quindi si rafforzò l'idea del cinema come luogo "per vivere storie emozionanti", dall'altra, l'idea di un luogo sempre più in grado di riprodurre il reale, con più efficacia.

Il cinema stereografico non offriva tutto questo ma riciclava una vecchia illusione ottica, e di questa fece il suo punto di forza.

 

NOTE

5) In realtà vi erano già stati esempi di applicazione stereografica ad immagini in movimento, nei cosiddetti Kinematoscopi, delle macchine a singola visione che utilizzavano doppia pellicola (come una specie di stereoscopio), ma lo scarso interesse verso questo tipo di rappresentazione era semplicemente dovuto al fatto che apparve solo in via sperimentale, per concentrarsi maggiormente sulla ripresa del movimento. [back]