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La stampa stereografica
Nel 1921 Alfred Macy mise a punto e brevettò il sistema per stampare viste e disegni stereografici. Il sistema (anaglyph process) era in sostanza lo stesso con il quale si stampavano su positivo le riprese con sistema duo color. La sua società, la MacyArt Process Corporation, promosse e pubblicizzò libri stereografici. Tra il 1935 ed il 1940 la Polaroid sviluppò un nuovo sistema di stampa stereografica, il Vectograph. Le immagini venivano scomposte, codificate e polarizzate. Solo con degli appositi occhiali polarizzatori potevano restituire l'immagine. L'uso di questo sistema si ebbe principalmente in campo militare. Infatti le fotografie aeree, i manuali d'istruzione militari etc., venivano tutti codificati in Vectograph. Dopo la Guerra tuttavia, l'eccessivo costo di produzione ed il fatto che la Polaroid si stava concentrando nella produzione e vendita delle macchine per fotografie istantanee, fecero scemare l'interesse verso questa tecnica. Durante la metà degli anni '50 ci fu il tentativo della Technicolor e della Polaroid di perfezionare questo sistema per la proiezione di film stereografici a colori, ma l'estizione della domanda per questo genere di produzioni comportò anche la rinuncia al progetto. Nel 1953 sulla scia del successo dei film stereografici il Los Angeles Times, il Boston Globe ed il Picture Post di Londra iniziarono a stampare fotografie e fumetti stereografici utilizzando il metodo anaglifico. Per vedere l'effetto di tridimensionalità dunque erano necessari gli appositi occhiali. Questa tecnica, in stampa, fu chiamata American colortype. Molto successo fu ottenuto dal fumetto di Mighty Mouse, uno dei primi fumetti stereografici, creato da Joe Kubert e Norman Maurer, i quali realizzarono un proprio sistema di stampa chiamato Illustereo Process. Il successo di questo genere di prodotto nasceva dal fatto che si rivolgeva ad un pubblico molto giovane, e quindi era per lo più una tecnica per creare una divertente illusione. I fumetti stereografici ebbero un tale successo che furono stampate anche delle puntate di Superman. Ma così come crebbe rapidamente, l'interesse per questi fumetti scomparve nello stesso anno. In parte era inevitabile questo declino. Infatti la stereografia nell'ambito del fumetto non aveva altro scopo che quello di fenomeno d'attrazione, già riscontrato in anni precedenti rispetto al cinema. L'incapacità tecnica di rinnovarsi ne fece una tecnica che presto avrebbe esaurito la sua funzione. Questa considerazione vale un po' per tutti quei mezzi di comunicazione di massa che utilizzarono la stereografia per destare stupore: se il loro fine fu solo quello è normale che dopo un po' quello stupore fosse destinato a svanire, in quanto tecnica già conosciuta. La stessa cosa vale per un'altra tecnica, quella dello stereogramma. Grazie allo sviluppo dei calcolatori è stato possibile sviluppare gli stereogrammi. Sono delle immagini che sembrano incomprensibili ma se osservate nella stessa maniera in cui si cerca di ottenere l'immagine tridimensionale con la visione libera, e cioè unendo due punti distanti tra loro, l'immagine appare. La tecnica si basa sulla creazione di diversi piani di profondità (soggetto-sfondo) di tonalità di grigio che variano a seconda della distanza che dovranno avere con il punto di vista. Successivamente il tutto andrà ricoperto con una "tessitura" più o meno colorata, composta da punti di diversa dimensione. Tutti questi punti devono però seguire un determinato schema di calcolo. Lo stereogramma riduce la funzione della stereografia ad una semplice dimensione ludico-estetica. In sostanza, l'impiego della sterografia in stampa ha una funzione concreta solo nei laboratori, o in particolari settori, ad esempio per la creazione di mappe sia militari che spaziali. A livello di massa, non è ancora riuscito ad imporsi con una propria specificità.
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