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Tecnologie e Società
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Riscoperta della memoria storica
La completa assunzione delle moderne tecnologie della comunicazione, come abbiamo visto, ha portato l'attività di Studio Azzurro ad inoltrarsi nei territori dell'interattività e del virtuale, dimostrando la volontà di interpretare le più profonde ambiguità del nostro tempo con l'offerta di nuove "ipotesi di narrazione", all'insegna di una collettivizzazione dell'esperienza, non solo estetica. Molte esplorazioni hanno interessato direttamente il tema della "naturalità dell'artificiale", nella consapevolezza di una serie di mutamenti che impongono la necessità di ripensare il rapporto con il nostro corpo e con l'ambiente in cui viviamo. Accanto a questa riflessione di tipo più immediato, è emerso sempre più negli anni un impegno particolare rivolto alla conservazione di tutta una serie di testimonianze storiche legate al territorio. In questa irresistibile e velocissima spinta in avanti "vogliamo essere sicuri di non lasciarci indietro nulla d'essenziale". (31) Grazie al cortocircuito prodotto dall'incontro tra pixel, interattività e segni del passato, Studio Azzurro ha offerto alla storia e alla cultura la possibilità di raccontarsi con una voce nuova, più adeguata alle mutate strutture comunicative. Ecco quindi il senso di una rinnovata ricerca "a pieni sensi" con il misterioso popolo degli Etruschi in Tempo di inganni (1984) e Storie per corse (1985), della rilettura del mito classico in Combattimento di Ettore e Achille (1989) e ne Il giardino delle anime (1997), dell'affascinante epifanizzazione dello scontro bellico medievale in Totale della battaglia (1996), dell'allusivo riferimento ai soffitti barocchi ne Il soffio sull'angelo (1997) o della rievocazione inedita di una figura fondamentale della letteratura in Giacomo mio, salviamoci! (1998). È attraverso lo spettacolo Delfi (1990), però, che affiora il richiamo più sincero alla necessità di uno sguardo diverso nei confronti del passato e delle sue tracce, al bisogno di purificarsi dalla soggezione massmediatica e difendersi dal rischio di diventare "turisti del proprio immaginario". La soluzione è da ricercarsi proprio tra i più aggiornati mezzi offerti dalla tecnologia, piegandone l'assillante ridondanza nella direzione di un uso poetico. Il parco archeologico di Delfi si è improvvisamente oscurato e nel buio perforato da raggi infrarossi si aggira un immaginario custode. Lo scenario che appare sui monitor è gremito di statue silenziose in attesa del riscatto dal cieco e superficiale voyerismo turistico. Il lamento delle statue di Delfi sembra essere stato ascoltato con profonda partecipazione dallo Studio Azzurro, se osserviamo le installazioni museali e a carattere espositivo della più recente produzione, in cui molte soluzioni sperimentate nelle opere di ricerca trovano nuove applicazioni funzionali. Nel 1999 la città di Lucca si è arricchita di un museo virtuale allestito all'interno delle mura, Baluardo, dove è possibile consultare, interrogare, sfogliare riproduzioni dei documenti più vari, come libri, fotografie, film, opere d'arte viste da angolazioni diverse, mentre sei telecamere di sorveglianza poste all'esterno mostrano l'immagine della città presente. Si viene a creare così una sorta di ponte visivo che attraversa la storia e rivitalizza la percezione. Non molto diversamente, nel Museo audiovisivo della Resistenza a Fosdinovo (2000) una serie di materiali d'archivio, giornali, materiali d'epoca, altrimenti difficilmente consultabili, si lasciano sfogliare passando semplicemente un dito sulla superficie di un piano di proiezione, mentre nella penombra, su schermi di grandi dimensioni, appaiono le testimonianze dei protagonisti. La funzionalità informativa si unisce alla suggestione del racconto in prima persona, e il museo diventa una casa di ricordi viventi, attuali. (32) Occorre notare che questo tipo di interventi di Studio Azzurro si colloca all'interno di un ripensamento delle modalità espositive e di fruizione, che riguarda più in generale il sistema museale in sé e che coinvolge numerosi video-artisti a livello internazionale. Oltre a fornire soluzioni assai efficaci ai problemi relativi alla consultazione di opere d'archivio, l'inserimento del video all'interno degli spazi museali si è rivelato essere uno strumento valido non solo come supporto illustrativo nelle mostre tradizionali, ma anche e soprattutto come parte integrante del percorso conoscitivo. A tal proposito, può essere pertinente segnalare il discusso dispositivo Archeoguide elaborato dalla Sony per il parco archeologico di Olimpia. Un paio di occhiali-computer che avrebbero la pretesa di restituire nuovo smalto agli antichi monumenti, sovrapponendo immagini virtuali dinamiche alla visione reale dei ruderi. (33) Chissà cosa ne penserebbero le antiche statue di Delfi?
NOTE 31) Paolo Rosa,
"Rapporto confidenziale su un'esperienza interattiva", in F.
Cirifino, P. Rosa, S. Roveda,
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