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Tecnologie e Società
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Introduzione
Studio Azzurro: origini e poetica
Video - ambientazioni: attraverso il video
Ambienti sensibili: per un'esperienza sinestetica totale
Cinema, musica, teatro: un'emozione multimediale
Riscoperta della memoria storica
Conclusioni
Bibliografia e sitografia

 

Studio Azzurro: origini e poetica

 

 

"Studio Azzurro" nasce nel 1982 a Milano, come luogo di produzione video e ricerca artistica dalla confluenza di tre figure provenienti da ambiti mediatici diversi: Fabio Cirifino (fotografia), Paolo Rosa (arti visive e cinema) e Leonardo Sangiorgi (grafica e animazione). A partire dal 1995, visti i nuovi sviluppi dell'attività, entra a far parte integrante del gruppo Stefano Roveda, esperto in sistemi informatici e tecnologie interattive. Il nucleo fondamentale si avvale comunque da sempre di numerosi collaboratori e fin dagli esordi, nel continuo dialogo tra competenze diverse che abbracciano i più vari campi del sapere, dalle scienze alle arti, alla filosofia, si propone di ricreare una sorta di spazio di elaborazione creativa, aperto e dinamico, impegnato nel tentativo non semplice di ricucire la profonda frattura fra arti, scienza e società e superare così quello sterile e improduttivo conflitto tra particolarismi non comunicanti che caratterizza lo scenario culturale occidentale dall'avvento dell'era post-rinascimentale.

In effetti le premesse del gruppo-"progetto" devono essere ricercate in quella significativa esperienza d'avanguardia degli anni Settanta che fu il "Laboratorio di Comunicazione Militante", cui aveva preso parte Paolo Rosa. Alla ricerca utopica di un'arte diffusa che si servisse di un rinnovato utilizzo creativo dei nuovi sistemi mediatici, questa prima formazione si muoveva in collegamento con le scuole, con i centri sociali, con gruppi di emarginati, operando "con gli strumenti dell'arte, confrontati però con l'invadenza, fortemente avvertita, dei mezzi di comunicazione". (1) In particolare si cercava di rilevare analogie, riferimenti, strategie funzionali tra criteri estetici adottati dal mezzo televisivo e modalità compositive impiegate dagli artisti del passato, in una provocatoria proposta espressiva dal forte impianto socio-ideologico.

Già da questa prima avventura sperimentale, si afferma con decisione un atteggiamento anti- istituzionale, rivolto allo stesso ambito delle arti visive, una sorta di insofferenza classificatoria, che segnerà la difficile collocazione del gruppo, ma che ne rivela la particolare sensibilità riguardo ad una problematica così complessa e trasversale, che abbraccia l'intera società e i più variegati strati della cultura.

Occorre precisare che "Studio Azzurro" rifiuta da subito l'etichetta di "video-arte", intendendo denunciare con questo un certo scetticismo nei confronti di un "uso diffuso e spesso immotivato di nuove tecnologie ridotte a puri strumenti espressivi, senza alcuna consapevolezza del mondo mediatico che rappresentano". (2) Infatti, contro quella che rischiava di diventare una tendenza formalistica, puramente decorativa, che interpretava il video come strumento alternativo al pennello, l'intenzione programmatica del gruppo milanese consisteva piuttosto nel rilevare le trasformazioni in atto attraverso un'esplicitazione del più autentico significato del video come "sistema simbolico" della contemporaneità, capace in sé di riassumere il mutamento epocale, coinvolgente sia il pensiero dell'arte, sia l'universo della comunicazione, fino ad arrivare alle modalità percettive di base del singolo individuo.

Coniugando lucida consapevolezza e forte sensibilità sociale, "Studio Azzurro" delinea fin dagli esordi quelle che possono essere considerate le linee guida del suo lavoro: carattere ambientale dell'opera, che si fa più propriamente "evento", situazione, luogo dove intrecciare liberi percorsi narrativi; ruolo centrale dello spettatore, inscritto com'è in un percorso narrativo meramente evocativo, che stimola il pieno investimento del suo immaginario e lo modella quindi come componente costitutiva essenziale, capace di realizzare le potenzialità dell'opera; neutralizzazione dell'apparato tecnologico, per mettere in scena un complesso gioco di interscambio tra reale e virtuale, verificandone attraverso seducenti e fluide proposte conoscitive la sostanziale ambiguità interpretativa e suggerendo, inoltre, nuove possibilità di integrazione tra uomo e dispositivi tecnologici, in una prospettiva etica di responsabilizzazione e di rinnovato recupero della dimensione poli-sensoriale.

Nonostante sia facilmente rintracciabile una continuità di fondo nella ricerca di "Studio Azzurro", è altrettanto agevole distinguere due fasi fondamentali del loro percorso: le cosiddette "video-ambientazioni", dal 1982 al 1993, in cui la fluidità dell'immagine video dialoga criticamente con la condizione generativa dell'oggetto scatola-monitor, rimanendo legata, tutto sommato, ad una dimensione ricettiva di tipo essenzialmente contemplativo; quindi la svolta iniziata nel 1995 e tuttora in corso degli "ambienti sensibili", dove i presupposti teorici della ricerca trovano rinnovata e suggestiva espressione, grazie allo sconfinamento nello spazio dell'immagine proiettata e all'introduzione di sofisticate interfacce interattive.

 

NOTE

1) Intervista di Valentina Valentini a Paolo Rosa, in V. Valentini (a cura di), Percorsi tra video, cinema e teatro, Electa Elemond, Milano 1995, p.109.
2) Intervista di Angela Madesani a Paolo Rosa, in A. Madesani, Le icone fluttuanti. Storia del cinema d'artista e della videoarte in Italia, Mondadori, 2002, p. 213.