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Copyleft or copyright?

 

 

I nuovi mass-media, soprattutto con l'avvento della tecnologia digitale, pongono problemi di copyright. La legge statunitense considera il copyright come un contratto tra il pubblico e gli autori (anche se in pratica nel contratto gli editori rilevano solitamente il ruolo degli autori). Il pubblico baratta delle libertà in cambio della possibilità di fruire di un maggior numero di opere.

Questo poteva essere valido alla nascita del copyright, sviluppatosi parallelamente all'avvento della stampa a caratteri mobili, dove per un comune lettore era impossibile riprodurre un libro, a meno che non si avesse la voglia di trascriverlo a mano, o non si possedesse un torchio tipografico.

Ma non essendo alla portata di tutti possedere un torchio tipografico, ed essendo troppo dispendioso fare una sola copia, solo un editore poteva produrre tante copie in maniera economica. Cosi il pubblico cedette agli editori la libertà di produrre libri, rinunciando allora ad una cosa di cui non poteva realmente usufruire in cambio di qualcosa di utile come i libri.

Il diritto d'autore, a ragione, non era messo in discussione all'epoca della stampa proprio perché non limitava la libertà (magari di poter fare copie) del lettore. Ma l'epoca della stampa sta giungendo gradualmente alla fine.

Le fotocopiatrici, le cassette audio e video, i cd-r insieme alle tecnologie digitali dell'informazione hanno iniziato questo cambiamento.

Questi progressi permettono alla gente comune di copiare e condividere informazioni musica, video, immagini, e non solo agli editori.

La gente comune copia perché ormai è diventato alla portata di tutti, e non credo che sia disposta a rinunciare a questa libertà, anzi credo che chiunque la voglia esercitare e conservare invece di cederla ad altri.

"L'attuale contratto di copyright non è più un buon affare per il pubblico, ed è tempo di rivederlo; è ora che la legge riconosca il beneficio che il pubblico trae dal fare e distribuire copie." (3)

Come molti sanno, le casi editrici reclamano le copie illecite come perdita.

Questa rivendicazione è per lo più falsa e parzialmente ingannevole, e vedremo perché: innanzitutto si presuppone che chi copia, nel caso in cui non lo avesse fatto, avrebbe dovuto acquistare una copia dall'editore. Questo talvolta è vero, ma più spesso è falso; e quando è falso, la perdita asserita non sussiste.

L'affermazione è parzialmente ingannevole perché la parola "perdita" suggerisce eventi nei quali qualcosa che hanno viene loro tolto. Per esempio, se si è incendiata la scorta di libri della libreria, o se è stato sottratto il denaro dal registratore di cassa, questa sarebbe realmente una "perdita". Siamo tutti d'accordo che è sbagliato fare queste cose ad altre persone. Ma quando il tuo amico evita di dover comprare il libro, il libraio e l'editore non hanno perso nulla che avevano. Sarebbe meglio dire che il libraio e l'editore ricavano meno di quello che avrebbero potuto. Ma si avrebbe la stessa conseguenza se questo amico decidesse di ubriacarsi, invece di leggere un libro. In un sistema di libero mercato nessuna azienda ha il diritto di reclamare solo perché un potenziale cliente sceglie di non trattare con lei. L'idea di "perdita" si basa sull'assunzione che l'editore "avrebbe dovuto" essere pagato. Il che si basa sull'assunzione che il diritto d'autore esista e proibisca copie individuali. Ma questa è proprio la questione in discussione: che cosa includere nel diritto d'autore? Se il pubblico decide di poter condividere copie, allora l'editore non ha il diritto di aspettarsi di essere pagato per ogni copia, e così non può affermare che ci sia una "perdita", quando non ce n'è alcuna. In altre parole, la "perdita" è una conseguenza del sistema del diritto d'autore (copyright), non è parte costitutiva del copiare. Il copiare in sé non danneggia nessuno. Se il pubblico preferisce essere in grado di fare copie in certi casi, anche se ciò significa che meno opere sono pubblicate, la scelta del pubblico è decisiva. Non c'è nessuna possibile giustificazione per proibire al pubblico di copiare ciò che vuole copiare. Il copyright è un contratto con il pubblico, non un diritto naturale. "La resistenza alle pressioni per dare maggiori poteri agli editori dipende dalla consapevolezza diffusa che il pubblico dei lettori e degli ascoltatori abbia un'importanza primaria e che il copyright esista per gli utenti e non viceversa. Se il pubblico non vuole accettare certi poteri per il diritto d'autore, questa è in se stessa una giustificazione per non dargli questi poteri. Solo ricordando al pubblico e al corpo legislativo lo scopo del diritto d'autore e l'opportunità di un libero flusso dell'informazione si può garantire che l'interesse pubblico venga prima di tutto." (4)

Ma fondamentalmente è bello potersi scambiare informazioni utili tra amici, proprio questo sta alla base dell'idea di copyleft. Attraverso la General Public License o Gnu General license, che è il termine legale specifico per il copyleft, è possibile salvaguardare le libertà elencate del "free software".

L'idea di copyleft consiste appunto nel dare il permesso di poter migliorare, copiare e ridistribuire, anche facendosi pagare quante copie si vogliono, a patto che ciascun utente possa mantenere le libertà elencate all'origine.

Se i software liberi non fossero coperti da questo tipo di licenza, cioè di dominio pubblico, alcune società potrebbero prendere il lavoro fatto nei programmi liberi, modificarli e ridistribuirli come software proprietari (cioè privi di codici sorgente). Stallman aggiunge "che si può vedere il "copyleft" come un portare via le armi ai proprietari di software e usarle contro di loro. Il copyright è usato per uno scopo tendenzialmente di destra: soggiogare gli altri, farsi pagare con tutto il loro denaro. Il "copyleft" è usato con uno spirito di sinistra, uno scopo di sinistra: incoraggiare le persone a cooperare e ad aiutarsi reciprocamente e a dare a tutti la stessa libertà." (5)

Ma il copyleft è giuridicamente basato sul copyright, se qualcuno lo viola è perseguibile legalmente.

Attualmente i detentori dell'informazione, l'industria del copyright, stanno facendo una campagna mondiale per cambiare le leggi in tutti i paesi in modo da avere più potere per controllare quello che fanno tutti: questa è la loro attività principale. In questo momento vogliono avere il controllo totale di tutti gli usi delle informazioni che sono state pubblicate, e giustificano tale obiettivo affermando che il pubblico ne trarrà vantaggio.

Questa è una questione molto importante e bisogna battersi perché in Europa non domini la filosofia di "ciò che è bene per le multinazionali è bene per il paese", perché si rischia di porre un veto alla libera circolazione delle informazioni, di conseguenza un danno alla cultura.

 

NOTE

3) Michael Khun, intervista su Linux Magazine. [back]

4) Intervista a Richard Stallman di Rai Educational. [back]

5) Ibidem. [back]