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Simulare la realtà
La realtà virtuale non è una semplice simulazione, è tutto un altro mondo, una nuova dimensione elettronica; "è l'utopia, dottore, l'utopia che gli uomini hanno sognato per migliaia di anni" (dal film Il Tagliaerbe di Tim Burton). "Mondi illusori; mondi in cui l'osservatore, non più soggetto passivo, diventa attore; mondi in cui è possibile vivere esperienze reali; mondi in cui benché sappiamo di essere innanzi una finzione non ne siamo più tanto sicuri; mondi in cui l'incredibile diventa più credibile". Mondi immateriali in cui è possibile entrare, muoversi, interagire, creati con sistemi sofisticati che permettono una realizzazione sempre più vicina alla realtà. Questa sempre più vera imitazione del reale, questo fenomeno virtuale che oggi come non mai pone interrogativi che superano i confini della tecnologia ed investono altri campi - quello filosofico, della comunicazione, della storia dell'arte, della cultura in senso lato - non è un fenomeno nuovo ma ha delle radici storiche nel contesto delle rappresentazioni visive. Possiamo tornare indietro di circa mezzo millennio e far coincidere l'inizio di questà storia con la scoperta della rappresentazione prospettica da parte di matematici, artisti, ed architetti del Quattrocento. Storia che attraverso la prospettiva, il teatro - ed in particolar modo alcuni suoi generi - attraverso la pittura, la fotografia, il cinema, la televisione e più recentemente l'informatica e la computer grafica, ha portato alla realizzazione di immagini sempre più fedeli al vero ed ha contribuito alla nascita di una civiltà basata su di un sistema di rappresentazioni che produce mondi virtuali destinati ad essere vissuti, secondo alcuni, come più reali del reale stesso.
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