| Interfaccia Web: definizione |
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Interfaccia Web: definizione
Innanzitutto linterfaccia web è una Graphical
User Interface (GUI); per descrivere le caratteristiche principali di
questultima prenderemo come punto di riferimento i tratti distintivi
dellinterfaccia grafica dello Star, cioè della Personal
Workstation inventata allo Xerox Parc di Palo Alto nel 1981, che sono
i seguenti:
- la direct manipulation (DM) e i suoi presupposti teorici;
- lintroduzione del concetto di finestra e le sue implicazioni per linterazione;
- lutilizzo della rappresentazione visiva degli oggetti e dei concetti
[5].
Chiarito quanto sopra,ora bisogna cercare di descrivere -seppur sommariamente-
il significato generale del termine (dell"oggetto") interfaccia.
"
linterfaccia è il luogo
dellinterazione
è nellinterfaccia che hanno
luogo le interazioni". [6] Il termine
interfaccia può essere definito a partire da differenti e/o convergenti
ambiti disciplinari: Ergonomia Cognitiva, Human Computer Interaction, Graphic
Design, Semiotica, ecc.
Noi "guarderemo" loggetto interfaccia da una prospettiva
semiotica (scienza della comunicazione / significazione); a partire da quella
disciplina
che più specificamente G. Anceschi nel suo diagramma esemplificativo definisce
semiotica
dellinterazione [7].
Linterfaccia è la relazione tra due attanti; un attante
soggetto e un attante oggetto, che non sono tali a priori, ma un attante
sarà oggetto
quando subisce unazione e/o uninformazione e soggetto quando effettua-emette
lazione e/o linformazione. Questa transizione di informazioni-azioni
non va intesa, quindi, in semplici termini comunicativi, ma va vista da unottica
trasformativa, cioè a come linterazione soggetto <-> oggetto
generi
delle modificazioni di stato e non unicamente (semplicemente) passaggio
informazionale [8].
Per quanto concerne più nello specifico loggetto interfaccia
va
aggiunto, ancora, che questi mutamenti di stato non sono solo cognitivi, pragmatici,
ma anche e soprattutto estesici (percettivi-corporali-materiali). Ed è proprio
a partire da questaspetto (percettivo-estesico) delloggetto interfaccia
possiamo iniziare ad indicare un tratto distintivo dellinterfaccia (GUI)
web: quello di appartenere al corpus delle interfacce elettroniche, ovvero, a
quella
famiglia di artefatti dove i feedback diretti e fisici non sono
percepibili, perché gli spostamenti di materia sono infinitesimali se
non
inesistenti [9].
Ora torniamo alla relazione utente <-> macchina gurdandola più o
meno dal punto di vista della HCI (Human Computer Interaction). Nel nostro caso
si
potrebbe pensare in modo superficiale che il soggetto dellinterazione (ricordiamo
che per esserci interazione-<dialogo> gli attanti in gioco devono essere
almeno due) corrisponda alluomo e che la macchina (il computer) sia sempre
loggetto. In realtà il ricorso alla teoria degli attanti ci mostra
che: il PC essendo costituito da periferiche di input (la tastiera, il mouse
)
e di output (display, i diffusori audio
)
lo rende anche soggetto.
Per meglio dire, il monitor è un dispositivo di interfacciamento destinato
ai ricettori visivi del corpo umano (gli occhi) che visualizza per esempio grazie
al browser pagine web destinate allutente che in questo modo (essendo cioè attante
che subisce unazione) pur essendo essere biologico non è soggetto
ma oggetto. Di converso, il dispositivo tecnico (il computer) è oggetto
quando lattante-uomo immette dati tramite la tastiera che è un dispositivo
di interfacciamento relativo agli effettori (le dita).
Detto questo che è essenziale per comprendere la natura interattiva,
quasi
osmotica del "dialogo" tra utente (navigator) e macchina (interfaccia
web), bisogna considerare alcune differenze costitutive (figurative) dei due
attanti
interagenti.
Innanzitutto uno dei due attanti in "dialogo" deve essere un individuo
umano (un organismo umano) e laltro un individuo tecnico (un organismo
tecnico).
Dalla natura relazionale (interazionale) tra individuo umano e individuo tecnico
viene fuori che qualsiasi interfaccia (e dunque anche linterfaccia web)
non è un a priori ma è un "testo" (un segno), e che si
costituisce solo nel momento in cui i due attanti entrano in relazione
reciproca; ciò non
toglie ovviamente che costituitasi allatto dellinterazione essa sia
percettivamente pregnante (un corpo), sia un quasi-soggetto. Anzi è proprio
la dimensione estesica [10], come vedremo, ad essere
fondamentale per il buon esito dellinterazione (navigazione) dellutente
(navigator) con linterfaccia web. Dunque di ciò bisogna tener presente
quando si realizzano siti web-pagine web se si vuole che il graphic design sia
rivolto allutente (alla qualità della navigazione web), insomma
se il fine è quello di costruire interfacce web usabili. Ma questo non è tutto,
anzi
siamo ancora allinizio.
A questo punto almeno due cose devono essere precisate:
1) parlando di computer si riferiremo solo al PC (il più diffuso
tra i computer) e non ad altre tipologie di piattaforme (palmtop, PDA,
UMTS), e di conseguenza
il discorso sul web design che ci accingeremo a svolgere non terrà conto
di questa varietà di dispositivi (confidando nel miglioramento della tecnologia
e tenendo presente la loro sempre più stretta omologazione che si viene
profilando);
2) qui il PC viene inteso come "meta-medium in grado di simulare gli altri" media;
esso
assume,cioè, il ruolo di medium multimodale: che può sfruttare
e orchestrare contemporaneamente canali di comunicazione differenti ed avendo
- per
questo - la potenzialità di veicolare e/o creare simulazione sinestesica,
adeguata
(nellinterazione uomo <-> macchina) alla complessità fisica
(corporale-estesica) e cognitiva dellinterlocutore
umano (user) [11]
Abbiamo descritto alcuni connotati validi per il concetto di interfaccia in generale,
accennando
solo ad alcuni aspetti propri dellinterfaccia web passando prima per il
concetto ti interfaccia elettronica in generale; si sono delineate, ancora, alcune
caratteristiche comuni alle interfacce del computer, o meglio solo del Personal
Computer.
Ricordandoci che stiamo tentando di dare una descrizione dellidentità dellinterfaccia
(GUI) web,dobbiamo approfondire le cose già dette ed esplicitarne altre
di più stretta pertinenza al nostro oggetto danalisi.
Iniziamo con una distinzione minimale ma fondamentale: esistono interfacce del
fare e interfacce del sapere. In ogni interfaccia sono co-presenti in potenza
un fare e un sapere; dunque è solo la gerarchizzazione
di queste due modalità universali
a distinguere linterfaccia in due categorie. Siamo in presenza di un'interfaccia
del fare quando
il sapere è subordinato al fare (per esempio linterazione pilota <-> automobile)
mentre si definisce interfaccia (interazione) del sapere un'interfaccia dove
un fare (che può essere: cognitivo, pragmatico, estesico
) è finalizzato
ad un sapere (per esempio lenciclopedia). Linterfaccia web (la schermata,
la
pagina, il sito
web) appartiene a questultima categoria, è un
interfaccia del sapere, appunto.
Un altro tratto caratterizzante linterfaccia web è la sua
natura
ipertestuale. Ma questo tratto non ancora le dà identità, infatti
già prima dellinvenzione dellelettronica è nata uninterfaccia
del genere: lenciclopedia. Quindi può risultare utile mettere in
parallelo
le due protesi (linterfaccia è sempre ed anche una estensione-prolungamento
del nostro corpo, dei nostri sensi): Lenciclopedia non è soltanto
una macchina per il sapere dotata di interfaccia per la fruizione, ma è basata
su una struttura ipertestuale. Lenciclopedia è un ipertesto che
'gira' su
un codex (la rilegatura) invece che su un PC (un sistema operativo).
Si
noti bene che la movimentazione
fornita nel caso dellipertesto dalla macchina che sta sotto, intesa come
sistema di programma (software), ma anche come insieme di chip, motorini, ecc.
(hardware), è fornita
dal corpo dellutilizzatore. Il lettore dellenciclopedia è un
utente che naviga in un sapere articolato in voci (menu),ma lungo il suo percorso
di lettura sono disseminati i rimandi (link), che rappresentano via
via una serie di opzioni, per cui il suo è un
procedere per salti (non-lineare), ogni volta che attiva il passaggio
a unaltra voce. A un lemma che è di per sé autonomo, ma che
può essere rifunzionalizzato come approfondimento. Anche nella lettura
del più lineare dei romanzi si può saltare, ma lenciclopedia è strutturata
a tal fine: i ponti, cioè i
rimandi (link) ne rappresentano il traliccio [12].
E ancora P. L. Capucci:
"Nei documenti cartacei, per esempio (un testo scritto, una fotografia,
un disegno, una stampa...), le informazioni sono scritte, stampate o fissate
su un supporto, un foglio di carta, e si spostano insieme ad esso. Da sempre
il supporto
(ciò che porta le informazioni, nellaccezione latina
di contenerle
e insieme presentarle) ha avuto due funzioni compresenti e inseparabili,
solo logicamente distinguibili: contenere e insieme mostrare, trasportare e
nel contempo
presentare, le informazioni. Nei documenti cartacei queste due funzioni sono
svolte da un unico supporto: il foglio di carta. Nei media moderni e contemporanei,
tuttavia, a compiere le due funzioni sono due supporti, distinti e
separati, uno per ognuna di esse: cè un supporto visualizzatore,
con la funzione di mostrare le informazioni, e un supporto contenitore,
con la funzione di contenere e conservare la codificazione di quelle informazioni.
Il foglio di carta svolge entrambe le funzioni, o, se vogliamo, i due supporti
fisici coincidono nello stesso supporto.
Nel cinema, nel video e nel computer, invece, questa coincidenza non esiste
più: i dati risiedono su supporti contenitori (la pellicola, la banda
magnetica, lhard disk) che sono diversi e fisicamente separati da quelli
visualizzatori su cui i dati vengono fruiti (lo schermo cinematografico, quello
catodico).
Poiché questi supporti sono fisicamente separati, possono trovarsi anche
in luoghi remoti, basta che siano compatibili tra loro e collegati in modo tale
da consentire il passaggio delle informazioni. Nelle reti (televisive, telematiche)
il supporto di visualizzazione (in genere lo schermo catodico) e quello che contiene
i dati (il nastro magnetico, lhard disk del computer remoto, il server
via cavo o via etere) possono essere in continenti diversi. Limportante è che
esista compatibilità tra il formato delle informazioni e i sistemi e i
protocolli di codifica e decodifica lungo il percorso da un supporto allaltro,
anche attraverso canali di tipo diverso. Che questi sistemi sappiano riconoscere,
gestire e presentare correttamente queste informazioni. E, naturalmente, che
vi sia energia per compiere questo tragitto.
A differenza della pagina di carta, dunque, dove linformazione è inseparabile
dalloggettualità fisica del supporto che la contiene, così che
per essere trasportata e visualizzata (comunicata) si deve trasportare
anche questultimo, nei media telematici e di telecomunicazione linformazione
può viaggiare, codificata in impulsi elettrici o elettromagnetici, da
almeno un supporto contenitore a un numero anche molto grande di supporti visualizzatori
remoti, dove viene decodificata e restituita in forma di comunicazione sensorialmente
e significativamente riconoscibile. Per questo, senza il peso e linerzia
del supporto da portare con sé, può surclassare la velocità delle
persone e delle cose, e consentire una comunicazione remota in tempo reale.
Se questa comunicazione è in formato digitale, può essere facilmente
condivisa, discussa, manipolata, archiviata, stampata, nuovamente immessa in
rete... in una catena teoricamente senza fine." [13]
Dunque si può tentare di sintetizzare dicendo che la differenza
principale tra l ipertesto-enciclopedia e lipertesto-web
consiste nella differente maniera di "supportare" il sapere-informazione;
nellenciclopedia
il sapere-informazione può essere fruito-sfogliato (browsing) grazie
alla rilegatura (codex), mentre nel web il sapere-informazione può essere
esplorato (browsing) tramite il sistema operativo (codice binario-supporto
digitale). Poi
cè da aggiungere che nel caso dellenciclopedia latto
dello sfogliare (to browse) gli "schedari" rilegati richiede
una forma di movimentazione muscolare/percettiva, mentre nel web si "sfogliano"
pagine web-schermate (schedari) tramite una forma di movimentazione elettronica.
Ora, per quanto possa apparire azzardato, cè da rilevare
unaltra
continuità tra le due interfacce, infatti, nonostante le tecnologie
digitali (basate su codice binario) abbiano permesso la possibilità di
creare documenti multimediali, ovvero documenti in cui testo, immagini statiche
e dinamiche, video, suono interagiscono su un medesimo supporto (per es. CD-ROM,
Web), nella fruizione-interazione dellipertesto
digitale e multimediale (dellhypermedia) il senso predominante resta
ancora la vista.
Ora, evidenziando alcune differenze tra lhypermedia su CD-ROM
e lhypermedia
sul Web, lasceremo emergere alcuni connotati specifici dell interfaccia
Web. Il World Wide Web è un sistema di servers http (Hyper
Text Transfer Protocol ) che supporta-distribuisce documenti formattati in
HTML (Hyper
Text Markup Language)
il cui reticolo non-lineare è costituito da collegamenti-rimandi (links)
che connettono tra loro un numero enorme di documenti multimediali (file
testuali, grafici, audio e video) denominati nodi. Sui CD-ROM (memorie di
massa ottiche ad alta capacità) possono essere
memorizzati documenti ipermediali che occupano file di grandi dimensioni
(file video per esempio) senza scontrarsi, inoltre, contro i limiti di trasmissione
dati
con cui deve invece fare i conti il Web.
Si può asserire semplicisticamente che lhypermedia memorizzato
su CD-ROM è di ottima qualità rispetto allHypermedia
on-line; ovviamente sul Web la quantità di documenti multimediali
disponibile (i nodi) è imparagonabile
a qualsiasi altro "supporto"; allo stesso modo il numero dei link
permette una fruizione-interazione dei documenti estremamente "aperta".
Altra caratteristica costitutiva dellhypermedia è linterattività;
vediamo più nello specifico il modo in cui il Web manifesta questo
tratto fondamentale: "La navigazione esplorativa nel web è [
]
una sessione [
] più che [
] unazione scenica
lineare, la sessione è un happening [
], in quanto il cibernauta
non è uno spettatore passivo ma un utente interattivo, un cooperante,
spesso un coautore" [14] (e
questo vale più o meno anche per la fruizione da CD-ROM). Ma ecco
emergere lo specifico dellinterazione con linterfaccia (ipermediale)
Web: "Le transizioni (nel Web) sono sempre transizioni
aperte (non nel senso cognitivo e interpretativo di opera aperta
di
Eco, ma in un senso molto più fattuale se non addirittura materiale):
cliccando, sai
come parti ma (a differenza dellhypermedia
su CD-ROM) non sai mai come si configura il terreno di atterraggio. E quindi
[
] nemmeno il carattere evenemenziale dellhappening garantisce
una compiuta modellizzazione di quello che è un sito per un suo visitatore.
Un
evento [
]
ha infatti un inizio e una fine.
E cè forse un esempio [
] il quale potrebbe funzionare quasi
perfettamente per il sito Web, nel senso che restituisce quel particolare carattere
proprio di ogni sito nel senso di essere [
] 'trappola pronta a scattare
se stimolata dallinterazione'. E
questi esempi [
] sono gli ambienti reattivi proposti nei lontani anni 60
dal movimento dellArte cinetica e programmata, prima di tutto con le realizzazioni
del Gruppo T [
]
e poi con quelle del Groupe de Recherche dArt Visuel di Parigi.[15].
NOTE
5) Ibid., p. 73. [back]
6) G. Anceschi (a cura di), Il
progetto
delle interfacce, Milano, Domus Academy, 1993, p. 40. [back]
7) Ibid., p. 5. [back]
8) F. Marsciani, A. Zinna, "Il modello attanziale", in, Elementi
di semiotica generativa, Bologna, Esculapio, 1991, p. 65. [back]
9) G. Anceschi, "La fatica del Web",
Il
Verri,
n° 16, Maggio 2001, p. 37. [back]
10) P. Fabbri, "Corpo e interazione", in La
svolta
semiotica, Bari, Laterza, 1998, p. 73. [back]
11) L. Bollini, "Multimodalità vs.
multimedialità",
Il Verri, N° 16, Maggio 2001,
p. 147. [back]
12) G. Anceschi, Il progetto
delle interfacce, cit., p. 18. [back]
13) P. L. Capucci, "Tecnologie del vivente",
in M.
Morcellini, M. Sorice (a cura di), Futuri immaginari, Roma, Logica University
Press, 1998, pp. 30-33. Parte del testo è anche in P. L. Capucci, "Laccelerazione
delle
informazioni",
Materiali
di supporto al Corso, Università di Bologna, sito Web del MUSPE.
[back]
14) G. Anceschi, "La fatica del Web", cit.,
p. 31. [back]
15) Ibid., p. 32. [back]
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