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Web Experience
Si avrà a che fare col Web design orientato allutente.
E coerentemente chi teorizza design usabile per valutare il proprio
approccio
alla creazione (configurazione) di interfacce Web usabili mette al
primo posto nellinterazione utente <-> macchina quello
che abbiamo definito individuo umano, o meglio la qualità della
sua fruizione
dei siti Web.
E interessante a questo punto far notare come ad approcci differenti
di design dellinterfaccia Web corrispondano approcci opposti per verificare
la qualità dellinterazione Web <-> navigator (Web
experience): Nielsen, che come vedremo detta delle guidelines (precetti)
per la progettazione di interfacce
Web che incorporano in sé le teorie delle scienze cognitive (psicologia
cognitiva), farà costante riferimento ai cosiddetti test di usabilità
[16] si
invita lutente a compilare appositi moduli di feedback, ovvero lo si
pone in una situazione da "laboratorio" con linevitabile conseguenza
di decontestualizzare linterazione utente<->Web - finendo così col
ridurre lutente (lindividuo umano) a puro soggetto cognitivo trascurando
per es. la propria dimensione simbolica, "passionale"ed estesica-corporale
[17].
Anceschi pone anchegli al centro dellattenzione lutente (user)
ma la sua descrizione della Web experience poggia su unaltra metodologia,
che potremmo definire "etnografica". Anche se, implicitamente, Anceschi
si comporta come un antropologo sul campo.
Chiariamo meglio: si è visto che per teorizzare un Web design usabile
bisogna partire assolutamente da una descrizione di quella che in HCI viene
denominata Web experience; bisogna subito aggiungere però che nellinterazione
tra "individuo tecnico" (interfaccia Web) e "individuo umano" (user)
- senza perdere di vista mai la natura bidirezionale (interattiva) di questo
dialogo - lattenzione va incentrata sullutente. Dunque tornando
a noi, in che senso Anceschi fa "etnografia" della
Web experience?
Servendoci ancora una volta di
quella che in semiotica si chiama teoria degli attanti, possiamo rilevare
che: uno stesso "individuo" (nel
nostro caso Anceschi) può ricoprire diversi ruoli a seconda
della posizione che occupa e del valore attribuito a questultima.
Andando nel concreto, Anceschi si comporta sia come user (navigator),
sia come scienziato (etnografo) della Web experience. A questo
punto si potrebbe obiettare che la rilevazione (descrizione)
della Web experience offerta da Anceschi (che vedremo fra poco)
sia priva di scientificità;
nel senso che la sua non sia se non che la sua esperienza di utente del Web
estesa
allutente in generale. In sintesi, che Anceschi si confonda col suo
oggetto danalisi - rischio sempre in agguato in etnografia.
Sgombrando ogni dubbio, Anceschi è buon "etnografo"; nella
descrizione della propria sessione di navigazione Anceschi ne rileva i
tratti generalizzabili a qualsiasi utente, mettendo, cioè, da parte
la sua esperienza strettamente individuale [18]. Ancora si potrebbe accusare
Anceschi (e quelli come lui) di narcisismo: perché non
rilevare la Web experience di un altro navigator mettendosi per così dire
in una posizione defilata, più favorevole ad una buona rilevazione?
Ebbene non solo a questa eventuale obiezione si potrebbe rispondere che
latteggiamento
in prima persona (da etnografo di campo) è leggitimo, ma che anzi è il
miglior approccio per rendere comunicabile (per descrivere) quella
che è la Web experience
di qualsiasi navigator (user).
Il perché è semplice: linterazione
navigator <-> interfaccia
Web è un interazione a due (è un "dialogo");
non è un
caso che il medium (il più utilizzato) che permette la visualizzazione-interazione
col Web venga aggettivato come "personal" (PC). Linterazione
col Web è molto
più simile in questo senso alla fruizione (ad esempio) di un
libro che a quella della TV. In parole povere, è la natura stessa
dellinterfaccia in
questione che richiede una certa metodologia (un certo approccio) per
poter essere compresa
nella sua specificità.
Ora, la metodologia (etnografica) utilizzata per descrivere la Web experience
da Anceschi, poggia su criteri di scientificità, così come
il metodo adottato da Nielsen ("test cognitivi"). Ma mentre
lapproccio cognitivista tende
a ridurre lutente a puro soggetto cognitivo, appunto, il metodo
etnografico rende "giustizia" della complessità dellindividuo
umano (user-navigator).
A questo punto si
può prendere posizione
dicendo che:un Web design rivolto allutente (usabile) deve
considerare il navigator come un attante-fruitore
multimodale e non solo ed esclusivamente un soggetto dotato di
competenze cognitive. Ed è per questo che noi riteniamo che
la disanima della Web experience offerta da Anceschi sia quella da
prendere in considerazione per un Web design
usabile, o, se si vuole, semplicemente "efficace". Di
seguito non faremo altro che riportare i risultati di questa rilevazione
nel nostro discorso, confrontandoli con la prospettiva di Nielsen.
Poi, più avanti, si
vedrà che questa differenza di approcci - o meglio, la differente
identità attribuita
al concetto di Web experience, che ne deriva - sarà legata
a filo doppio a due diversi paradigmi di Web design usabile: che
defineremo, rispettivamente - seguendo ancora una volta Anceschi
- modello "slide" e
modello "ambiente" [19].
Vediamole più da vicino le caratteristiche di questo particolare
rapporto mediatico che si mette in atto sul Web (Web experience).
Nel
contatto (protesico) con linterfaccia
Web, tra sito Web e navigator si verifica uno scarto (gap), ovvero:
- I
siti che agiscono come pseudo-soggetti o come interfacce di soggetti,
e che sono comunque dispositivi reattivi, sembra
che
succhino più energia di
quanto non compensino in informazione.
- Nel contatto protesico [...] con lipermedia della rete
(nel sito) si ha la sensazione che resti sempre depositato un
resto di informazione, un
qualcosa di più compiuto [...], che non abbiamo
potuto cogliere, recepire (ma neanche downloadare). Insomma
qualcosa che non è fruito, mentre
lo sforzo per arrivarci labbiamo fatto
- [...] Nella labilità del virtuale immagini e testi sembrano
appiattirsi nella sostanza filmare di un materiale da importare la cui
vera lettura e interpretazione è sempre
rimandata.
E ancora:
- [...] nel post-Web (dopo che ci si è disconessi)
la stanchezza del corpo è, per così dire,
in negativo. E la
fatica contratta di gesti repressi, di movimenti abortiti.
[...] E un viaggiare senza viaggiare, [...] in
un frenetico susseguirsi si inquadrature (schermate
- "slide" - pagine Web).
- [...] Nel Web, nel virtuale che diventa attuale senza mai diventare
fattuale, i gesti come il ritmico contrarre delle mascelle che viene
indotto in noi [...]
sono la norma. Nel nostro corpo si scatenano tempeste
di sensazioni [...] enterocettive, senza riscontro esterocettivo [...]
che
non sono minimamente motivate, nemmeno dal contesto
semantico. Le pagine Web
si realizzano in
un succedersi troppo istantaneo per essere altro che
immotivato.
- Lo sforzo è quello di mantenere in vita la continuità ([...]
del viaggio), in un mutamento continuo. Come testimonia
leterna
riflessione sul perdersi in rete, malgrado limpiego
da parte dei Web designer di tutto un armamentario
di banner, barre di navigazione, segnaletiche, e altro,
non è mai
davvero certo se cliccando si
valicheranno i confini del sito e se ci si trasferirà irrimediabilmente
in un altrove.
Ma non si tratta soltanto di un perdersi cognitivo
dentro a una situazione dinamica, [...] il Web è una
successione di ambienti la cui tappezzeria e il cui
arredamento sono sempre diversi.
- Cliccando andiamo incontro a una sequenza di apparizioni,
con nessi fra loro che possono essere logici o illogici, è del
tutto indifferente. In ogni caso la nuova apparizione è ineluttabile.
Ma ciò avviene
senza che vi sia la minima cura per la percezione e
per le condizioni di ricezione.
[...] In una sessione di navigazione [...] sono centinaia
le esplosioni percettive che patiamo dentro a un tempo
comunque limitato.
- [...] Qui si tratta di una radicale assenza di cura per
le transizioni [20].
Ora, se i tratti costitutivi della Web experience sono
questi (come noi riteniamo che sia), il Web design
che si prefigge
di essere
usabile (orientato
allutente)
non può fare assolutamente a meno di tenerli,
per così dire, "a
portata di mano" nel suo ideare, configurare siti
Web.
NOTE
16) J. Nielsen, "Gli
utenti vogliono pagine veloci", Web usability,
Milano, Apogeo, 2000, p. 47. [back]
17) P. Fabbri, La
svolta
semiotica, Bari, Laterza, 1998, p. 73. [back]
18) G. Anceschi, "La fatica
del Web", Il
Verri,
n° 16, Maggio 2001, p. 24-30. [back]
19) Ibid., p. 43. [back]
20) Ibid, p. 24-30. [back]
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