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1400, il secolo dell’appropriazione della realtà
Nelle sue molteplici forme espressive, fin dalle origini, luomo ha avuto una costante: simulare la realtà. Ancora oggi la ricerca è viva, nel 2003 luomo è riuscito a creare un mondo artificiale, a simulare uno spazio realmente esistente nel virtuale, nellimmateriale. Ma prima di arrivare alla simulazione virtuale della realtà data dalle innovative tecnologie attuali luomo ha attraversato varie tappe significative. Un secolo molto importante per tale percorso (non ancora concluso) è stato il Quattrocento, nel quale si arriva a un punto cruciale per la rappresentazione spaziale. Le origini delle innovazioni del Quattrocento vanno ricercate nella prima metà del Trecento, ovvero nella rivoluzione delle arti figurative attuata da Giotto, che per la prima volta spinto da una coerenza realistica, da una ricerca tridimensionale, ha proposto una intuitiva costruzione prospettica,un esempio sono i coretti illusionistici della Cappella degli Scrovegni a Padova, 1303-05 (fig. 1).
IL risultato di simulazione di Giotto non è che il punto di partenza dello studio ben più articolato che Filippo Brunelleschi mette a punto nei primi decenni del Quattrocento: la prospettiva rinascimentale ovvero un metodo che consente, attraverso precise norme geometriche, di restituire in modo misurabile tanto la profondità quanto le dimensioni proporzionali delle figure partendo dalle nozioni dellottica medievale (Perspectiva in origine significava ottica) e da un nuovo concetto di spazio (infinito e continuo, preesistente agli oggetti che lo occupano). La prospettiva lineare centrica è qualcosa di più di un insieme di regole matematiche: è uno strumento di conoscenza scientifica e di appropriazione della realtà. Alla visione frammentata e dispersiva del Gotico internazionale si contrappose una visione unitaria che, pur non corrispondendo alla visione dellocchio umano, dava un ordinamento razionale alla porzione di mondo da rappresentare operando una selezione degli elementi e collocandoli allinterno di uno spazio misurabile e definito da rapporti proporzionali precisi. Semplificando al massimo, il sistema era basato sul concorrere delle rette ortogonali, tra loro parallele, in un unico punto di fuga stabilito dallartista. Fissando un punto di vista e un punto di distanza era possibile, attraverso lapplicazione dei teoremi sulla similitudine dei triangoli, stabilire le diminuzioni di dimensione in modo proporzionale alla distanza dallo spettatore. Limmagine così ottenuta non corrisponde tanto alla reale visione fisiologica, quanto a ciò che ci è noto. Si tratta, in pratica, di una convenzione rappresentativa basata su unastrazione matematica che a noi oggi può apparire naturale solo perché è ormai radicata nelle nostre abitudini percettive. Se linvenzione della prospettiva spetta a Brunelleschi, la sua trattazione teorica è opera di Leon Battista Alberti che ne parla nel suo trattato, il De Pictura, nel 1425. Si tratta di una svolta importante perché per la prima volta una scienza riservata ai matematici viene utilizzata in campo artistico. La soluzione quattrocentesca può essere letta come il punto di arrivo, nel segno della scienza e dellorganicità, di un lungo percorso storico fatto di soluzioni parziali e ritorni allindietro. Ma si può intendere la prospettiva rinascimentale come lunica vera e legittima raffigurazione dello spazio? Forse lo è in sede matematica, ma non lo è per quanto riguarda il campo dellespressione artistica, poiché essa fu preceduta e seguita da sistemi che rispondevano meglio a distinte immagini del mondo e a differenti Kunstwollen [1]. Sotto questo profilo è stato basilare un saggio di Erwin Panofski, La prospettiva come forma simbolica (1927), nel quale lo studioso esamina la resa dello spazio non come mero espediente tecnico per conferire verosimiglianza ma come elemento stilistico in sé significante; come una di quelle forme simboliche attraverso le quali prende corpo un contenuto spirituale, una particolare immagine del mondo. Ne consegue la relatività e molteplicità della prospettiva, ma anche la sua importanza sul piano dellespressione dei significati. Nel Quattrocento difatti la scoperta del reale non ha come unico centro propulsore Firenze e come unico protagonista delle arti figurative Masaccio ma, negli stessi anni, parallelamente nelle Fiandre, Jan van Eyck e altri maestri fanno del Quattrocento fiammingo laltro grande punto di riferimento culturale per lEuropa del tempo ottenendo, con mezzi diversi dalla prospettiva, superbi risultati di simulazione dello spazio e della realtà tutta.
Note 1) Riegl, A., Problemi di stile, 1893. [back]
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