NOEMA Home SPECIALS › La simulazione del reale nel Quattrocento Fiammingo
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1400, il secolo
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Il 400
fiammingo
La tecnica ad
olio e la luce
Jan van Eyck
I Coniugi
Arnolfini
e la
realtà virtuale
Bibliografia

 

La tecnica ad olio e la luce

 

 

 

 

Nel percorso verso la Creazione, il più grande sogno dell’uomo, quello che lo avvicina alla divinità, oggi si è arrivati al punto di costruire una realtà virtuale grazie alle nuove tecnologie. Ma, mentre oggi ci serviamo di computer, laser e altre tecnologie avanzate, nel Quattrocento fiammingo la tecnica che ha permesso di arrivare a un alto gradodi simulazione del reale è stata la pittura ad olio.

La pittura ad olio, di cui un tempo si riteneva inventore Jan van Eyck, era probabilmente già conosciuta nell’antichità. I primi dipinti ad olio erano su tavola: la preparazione del supporto si attuava con una imprimitura a gesso e colla che veniva stesa in sottilissimi strati successivi, tra loro ortogonali, accuratamente levigati. Su questa preparazione bianca si procedeva alla stesura dei colori che erano ottenuti da terre, da estratti vegetali o animali, da minerali macinati in modo omogeneo. Il legante era costituito da oli comuni (di noce, di lino, di papavero) o essenziali (trementina, essenza di rosmarino).Questi ultimi permettevano di ottenere una materia più fluida e trasparente, adatta alle velature. I colori consentivano di comporre e sfumare con più morbidezza le tinte, di ampliare notevolmente la gamma cromatica, di ottenere maggiori contrasti di luminosità e più spiccati effetti di modellato.

Le modalità di stesura potevano variare da superfici perfettamente levigate e rifinite a superfici increspate e tormentate, segnate dal pennello o dalla spatola, tanto da dare alla consistenza materica della superficie pittorica una precisa valenza espressiva.

La pittura ad olio è supportata da un altro elemento caratteristico della pittura fiamminga: la luce. Questa è un medium fluido che unifica, individuando con la stessa attenzione non selettiva l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, il lontano e il vicino. L’uso di fonti luminose diverse moltiplica ombre e riflessi; differenzia le superfici: con la sua varia intensità dà vita al panno, alla pelliccia, al legno, al metallo etc.; ne rende il lustro (come direbbe Leonardo da Vinci), cioè lo specifico reagire ai raggi luminosi.