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Copertine e lettori ideali
Utilizzando le quattro categorie di lettori ricavate precedentemente, cercheremo di capire come le copertine si conformino ai diversi gusti estetici espressi. Ovviamente quando parlo di “gusto estetico”, intendo i vari livelli di competenze denotative dei lettori, rispetto ai valori che un oggetto (nel nostro caso la copertina di un libro) esprime, e alla volontà di identificarsi con questi.
2.1 I classici
Le immagini sopra riportate rappresentano tre esempi di classici. La prima immagine è lacopertina de I Fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij edito da Einaudi.Questo testo visivo si propone con una forma austera, molto sobria. Su di unosfondobianco, in alto, compare solamente l’immagine dello scrittore seguito dalnome e il titolo dell’opera, in basso compaiono le due righe rosse chechiudono al loro interno il nome e il logo della casa editrice. Semplice ma significativa;esprime serietà, quasi intimidisce, non deve convincerci della bellezzae dell’importanza del romanzo. E’ un classico, un modello esemplare.Le figure 2 e 3 riportano altri due romanzi classici, L’Idiota,sempredi Dostoevskij, e uno dei sette romanzi della Recherche, questa voltala casaeditrice è Mondadori. I colori sono cambiati, i caratteri grafici sonodiversi, ma i tratti distintivi rimangono invariati rispetto ad Einaudi. Si continuaad evincere un senso di sobrietà, di eleganza, e capiremo immediatamente,anche se fossimo impossibilitati a leggere il nome dell’autore, che citroviamo di fronte ad un classico. Mi sembra ovvio che il lettore ideale cuiambiscono queste copertine sia l’intellettuale. Questi romanzi esistonoanche in altre edizioni, per lo più economiche, ma oltre alla differenzadi prezzo, e quindi alla qualità del materiale, non differiscono in nient’altro,i contenuti che vogliono esprimere sono identici. Se andiamo a controllare lequarte di copertina di queste opere noteremo che dicono poco o nulla del testoletterario, si tratta solitamente di commenti ridondanti che elogiano la magnificenzadi questi scrittori. Insomma il nome parla da sé, come a dire Proust è Proust.La conseguenza è che difficilmente un lettore casuale si sentirà incoraggiatoa tentare l’impresa della lettura della Recherche, come disselo stessofratello di Proust, Robert, “La cosa triste è che le persone devonoessere malate o devono essersi rotte una gamba per avere la possibilità dileggere la Recherche.” [3]
2.2 I best sellers
Siamo nel campo del lettore informato. Questa tipologia è quella più eterogenea, sono i classici lettori che leggono di tutto, purché ci sia una buona trama, un forte coinvolgimento passionale e che la lettura non sia troppo faticosa e impegnativa. Solitamente danno poca importanza alla qualità dell’edizione perché difficilmente rileggeranno, per piacere o per necessità di consultazione, i libri già letti. Molto spesso il libro viene considerato come un oggetto usa e getta. Dando uno sguardo alla prima immagine, si palesa immediatamente uno stile pacchiano e tronfio. Il nome dell’autore compare a rilievo color oro occupando una parte consistente dello spazio, seguito dal titolo inscritto in una targa che occupa quasi per intero lo spazio sottostante, relegando il nome della casa editrice (Mondadori) in basso, il tutto poggia su di uno sfondo marmorizzato. Questo libro contiene tutti i classici ingredienti del gusto americano – hollywoodiano. Si tratta del solito eroe, buono e squattrinato, contrapposto ai soliti cattivi, cinici e spietati, il tutto trascinato da eccessivi investimenti passionali. Una copertina kitsch per un romanzo kitsch. Questo romanzo è chiaramente diretto a quei lettori in cerca di letture poco impegnative, distensive. Passando alla seconda immagine ci accorgiamo della forte malleabilità di questa tipologia di lettori. Il Nome della Rosa di Umberto Eco è il classico libro che piace, e viene acquistato, sia dall’intellettuale sia dal lettore informato. Lo comprano entrambi ma per motivazioni diverse. Probabilmente l’intellettuale conosceva Eco, prima del suo esordio narrativo, in veste di semiologo, mentre il lettore informato, nella maggior parte dei casi, ha scoperto questo romanzo grazie al successo della trasposizione cinematografica. “Il libro è così ricco che permette tutti i livelli di lettura…” [4] da questa affermazione possiamo capire come può un ottimo romanzo diventare un best seller, ovviamente tra i lettori che hanno comprato il romanzo in seguito alla visione del film ve n’erano alcuni indispettiti da alcune parti che richiedevano un alto impegno e discrete competenze. “Dopo aver letto il manoscritto, gli amici della casa editrice mi suggerirono di accorciare le prime cento pagine, che trovavano molto impegnative e faticose. Non ebbi dubbi, rifiutai, perché, sostenevo, se qualcuno voleva entrare nell’abbazia e viverci sette giorni, doveva accettarne il ritmo. Se non ci riusciva, non sarebbe mai riuscito a leggere tutto il libro. Quindi, funzione penitenziale, iniziatoria, delle prime cento pagine, e a chi non piace peggio per lui, rimane alle falde della collina.” [5] Ecco, sicuramente uno degli elementi che determinano il successo di questo libro è dato dal fatto di permettere diversi livelli di lettura, ma non così tanti da diventare un best seller, un libro di successo sicuramente, ma senza il grande aiuto promozionale del film non avrebbe trovato la fortuna, almeno a livello di vendite, che ha incontrato. La copertina conferma la natura del romanzo, sobria, pochi colori e pochi elementi: il nome dell’autore, il titolo dell’opera, il nome della casa editrice sulla campitura bianca, che è anche il tratto distintivo Bompiani, e una porzione del disegno della pianta dell’abbazia. Fino ad ora abbiamo visto alcuni esempi di copertine portatrici di forti connotazioni del genere di appartenenza: classici, best seller, e una forma ibrida dei due rappresentata, come abbiamo visto da Il Nome della Rosa.
2.3 La televisione in libreria
La terza tipologia è data dal lettore – telespettatore, ovvero colui che trae le sue informazioni dalla televisione. Siamo di fronte ad un lettore casuale, che è assuefatto dai ritmi e dalla passività di un certo linguaggio televisivo, un lettore che cerca la televisione nei libri. Le prime due immagini rappresentano le copertine di due libri scritti da due comici noti al grande pubblico grazie alla fortunata trasmissione Zelig. In entrambe compaiono le fotografie dei comici (in quanto è più nota la loro immagine del loro nome) occupando abbondantemente la superfice, in alto si legge il nome dell’autore e il titolo del libro che coincide con il tormentone che li ha portati alla popolarità. La terza immagine è la copertina di uno dei libri di Bruno Vespa. La notorietà di Vespa in televisione è proporzionale alla notorietà di Dostoevskij in letteratura, sono entrambi classici, una persona può non guardare i suoi programmi, come può non leggere le opere del romanziere russo, ma tutti sappiamo chi sono. Ovviamente questa affermazione è paradossale ma può servire a far capire, giustificare, le vendite di questo tipo di libri. Il telespettatore medio trova in questa letteratura di genere giornalistico - televisivo le risposte semplici e chiare alle sue domande, senza che gli vengano richieste particolari competenze.
2.4 Un acquirente anomalo Sono i lettori disinformati, i non-lettori. Per questa tipologia ci troviamo invischiati in un’imbarazzante difficoltà. Quali libri richiamano l’attenzione di una persona che non legge? Negli esempi precedenti abbiamo visto che le copertine esprimono sempre il genere d’appartenenza, ma tutte le opere fino ad ora citate sono facilmente inseribili in etichette di facile denotazione. Si pone a questo punto il problema riguardante tutte quelle opere dall’identità ambigua, che portano con sé un’indeterminatezza cognitiva circa i contenuti di cui sono veicolo. Mi riferisco alle opere letterarie di giovani scrittori, e a tutti quei romanzi di cui la cultura tradizionalmente riconosciuta non ha ancora espresso giudizi di valore definitivi e riconosciuti.
2.5 Un esempio: Tokyo Blues, Norwegian Wood
Prenderò in esame un romanzo a mio avviso esplicativo di tutta quella categoria di cui si diceva poc’anzi. L’opera in questione è Tokyo Blues-Norvegian Wood di Haruki Murakami edito Feltrinelli. (fig 1) Un secondo messaggio, sempre di natura linguistica, è situato nel titolo dell’opera: Blues-Norvegian Wood. Il primo segno rimanda, chiaramente, ad un genere musicale. Per quanto riguarda il secondo l’ipotetico lettore dovrebbe riconoscere il titolo di una canzone dei Beatles. Ora, considerando questi due segni, siamo spinti verso un nuovo significato supplementare: la musica. Ammesso che il nostro lettore abbia riconosciuto il titolo della canzone, e sappia che il disco in questione risale agli anni sessanta, dovrebbe, grazie al colore rosso dello sfondo giungere al significato “sessantotto”. Dobbiamo ricordare che il rosso, nella sua accezione simbolica rimanda alla politica ma anche all’amore. Ora se proviamo a far interagire tra loro i concetti estrapolati dal testo visivo, possiamo dedurre che il romanzo narrerà una storia d’amore, ambientata in un contesto sociale e politico determinato, e che la musica avrà un ruolo importante. “…Una struggente storia d’amore, ambientata nel clima inquieto del sessantotto giapponese, tra lotte studentesche e passioni culturali e politiche. Scandito da una lunga serie di brani musicali…” [6]. Mi sembra evidente che ci troviamo al cospetto di una traduzione [7]. Ma che utilità ha una copertina la cui lettura, che per altro richiede una decodificazione non del tutto immediata, non va ad aggiungere nulla a quello che già ci offre immediatamente la quarta?
Note 3) Alain de Botton, Come Proust può cambiarvi la vita, Milano, Tea, 1998, p. 37. [back] 4) Robert Maggiori, dalla quarta di copertina di Umberto Eco, Il Nome della Rosa, Milano, Bompiani (I grandi tascabili), 1999. [back] 5) Umberto Eco, “Postille a Il nome della rosa”, in Umberto Eco, Il Nome della Rosa, Milano, Bompiani (I grandi tascabili), 1999. p. 520. [back] 6) Haruki Muratami, Tokyo Blues Norvegian Wood, Milano, Feltrinelli, 1999, quarta di copertina. [back] 7) Per il concetto di traduzione vedi Umberto Eco, Dire quasi la stessa cosa, Milano, Bompiani, 2003. [back]
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