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Il corpo della comunicazione
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Il corpo della comunicazione

 

 

Marshall Mc Luhan ha giustamente affermato prima dell'avvento di internet che "Il medium è il messaggio" [1]. Oggi possiamo aggiungere, a seguito dell'introduzione nel mercato dei nuovi sistemi wireless, che il medium (oltre ad essere il messaggio) è il corpo. Nel modo in cui vengono elusi i confini tra il medium della comunicazione e il messaggio, così, allo stesso modo, vengono affievoliti i confini tra il medium e il corpo di chi li utilizza. Fin dall'inizio del processo di industrializzazione abbiamo assistito ad una progressiva spinta verso la riduzione e la prossimità degli strumenti che l'uomo ha introdotto nella vita quotidiana per facilitarla e per allargare i suoi organi di percezione-comunicazione. Dai primi rudimentali calcolatori, i quali occupavano, per dimensione, una stanza intera, ai più sofisticati computer tascabili; dalle radio a transistor alle radio-pulci con auricolare; dal telefono "soprammobile" al cellulare "mobile" grande come un rossetto. Un giorno non molto lontano, tra queste apparecchiature e l'uomo non ci sarà più nessuna distinzione.

Oggi gli strumenti di comunicazione, grazie alla loro dimensione molto ridotta, sono perfettamente integrati sia gli uni con gl'altri e sia in relazione alla persona che ne fa uso, offrendo una perenne estensione dei due sensi "elevati": vista e udito. La tecnologia standard IEE 802.11b, ha reso possibile collegare in modalità wireless (senza fili), qualsiasi nodo della rete informatica, garantendo all'utenza un accesso continuo ad alta velocità (11 Mbps) alle risorse della rete aziendale, della posta elettronica e ad Internet. Lo standard 802.11b prevede la certificazione Wi-Fi, che garantisce la compatibilità tra dispositivi di diverse case produttrici rendendo possibile una comunicazione senza interruzioni con PC wireless e apparati di rete fissa.

Un recente studio di Infonetics Research prevede che il fatturato a livello mondiale del comparto VPN (Virtual Private Networks) e firewall (hardware e software) nel terzo trimestre del 2003 crescerà del 31% rispetto allo stesso periodo del 2002. Secondo tale analisi un fattore chiave di spinta del settore è la disponibilità di banda Internet a basso costo che consente agli utenti di passare a un modello di "connettività" Internet distribuita piuttosto che a uno centralizzato. Il 47% del fatturato del terzo trimestre 2002 proviene dal Nord America, seguito dall'Asia con il 17% (Nm/Mak/Adnkronos). Se a queste notizie si aggiunge il fatto che praticamente tutte le compagnie telefoniche (per esempio Nokia, Telecom, Omnitel) si stanno orientando sempre più verso le comunicazioni in rete, mentre i sistemi di riproduzione video (Kodak, Philips, Ibm, ecc.) verso i trasmettitori senza fili in miniatura, micro cam, digital web cam della grandezza di una moneta, non è difficile prevedere che queste soluzioni saranno presto integrate tramite un'unica grande rete e assolutamente indispensabili alla società industrializzata, come gli occhiali per un miope.

Mark Downham affermava nel 1988: "I computer sciolgono le altre macchine, le fondono insieme, la televisione, il telefono, il telex, il registratore, vcr, dischi laser, antenne paraboliche, tv via cavo, cavi a fibre ottiche, l'enormità, il ronzio, un torrente di luce pura, una ragnatela semiotica, un sistema nervoso globale autosufficiente" [2]. Ogni essere umano avrà un proprio sistema di registrazione audiovisivo (micro cam e microfono) che sarà accompagnato da uno di riproduzione (micro monitor e auricolare). La comunicazione sarà sempre audiovisiva ed interattiva e renderà possibile la connessione in tempo reale tra media e uomini. L'individuo, estendendo il proprio corpo organico ad uno meccanico-digitale, avrà una duplice valenza: quella comunicativa e quella informativa globale.

Per quanto riguarda la funzione comunicativa, è prevedibile che le relazioni umane di tipo non affettivo possano essere completamente soppiantate: ad esempio scambi commerciali, compravendita di materiali, utilizzo di servizi, utilizzo di prodotti di consumo e intrattenimento come videogiochi, film o musica; o anche l'istruzione attraverso corsi di formazione e lezioni private a distanza; oppure attività burocratiche di vario tipo in cui si richiedono dati o adesioni personali.

Invece, per quanto riguarda la funzione informativa globale, è prevedibile che la fruizione di informazioni audiovisive possa avvenire nel modo più personale e arbitrario possibile. Se consideriamo uno dei più recenti ed importanti avvenimenti della storia dell'umanità, ovvero l'attacco terroristico alle Twin Towers dell'11 settembre 2001, non avremmo dubbio su almeno due aspetti del meccanismo informativo che ha "intaccato" tale vicenda: la prima è che il mondo intero è stato messo al corrente di tale avvenimento praticamente in tempo reale e la seconda che ognuno di noi ha potuto osservare da vari punti di vista la dinamica del disastro attraverso diversi filmati di tipo amatoriale. Questa modalità di immediatezza e "audiovisibilità" delle cose è da ritenersi un aspetto alquanto diffuso e destinato a crescere. Quando tutti potranno disporre di dispositivi wireless di scambio multimediale, in un futuro molto vicino alla realtà di oggi, ogni persona diventerà essa stessa un potenziale mass-medium in grado di diffondere più velocemente di qualsiasi altro mass-medium ogni tipo di avvenimento che si manifesta nelle immediate vicinanze rispetto alla persona stessa che abbia come presupposto quello di essere visivo e/o auditivo.

L'informazione assume sempre più le sembianze della comunicazione mentre quest'ultima declassa l'individuo a semplice veicolo o medium stesso della notizia. Marco Refe sostiene: "L'operazione che caratterizza il sistema sociale è allora la comunicazione, intesa come un fenomeno emergente, nel senso che nasce dagli individui facendo progressivamente a meno degli stessi e divenendo operazione eminentemente sociale" [3].

Cercando di vagliare le potenzialità di tale tipologia di comunicazione mediata e mediatica, totalmente distaccata dal reale, è necessario porsi una domanda: esiste, effettivamente, un inganno lecito, ovvero, una manipolazione accettabile o a basso rischio? In questo contesto di scambio continuo ed illimitato esiste un margine di errore che dipende dalla possibilità di alterare la comunicazione, il messaggio di partenza, l'immagine che si vuole trasmettere, tramite una manipolazione multimediale resa possibile grazie ai sempre più avanzati software; questo tipo di comunicazione visivo-empatica potrebbe trasformarsi in una terribile trappola di falsari. Tanto per citare un esempio calzante: una singola immagine, una volta mediata, potrebbe subire enormi alterazioni attraverso le innumerevoli applicazioni di plug in, andando così a distorcere e stravolgere del tutto l'immagine di partenza. Come non c'è limite alla riproduzione e alla trasmissione dei dati multimediali, oggi non c'è limite neanche alla loro relativa manipolazione, come dimostrato da Roy Menarini [4].

Da una simile situazione, in cui tutto può essere percepito ma anche messo in discussione, è comprensibile e ammissibile un conseguente atteggiamento di scetticismo che però cerca appigli e punti d'orientamento più che di riferimento. Partendo dal presupposto che uno stimolo che si basa sul "principio di verosimiglianza" [5] è sufficiente per "rendere realistica la 'risposta' del mondo percepito all'azione del soggetto", ogni sistema di interazione multimediale è sufficiente per una ricostruzione percettivo-motoria a livello cerebrale ma non pratico. Se la realtà virtuale tende alla sinestesia e al coinvolgimento del corpo organico, la comunicazione multimediale è strettamente visiva e auditiva e tende all'ipertrofia e all'esclusione del corpo, il quale di conseguenza non può più fungere da "cartina al tornasole" nell'orientamento e nell'intuizione.

La prospettiva si allarga a un senso comune di frustrazione legato ad una sorta di "inquinamento percettivo" dove tutto è creato per essere distrutto, dove ogni stimolo ricade su se stesso rompendo i confini tra puro e contaminato, vero e falso, bisogno e necessità. In pratica, nell'ottica in cui "la finzione ha ucciso la realtà" [6] e "la realtà non è quella del virtuale" [7], l'uomo uccidendo Dio (famosa metafora di Nietzsche), non uccide se stesso ma trova la sua presunta onnipotenza nella stretta comunione con l'inorganico, ovvero con la macchina-computer creatrice.

Questo avvicinamento sempre più fisico al "medium-oggetto" avviene però a scapito della "capacità di sentire" legata all'ormai declassato corpo organico, come se quest'ultimo dipendesse dall'inorganico: il quale medium lo rende onnipotente tramite l'intelligenza artificiale. L'uomo sta così diventando esattamente quello che usa: egli instaura un rapporto fisico non immediato con ogni entità di tipo tangibile (animale, vegetale e minerale) che plasma il suo modo di essere subdolamente ed indipendentemente dalla sua volontà. C.G. Jung scrive: "Ogni romano era circondato da schiavi. Lo schiavo e la sua psicologia dilagarono in tutta l'Italia antica e ogni romano divenne interiormente, e s'intende inconsapevolmente, uno schiavo. A forza di vivere costantemente in un mondo di schiavi, fu infettato attraverso l'inconscio della loro psicologia. Nessuno può difendersi da un'influenza del genere." [8] M. Perniola, invece, vede positivamente l'unione tra essere e cosa, dando, tuttavia, per scontato che " l'alleanza tra i sensi e le cose consente l'accesso a una sessualità neutra, che implica una sospensione del sentire: questa non è l'annullamento della sensibilità, che implicherebbe la caduta di ogni tensione, ma l'ingresso di una esperienza spostata, decentrata, liberata dall'intento di raggiungere uno scopo." [9]

Se al concetto di sessualità sostituiamo quello di attrazione (che può essere di diverso tipo: energetica, magnetica, chimica, ecc.), non avremo problemi nell'affermare che nessun connubio tra organico ed inorganico debba considerarsi dannoso se l'istanza che l'ha generato è profondamente sentita, se non c'è, in pratica, necessariamente uno scopo in tale avvicinamento. Il musicista, ad esempio, instaura un rapporto molto intimo con lo strumento ma allo stesso tempo immediato, come un colpo di fulmine. Basti pensare al saxofonista che quando suona sente l'odore del metallo che maneggia e palpandolo lo rende quasi vivo. Lo strumento diventa allora parte del musicista trasformandosi in una sorta di protesi sonora, ovvero nell'instaurarsi di un equilibrio tra materia che vibra sotto le sollecitazioni del corpo. Ma questo principio si può estendere anche ai piercing delle società tribali, dove gli oggetti ornamentali superano il loro valore estrinseco per assumere funzioni magiche, o alla medicina cinese, dove nell'agopuntura gli scambi energetici sono veri e propri "colloqui" tra l'anima del paziente e quella del medico attraverso oggetti o sostanze che congiungono i corpi. Nella tradizione alchemica i minerali hanno un forte potere per quello che emanano più che per quello che rappresentano, tanto da instaurare un equilibrio cosmico con il mondo organico.

Ogni contatto intimo con la materia non deve essere imposto dal semplice avvicinamento ad essa, ma attraverso legami più viscerali; come l'innamoramento si distingue dall'affetto e dall'amicizia così anche l'attrazione inconscia ad un oggetto si distingue dall'abitudine ad usarlo. Tali legami sono determinati da due cardini dell'essere che il nostro modello cognitivo ha sempre cercato di tenere ben lontani: la mente e il corpo o meglio l'inconscio e le sue risonanze biologiche. L'allontanamento dal corpo impone di conseguenza un allontanamento dall'inconscio e viceversa. La scissione tra mente-pura e corpo-impuro è caratteristica peculiare della società occidentale che ha sempre frantumato ogni tipo di esperienza in unità uniformi per controllare e gestire [10] e che ha sempre schematizzato la realtà del soggetto pensante distintinguendo tra conscio-reale (nonché vero e ammissibile) e inconscio-fittizio (nonché astratto e ingiustificabile).

L'influenza del pensiero cartesiano ha portato ad ignorare, stando alle parole di Sally Pryor, il fatto che: "L'inconscio esprime se stesso attraverso il corpo e coi simboli, piuttosto che in forme verbali o astratte" [11]; quindi non ci può essere estensione (in tutti i sensi) dell'uomo senza corpo in quanto non esiste un confine netto e tangibile tra corpo e mente. Ogni cellula del nostro corpo infatti vive, sente, respira, ma per noi è del tutto sconosciuta. Percepire questa energia vitale significherebbe avere coscienza anche dell'inconscio, che di per sé sembra una contraddizione.

Bergson, nell'Evolution créatrice, sostiene che "anche la coscienza è un'estensione dell'uomo e che offusca la felicità dell'unione nell'inconscio collettivo. Il linguaggio" - e potremmo aggiungere a maggior ragione la mercificazione del medium-linguaggio - "separa di fatto l'uomo dall'uomo e l'umanità dall'inconscio cosmico". E' negli scambi energetici e nelle influenze astrali che esiste l'inconscio cosmico, nella loro continua vibrazione atomica che non può mai cessare ma solo trasformarsi; monadi e nomadi, le particelle elementari della materia liebniziana sono l'energia visibile delle cose che risiede anche in noi, nel nostro corpo.

A sostegno di quanto affermato, nelle culture asiatiche (ma anche quelle sciamaniche), il corpo è percorso da quattro energie che devono essere in equilibrio e che corrispondono ai quattro elementi naturali: terra, acqua, aria e fuoco. Queste energie, tramite una serie di "cordoni ombelicali energetici" situati in vari punti del corpo, i Chakras, congiungono l'inconscio umano e quello cosmico attraverso un flusso armonico. Questa figura, che rientra nell'ambito di una concezione "allargata" della fisiologia umana, la si può ritrovare all'interno di una delle tre cosmogonie principali dell'antico Egitto: quella eliopolitana [12]. In essa le divinità cosmiche assunsero nell'immaginario un aspetto antropomorfo e furono rappresentate come cielo, terra e aria. L'inconscio cosmico di cui parlava Bergson permette ogni tipo di "penetrazione" immediata e disinteressata tra organico ed inorganico oltre che tra entità organiche, in quanto l'inconscio cosmico non può non contenere quello personale. Miriadi di santi, artisti ed altri "illuminati" dei nostri tempi parlano di un contatto con la natura che supera il sensoriale avvicinandosi al sensitivo. Si tratta di una sorta di sesto senso in grado di cogliere le influenze energetiche e cosmiche in tutto quello che ci circonda.

Questa altra forma di conoscenza-coscienza è tipica di tutte quelle "entità organiche" che non hanno sviluppato (o hanno sviluppato in altro modo), il sistema razionale-comunicativo. Esemplare può essere il caso di alcuni insetti, o, se vogliamo, di un po' tutti quegli esseri viventi nei quali un forte collettivismo ha sviluppato in essi linguaggi non verbali, come nelle società tribali. Anche in questo caso ritorna il corpo-inconscio a fare da tramite con qualcosa di più esteso, che supera la classificazione occidentale e che per ciò risulta assai difficile analizzare.

Come sostiene Capucci: "La conoscenza trova la sua fondazione a partire da un corpo fisico" [13]; ma di questo corpo che conosce, molte cose sono ancora oscure, difficili da penetrare. Rossi afferma e sostiene quanto sopra, citando Spinoza: "Spinosa critica radicalmente la presunta superiorità dell'anima sul corpo che, lungi dal rovesciarsi in quella della superiorità del corpo sull'anima - che diventerebbe così inintelligibile -, mostra che il corpo va oltre la coscienza che se ne ha, e che nondimeno il pensiero oltrepassa la coscienza che se ne ha [...] Si giunge alla scoperta di un inconscio del pensiero altrettanto profondo dell'ignoto del corpo." [14].

Ricapitolando, nel panorama dell'inquinamento percettivo post moderno, nel calderone dei dispositivi wireless che connettono gli infiniti media-individui, le barriere del possibile crollano e, come afferma Baudrillard [15], attraverso la tecnica l'immagine finisce per coincidere con il reale anche se dal reale prende solo spunto, ovvero quel segnale digitale soggetto al margine d'errore della manipolazione computerizzata.

Il reale viene così annientato e con esso il giudizio morale. L'uomo disorientato cade in un pastiche percettivo dove l'affollamento sensoriale e la caduta del senso (nonsense) non sembra portare alla necessità di utilizzare l'ultimo parametro di giudizio possibile: il corpo, in quanto ritenuto inferiore, non necessario, o insufficiente come sostiene Stelarc [16]. La rottura di tutti i parametri e i bipolarismi classici dell'uomo moderno (giusto-sbagliato; bene-male; vero-falso; puro-contaminato) non vanno ad intaccarne un binomio di fondamentale importanza: quello tra corpo e mente, che è anche quello tra inconscio (privato e cosmico) e conscio.

Come afferma Mark Downham "In una società inondata dalla finzione, il panico è necessario" [17]. Questo panico è dovuto anche al fatto che la materia-medium non plasma l'uomo solo a livello percettivo e conscio ma anche attraverso l'inconscio-corpo senza che quest'ultimo instauri un legame extrapercettivo ed armonico con essa. Il rischio è di un annullamento totale di tutti i parametri di giudizio sul mondo fenomenico con tutte le conseguenze che ne derivano.

In conclusione, utilizzare ed installare nel proprio corpo un medium senza capirlo profondamente è come voler utilizzare un mezzo di trasporto qualsiasi, del quale se ne ignora il percorso, la provenienza e la destinazione, semplicemente per il fatto che esiste e che con esso ci si può spostare (fisicamente o mentalmente) con maggior facilità e rapidità. Salendo a bordo il nostro atteggiamento è passivo anche se emotivo: guardiamo fuori dal finestrino-monitor con sorpresa fino a che, assuefatti, la noia prenderà il sopravvento. A quel punto possiamo anche decidere di scendere. Ma è più comodo rimanere seduti, farci scarrozzare in giro, perché quel luogo, quel contesto è divenuto parte di noi, della nostra vita; in fin dei conti abbiamo paura di scendere, perché non sappiamo cosa ci aspetta fuori realmente e come reagire. Se noi comprendessimo pienamente quel medium anche il nostro atteggiamento sarebbe conseguentemente diverso. Potremmo salire a bordo ed utilizzarlo con l'intenzione di spostarci e con la consapevolezza che siamo stati noi ad aver deciso di salire per farci trasportare e non il mezzo a rincorrerci per farci salire. A quel punto potremmo osservare fuori dal finestrino-monitor riconoscendo e distinguendo cose e persone e scendere per instaurare un contatto vero quando qualcosa o qualcuno ha attirato la nostra attenzione, per poi magari risalire e continuare il nostro viaggio con qualcosa in più.

 

Note

 

1) Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Net, Milano 2002, p. 15. [back]

2) Mark Downham, "Cyberpunk!", in Raffaele Scelsi (a cura di), Cyberpunk, Shake, Milano, 1990, p. 93. [back]

3) Marco Refe, “Reali possibili. Tecniche della A-Relazione”, in AAVV, Cyberfilosofie, Millepiani, Milano, 1999, p. 106. [back]

4) Mi riferisco al testo di Roy Menarini, Visibilità e catastrofi, Edizioni della Battaglia-La luna nel pozzo, Palermo, 2001. [back]

5) Francesco Antinucci, "Il corpo della mente", in Pier Luigi Capucci (a cura di), Il corpo tecnologico, Baskerville, Bologna, 1994, p. 22. [back]

6) Riprendendo il sottotitolo del saggio di Jean Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Raffaello Cortina, Milano, 1996. [back]

7) Frase che s’ispira, questa volta, al titolo del libro di Capucci, Realtà del virtuale, Clueb, Bologna, 1993. [back]

8) Carl Gustav Jung, Contributions to Analytical Psychology, London, 1928. [back]

9) Mario Perniola, Il sex appeal dell’inorganico, Einaudi, Milano, 1994, p. 4. [back]

10) Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Net, Milano, 2002, p. 95. [back]

11) Sally Pryor, "Immaginare di essere un computer", in Pier Luigi Capucci (a cura di), Il corpo tecnologico, Baskerville, Bologna, 1994, p. 122. [back]

12) Sergio Pernigotti, L’Egitto antico, La Mandragola, Imola, 1996, p.110 - 111. [back]

13) Pier Luigi Capucci (a cura di), Il corpo tecnologico, Baskerville, Bologna, 1999, p. 41. [back]

14) Katia Rossi, "Proust 'Materialista': una logica dei segni", in AAVV, Cyberfilosofie, Millepiani, Milano, 1999, p. 137. [back]

15) Jean Baudrillard, Il delitto perfetto, Raffaello Cortina, Milano, 1996. [back]

16) Mi riferisco al saggio di Stelarc "Da strategie psicologiche a cyberstrategie: prostatica, robotica ed esistenza remota", in Pier Luigi Capucci (a cura di), Il corpo tecnologico, Baskerville, Bologna, 1994. [back]

17) Mark Downham, "Cyberpunk!", in Raffaele Scelsi (a cura di), Cyberpunk, Shake, Milano, 1990, p. 71. [back]