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| NOEMA Home SPECIALS La via italiana al digitale nel cinema |
Tecnologie e Società
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Introduzione
Apparentemente tutto va bene, come affermano i registi firmatari di Dogma95. Il cinema, ad un secolo di distanza dalla sua nascita, ha seguito un percorso evolutivo graduale, che lo ha portato a raggiungere una compiutezza sia tecnica che organizzativa. Ma proprio ora che le tecnologie hanno raggiunto il massimo grado di perfezionamento, appaiono sulla scena nuovi protagonisti che stanno sconvolgendo le coordinate entro cui si sono mossi produttori, tecnici e registi. C'è chi parla di rivoluzione digitale, chi di morte della pellicola, di democrazia digitale o di Nouvelle Vague in pixel. Se la solita mania di etichettare movimenti e cambiamenti non è ancora riuscita a trovare la sigla di successo, non si può comunque negare che le immagini numeriche stanno modificando il modo di fare cinema. Dal lavoro sul set al montaggio, dal rapporto tra regista e attore, alle nuove modalità di proiezione e di fruizione dei film: nessuno, ormai, pu" considerare il digitale come un moda passeggera. Sarabbe più corretto definire il d-cinema come una modifica in atto; per questo è difficile da analizzare, soprattutto in Italia, dove esiste ancora una certa confusione intorno al tema, accompagnata da numerosi segnali di ricerca e sperimentazione. Dichiarazione di intenti. Rubo ancora le parole a Dogma95 per chiarire le "tappe" verso la via italiana al digitale. Sono partita dall'articolo pubblicato su Duel 100 e mi sono imbattuta nel testo di Michela Greco Il digitale nel cinema Italiano. Mi interessava capire, in maniera approfondita, quale fosse la realtà della produzione digitale italiana ed il libro è diventato un importante punto di arrivo e di partenza per una ricerca sempre più stimolante, in cui gli strumenti utilizzati sono stati altri libri e articoli, tratti da periodici e siti specializzati. Dopo la raccolta dei materiali, ho costruito un percorso così strutturato. La prima tappa è costituita da alcune riflessioni dello spettatore meravigliato Barjavel e le preziose intuizioni di Bazin sul cinema totale e sull'arte impura. La seconda tappa è dedicata alla produzione di immagini digitali, in un percorso in cui parler" di ripresa in digitale e dei reali vantaggi nella lavorazione sul set, di confronto tra cinema indipendente e cinema ufficiale, ed infine, di democrazia digitale, inevitabile conseguenza della diffusione commerciale delle telecamere digitali. Sulla via italiana al digitale, incontreremo il movimento che per primo (almeno in Europa) ha "sbandierato" l'uso delle telecamere digitali. Con Dogma95 di Lars Von Trier ci avvicineremo alla piccola pattuglia di autori digitali che, in Italia, sta realizzando un cinema più leggero, diretto ed irrequieto: parlerò dei film citati nell'intervista apparsa su Duel e del settore Cinecittà Digital, e, in maniera più sintetica, di montaggio non lineare, effetti speciali e proiezione. Non mancheranno esempi italiani: i "casi" Honolulu Baby di Nichetti, Nirvana di Salvatores, e il Multiplex Arcadia di Melzo, unica sala italiana predisposta per la proiezione digitale. Tra le varie voci del panorama italiano, ho scelto di privilegiare soprattutto quella dei registi, per capire in che modo stanno reagendo e percependo la nuova ondata digitale. La domanda che farà da sfondo alle varie testimonianze raccolte sarà: "cosa può ottenere il cinema italiano, in termini di prospettive e maturazione, economica ed espressiva, da questi nuovi mezzi tecnici?" [1]. Infine, nelle righe conclusive, cerchero di sintetizzare prospettive e limiti dell'era digitale nel contesto italiano.
Note 1) Michela Greco, Il digitale nel cinema
Italiano. Estetica, produzione e linguaggio, Lindau, Torino
2002, p. 32.
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