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L'esperienza di Gina Pane
Lesperienza di Gina Pane è stata ed è un riferimento sia per il lavoro sul corpo, sia per la sua straordinaria capacità di visualizzare le azioni, controllandole fin nei minimi dettagli donandosi intramente allarte della visione.Caratteristica di Gina Pane è stata proprio lassoluta consapevolezzadella scelta operata, pur nel mutare dei periodi e delle scelte stilistiche.Lei non è mai rimasta vincolata al cliché dellartistaperformer,ha dominato le arti plastiche con una lucidità completa, e nel suo lavorole varie fasi che si sono alternate sono tutte strettamente legate da unideaforte dellinsostituibilità della figura dellartista-santo,da un antropocentrismo che fa che fa dellarte uno strumento di conoscenzae di comunicazione tra gli esseri umani. Questa è stata la sua utopia. Per comprendere a fondo il percorso compiuto da Gina Pane ritengo sia molto interessante rifarsi alla mostra a lei dedicata, che il Comune di Reggio Emilia, ha organizzato nellambito del Progetto Novecento, a cura di Valerio Dehò. La mostra fu allestita nei Chiostri di San Domenico (in Reggio Emilia) dal 30 ottobre 1998 al 17 gennaio 1999. Non a caso la mosta affronta gli inizi concettuali con unopera enigmatica come Dessin verrouillé (1968). Siamo allinterno di unarte dichiarativa, lartista invita il pubblico a fidarsi di quello che afferma, lopera è nascosta, invisibile, ma esiste. Lartista già inserisce il problema della variabile temporale che aggredisce lopera e quando il ferro sarà corroso, soltanto allora potrà rivelarsi il disegno nascosto. Nello stesso anno Pierres déplacées segna con Terre protégée il superamento della logica delloggetto aprendo il lavoro verso lambiente. La tematica ambientalista viene posta in primo piano. Dallintervento minimale delle pietre spostate dal loro luogo dombra verso uno spazio solare, alle 120 piastre di legno marcate a fuoco che recano altrettanti sacchetti pieni di semi di fiori e frutti, si tratta di uno spostamento dellinteresse artistico. Lambiente non viene visto come un luogo di eventi, come un palcoscenico, ma lartista stabilisce un rapporto semplice tra sé e la natura, un rapporto che è di protezione e di responsabilità. La terra diventa il luogo da difendere e con cui comunicare affinché le stesse basi psicologiche e culturali delluomo vengano preservate. Significativa è l’installazione del 1968 intitolata La peche endeuilée, che ha la sua origine in un fatto di cronaca accaduto il 1° marzo 1954: ventitré uomini dellequipaggio di un peschereccio giapponese al largo delle isole Marshall nel Pacifico furono investite dal fall out di un esperimento nucleare americano. Lesplosione di Bikini è rimasta nella memoria di tutto lOccidente e Gina Pane realizzò unopera che può essere considerata a metà tra il monumento alla memoria degli anonimi pescatori vittime delle radiazioni nucleari e una sorta di cimitero dedicato alla follia della corsa agli armamenti. Linstallazione, di oltre 50 metri quadri, è un monito permanente a quante persone innocenti sono morte e moriranno a causa del militarismo e della ricerca scientifica finalizzata solo a interessi economici. Un opera poetica come Stripe rake(1969) si collega al desiderio dellartista di proporre un modo di vita più lento e meditativo, in stretta connessione con la natura. La violenza della bomba atomica, le vite spezzate di pacifici pescatori, il rastrello che traccia solchi semplici e antichi, la foto di Gina in Sitation idéale. Ecos (1969) come linea di conginzione fra cielo e terra, opere e frammenti di un impegno dellarte per cambiare la vita. Mon corps. Pierres de corps (1970) unisce il corpo dellartista alla durezza della pietra, ne fa una sostanza nuova, fresca, ma assolutamente reale. Gina Pane è sempre stata unica nel mettere insieme i valori della poesia con la durezza delle sue opre. Probabilmente la vera poesia è crudele. Si può dire che già tra le opere della fine degli anni Sessanta alcuni temi caratteristici dellopera dellartista siano presenti. Il corpo è parte di un tutto che lartista non può cambiare, non deve accettarlo così comè. Quindi i due imperativi di rispettare la Natura, e di conseguenza lUomo, e di richiedere allarte un contributo al cambiamento della sensibilità e del mondo sono presenti nelle prime opere fotografiche e nelle prime installazioni. Molta importanza simbolica hanno i semi, lorigine della vita, che lartista in Semences de graines de chanvre. Ury (1970) riprende come tracce di un percorso indefinito. I semi sono lequivalente biologico delle pietre di Marquage de latrace du passage du torrent de lAlbergan (1968): lidea di testimonianza e la rilettura del passaggio tra potenza e atto sono contenuti allo stesso livello simbolico. Lintellettualità di Gina Pane ha sempre cercato di fissarsi su temi comprensibili, di avvicinarsi con larte alle strutture primarie delluomo. Da qui si comprende come il tema del viaggio resti un luogo fondamentale in ogni avvio di conoscenza. Non si tratta semplicemente di spostarsi fisicamente, quanto di ridiscutere le abitudini mentali. Questo comporta un sacrificio, la rinuncia ad unidentità già fissata e lannuncio di unidentità nuova. Lartista in Continuation dun chemin de bois. Ury (1970), in una giornata di duro lavoro traccia una linea di percorso che non finisce e non ha inizio, è memoria di ciò che è stato. Lattività dellartista porta soggettività nel mondo oggettivo della natura, crando eventi unici e irripetibili Se nelle Pierres déplacées. Ecos (Eure), 1968, prevaleva linteresse a modificare e migliorare una situazione naturale, a catturare lazione del caldo e della luce, altri lavori come Table de lecture. Ecos, dellanno seguente, sono già costruiti sullorganizzazione dello spazio dellazione. I contenuti restano quelli del legame con la terra, della riscoperta del nutrimento originario, anche della violenza sul paesaggio. La Terra come corpo della Natura ferita diventa il punto di partenza per le serie delle blessures che dominano gli anni Settanta e diventano il lavoro più conosciuto e universalmente noto di Gina Pane. Unopera particolarmente significativa è la sequenza di foto denominata Flessure théorique, realizzata nel 1970. Lartista nella prima foto taglia con la lametta da barba un foglio bianco di carta, sembra quasi che scriva una scrittura invisibile. Nella seconda foto la carta sgualcita viene appoggiata sulla nuda terra e la lametta la incide fino a far apparire il terreno su cui è appoggiata. Nella terra lartista si incide direttamente un polpastrello. Questa opera non solo è fondamentale in quanto il tema della ferita viene esplicitato e collegato nella sequenza carta-Terra-corpo-umano, ma è anche la prima occasione in cui lartista mostra lintenzione di compiere su se stessa degli atti dolorosi. La lucidità di questo lavoro dimostra anche quanto Gina Pane avesse il controllo e la coscienza del proprio lavoro. Lorganizzazione delle azioni e della loro rappresentazione visiva è totale. Nella celebre Azione sentimentale, del 1973, lelemento autoaggressivo (mai ovviamente fine a se stesso), è più esplicito, ed è soltanto il corpo flagellato dellartista che si offre. Alcuni elementi ricordano direttamente il tema del martirio, come la scala che lartista deve salire attraverso il dolore dello spirito. Il suo sacrificio equivale a quello dei santi. Lartista è vestita di bianco in quanto segno di purezza, gli occhiali scuri la separano dallambiente che comunque domina con la sua presenza. Le actions di Gina Pane sono degi eserciza spirituali alla manierati SantIgnazio di Loyola. E il tema del corpo, in lavori come Mon corps. Pierres de corps (1970), in cui lartista diventa parte di un paesaggio duro e desolante, si fa pietra tra le pietre, diventa qualcosa di meno mistico e silenzioso. Nelle azioni e nelle performance è sempre lartista a determinare i tempi della visione, mentre davanti a un quadro lintervento dello spettatore, pur guidato dallartista, è certamente più libero. Ma l’importante è il controllo di ogni fase di costituzione dellopera, anche e soprattutto nelle sequenze che poi vengono presentate in fotografia o in video. Spesso, come nel caso di Gina Pane, lartista riesce a creare dallazione unopera autonoma, con propri contenuti e un proprio linguaggio. La stessa Gina Pane aveva chiarito questo problema: “Non è facile occuparsi del corpo come linguaggio, almeno per colui che si rende conto che esso possiede una struttura linguistica. Il messaggio corporale possiede una massa e un peso tali che provare a decifrarlo provoca difficoltà e allarmi. Per questo lartista non ha mai lasciato alcuna casualità alla presentazione dei lavori: per non permettere che il peso del linguaggio del corpo prendesse il sopravvento su quanto lei aveva intenzione di esprimere. La sua consapevolezza si è dimostrata vincente, e ha reso il suo lavoro degli anni Settanta un riferimento non solo pratico ma anche estetico. Alla fine del periodo delle azioni, due anni dopo che allartista fu affidata la crazione di un atelier di performance presso il Centre Georges Pompidou a Parigi, ha inizio il ciclo delle partitions, con cui prosegue e si amplia lanalisi del tema del corpo. Le partitions hanno per argomento spesso il tema dei santi martiri. In esse possiamo trovare amplificati diversi elementi che si trovano disseminati nelle serie di opere precedenti. Ma in più vi è anche la comparsa della storia dellarte, della memoria dellartista formatasi a guardare e riguardare i quadri classici più famosi, soprattutto quelli di santi e martiri. In La chair ressuscitée (1988) i materiali si intrecciano per creare un quadro complesso. Le impronte dei corpi scheletrici che vengono fuori a sbalzo dai fogli di ferro, di latta e di rame danno alle lastre sarcofago un impianto tombale esplicito. Dal corpo del santo si passa al corpo qualunque. Ma in realtà, in Gina Pane, le tracce dei corpi della morte e della sofferenza annunciano una vittoria, non una sconfitta. Lartista sapeva che i santi hanno sempre comunicato con il popolo attraverso il proprio corpo. Le stimmate, le flagellazioni, erano da un lato i sintomi di una santità manifesta, dallaltro la certezza empirica dellesistenza del divino. In effetti la reliquia era, oltre che un affare economico, anche il lingaggio che tutti potevano comprendere. E il corpo che parla, non la Scrittura. La priore des pauvres et le corps des Saints (1989/90) costituisce lultima installazione creata da Gina Pane. Le nove vetrine, disposte a gruppi di tre, dedicate a san Sebastiano, san Francesco e san Lorenzo, sono dei loculi trasparenti in cui il corpo dei santi, la simbolizzazione del loro martirio e della loro scelta si accompagnano ai versi della Preghiera dei Santi. Laspetto di sarcofagi è evidente. La materia liberata si affida ai simboli, ma nello stesso tempo trovano evidenza proprio le icone della scelta, dellimpegno. La simbologia dei colori si accompagna agli elementi della vita dei santi: il rosso di san Sebastiano sta per il corpo grondante di sangue dopo essere stato trafitto dalle frecce; il marrone di san Francesco ricorda il saio, il voto di povertà, la spogliazione da ogni orpello inutile; lazzurro è invece il colore di san Lorenzo, quasi a richiamare non solo il mantello del santo, ma anche lelemento aereo, spirituale della sua ascesi corporale. Acqua, miele, sale, le parole della preghiera dei poveri, sono linvocazione dei bisogni semplici. Perché, nonostante lapparenza funebre, dalle vetrine dei santi promana unenergia vitale che è la sintesi dellenergia vitale di Gina Pane. Il lutto viene vissuto sempre come una denuncia. In effetti serve soltanto per raggiungere uno stato di suprema consapevolezza e di impegno. La morte è un prezzo da pagare per dare la vita e la conoscenza agli altri. E un gesto damore. Il lavoro di Gina Pane rivela una coerenza straordinaria, una lucidità visionaria che si apre alla poesia pur rimanendo allinterno della tradizione delle arti visive. Oggi potremmo anche parlare di multimedialità, ma rischieremmo di fare delle confusioni. Preferiamo affermare che Gina Pane ha saputo esprimere, attraverso linterazione di linguaggi artistici diversi, che la verità richiede semplicità di spirito e assoluta fedeltà di ricerca. Anche le sue opere più concettuali hanno sempre conservato il fascino dellenigma e la forza di un abbraccio. Distaccarsi dal suo lavoro dopo averlo conosciuto e amato, fa sentire un vuoto che queste parole non riusciranno a colmare.
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