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Tecnologie e Società
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La nascita
dell'idea di Rete
Tecnocorpi
L'esperienza
di Gina Pane
Conclusioni
Bibliografia

 

Tecnocorpi

 

 

 

Protagonista della cybercultura è il cyborg [6], impegnato nel gestire alcuni atteggiamenti umani latenti. Esso appartiene tanto alla realtà sociale quanto alla finzione, dovuto al fatto che l’utilizzo di congegni meccanici sul corpo umano è diventata ormai una cosa sempre più frequente, soprattutto in ambito medico.
Accanto alla figura del cyborg, vincolata ancora ad un immaginario collettivofantastico, nasce la figura del Tecnobody: corpo dell’artista chedetermina non solo l’opera, ma anche il suo linguaggio specifico. Spessoesso nasce dal desiderio di realizzare un sogno da sempre insaguito, ossia quellodell’immortalità! Tecnobody è una forma d’artecorporale che insegue un’ibridazionetra carne e linguaggi tecnologici del nostr tempo.

E’ il corpo dell’artista che si fa opera d’arte, corpo estremo, coraggioso, intenzionato a confrontarsi con i mezzi evoluti del proprio frangente storico. Attraverso il dolore, che è la forma di sensazione più vicina alla morte, e il suo superamento, si ha una sublimazione della morte stessa. Una sorta di rituale iniziatico, attraverso il cui passaggio, si conferma la vita, si afferma l’mmortalità della carne per mezzo della resurrezione.

A tale proposito puo essere illuminante un pensiero espresso dallo scrittore giapponese Yukio Mishima:

L’allenamento del sole e dell’acciaio, a cui mi ero dedicato per così lungo tempo, era dunque un’attività in grado di produrre quel genere di scultura fluida, e poichè il corpo così plasmeto apparteneva strettamente alla vita, tutto il suo valore doveva essere riposto in ogni attimo di quello splendore. Perciò la scultura che rappresenta il corpo umano celebra con marmo imperituro l’essenza effimera della carne. Ne consegue che appena oltre, un attimo dopo, preme già la morte. [7]

E ancora:

La funzione del coraggio fisico consisterà sempre nell’accettare la sofferenza; in altre parole, il coraggio fisico è la fonte del gusto di capire e di assaporare la morte ed è anche la prima condizione della facoltà di comprenderla. [8]

I tecnocorpi sono anche gli artisti della più recente ricerca performativa, in cui la pelle comincia a dilatarsi con forme e formule radicali, spesso così fisiche da lasciarci un brivido profondo nell’azzardo. Tecnobody significa arte del corpo oltre il corpo stesso, un sistema organico in cui azione fisica e completamento bidimensionale diventano sinergici, complementari per la risoluta biologia dell’altro.

E’ il caso dell’artista Orlan: ha il maggior merito nella ricerca di una tecnobody che riformuli il quadro partendo dall’integrale esperienza epidermica. Da diversi anni l’artista francese si sta impegnando in un piano di modifica chirurgica del proprio corpo, attraverso operazioni estetiche che entrano dentro un marketing da monoimpresa culturale.

Le sue performance si svolgono in una sala operatoria: attraverso la telecamera filma la sue operazione chirurgiche, adora i suoi scarti corporali che inscatola, e arriva a video e ingrandimenti fotografici con cui dimostra la maturazione della fotografia in azione, dando la necessaria evoluzione rispetto alla Body Art storica. Mentre, infatti, i maestri degli anni Settanta, concepivano le foto come puro documento a testimonianza delle loro performance, Orlan s’inserisce nella ricerca di un tecnocorpo che sfrutta le tecnologie, entrando nei mezzi stessi di compressione bidimensionale.

L’azione fisica deve aprire il meccanismo e restare il momento topico dell’intero processo. Anche qui si ricerca il coinvolgimento nell’azione corporale, ma con l’intento di giungere alla fotografia, alla ripresa video che fissano la memoria per il successivo’ quanto necessario, lavoro della produzione bidimensionale. Oggi serve un tecnocorpo multifunzionale, tanto tangibile e fisico quanto interfacciato coi sistemi di riproduzione tecnologica.

In Arizona si assiste ad un’altra scena di sperimentazione sul corpo legato allo studio delle conseguenze patologiche dell’alta tecnologia. Un laboratorio culturale chiamato The Ice House, condotto da un artista: David Therrien. Egli, facendo uso di macchine e applicandole ai corpi umani, ne dimostra il loro potere fatale affermando in questo modo l’organicità raggiunta dalla tecnologia. Il freddo metallo ha preso vita e l’elettricità esplode verso l’esterno in un intensa luce bianca.

Il mondo di Therrien è popolato di macchine crash [9]: macchine elettriche per l’inquisizione, macchine per il suicidio, macchine comfort [10]: non tanto macchine quanto piuttosto campi di energia liquida che configurano e riconfigurano qualsiasi cosa venga risucchiati all’interno dei loro percorsi energetici. Non solo macchine crash, ma anche corpi crash. Corpi nudi intrappolati e attraversati da 16.000 volts di elettricità; corpi schiacciati spinti in piccole gabbie d’acciaio circolari e poi sospesi a più di dieci metri da terra, sempre circondati da un campo energetico, di elettricità ad alto voltaggio. Oppure corpi crash legati con una cinghia alla sommità di una gigantesca macchina per la crocifissione, il cui volto è nascosto dietro ad un compatto fascio di luce al quarzo che, senza preavviso, esplode e prende vita, diviene luminescente fino ad accecare.

Questo spettacolo pirotecnico non è fatto solo per divertire, ma è anche un modo brillante di dimostrare il nostro destino di passeggeri passivi che aspettano di immettersi nella violenta traiettoria dellla tecnologia digitale. Therien è uno di quegli strani profeti del deserto che forza il mondo del cyberware più rigoroso attraverso una forma ibrida di riflessione morale. Tutto il suo lavoro è profondamente religioso nel senso più intenso del termine: un’insistenza etica affinché la tecnologia risponda alle domande fondamentali. Quali sono i “rituali di purificazione” per mezzo dei quali il corpo secernente viene sterilizzato per il suo viaggio attraverso l’oscura massa della realtà virtuale? Che cosa accade all’orizzonte della soggettività umana quando viene ammirato passeggero del lancio ad alta velocità della tecnologia digitale?

Therien è quindi un sacerdote androide che fa del suo corpo un campo transitorio di rapide e violente mutazioni, mentre viene costretto a passare attraverso il campo energetico dello schermo. Si tratta di un artista sacrificale dotato di energia maniacale in grado di sopraffare la carica ad alto voltaggio delle griglie elettroniche, il cui concetto di terapia del pubblico consiste nell’avere il proprio corpo costantemente controllato durante l’esibizione da elettrocardiogrammi ed elettroencefalogrammi per cogliere qualsiasi segno di funzioni terminali in avvicinamento, rivelandone perciò le possibilità di decomposizione e di recupero.

Tutta l’opera di Therien implica la combinazione di tre elementi: elettricità, calcolatori digitali e musica; ovvero, la rete elettrica della realtà virtuale. Elettricità come energia (raggiungendo lo spazio puro nell’illuminazione al quarzo), calcolatori (la rete) e musica (il principio di seduzione grazie al quale le macchine crash prendono vita). Il corpo è sempre carne passiva intrappolata in gabbie, suicidata dalla sua rapida trasmissione attraverso le comfort-zone, oppure resa schiava degli automi meccanici.

Un’altra interpretazione potrebbe essere non tanto corpi schiavizzati, quanto piuttosto corpi violenti che si legano ad una tecno-pelle esterna (le macchine) per vedere quanto lontano può essere spinta la tecno sfera prima che cominci a ribellarsi, divenendo un passeggero passivo di questa brutale psicosi umana. Il mondo di macchine crash creato da Therien è puramente patologico, ma è forse questo il suo vero fascino.

Realtà degne di nota sviluppatesi in questo ambito sono gruppi come La Fura del Baus e i Mutoid, e Gina Pane, alla quale ho voluto dedicare un capitolo a parte.

 

Note

6) Ibrido tecnologico, composto dalle parole cyber e organism, e vuole dire “organismo cibernetico”, ossia un insieme di carne e tecnologia in cui il corpo è modificato da innesti di hardware, protesi e altri impianti, e che porta dentro di sé un enigma: quanto è rimasto di umano in questi esseri? Qual è la parte che prevale, l’uomo o la macchina? [back]

7) Yukio Mishima, Sole e acciaio, Cuneo, Guanda, 2000, pag. 36. [back]

8) Yukio Mishima, Sole e acciaio, Cuneo, Guanda, 2000, pag. 38-39. [back]

9) Crash: termine usato nella cultura cyber per indicare distruzione, annientamento totale. [back]

10) Comfort-zone, indica delle condizioni di vita e di lavoro a cui si è abituati e che si considerano soddisfacenti. [back]