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| NOEMA Home SPECIALS TRADIZIONE E INNOVAZIONE NELL'OPERA DI MARIKO MORI |
Tecnologie e Società
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Dream Temple
L’ultima parte dell’esposizione è costituita dalla complessa e multimediale installazione intitolata Dream Temple, che rappresenta la meta finale del virtuale viaggio iniziatico intrapreso nella foresta del video di Kumano, e in generale dall’intero percorso dell’esposizione.
Il Dream Temple rappresenta la meta della più elevata spiritualità e il concetto di ‘illuminazione’. Mariko Mori per quest’opera si è ispirata allo Yumedono (tempio dei sogni), un tempio realizzato intorno al 739 d.C. che si trova nel monastero buddista di Horyuji, a Nara, e rappresenta un’importante architettura sacra, un simbolo del pensiero buddista. L’opera, a pianta ottagonale, è sostenuta da una serie di pilotis e poggia su un tappeto di sale. Attraverso quattro aperture munite di scalette composte da otto gradini ognuna si accede a uno spazio circolare che circonda una struttura chiusa, la parte più interna del tempio, in cui è installato un sistema ‘VisionDome’, una tecnologia che permette, tramite uno schermo e una proiezione tridimensionale di forma emisferica, una totale immersione in un ambiente tridimensionale creato digitalmente, senza però la necessità di indossare alcun tipo di interfacce come data glove, o head-mounted displays. Lo spettatore è libero di muoversi e di cambiare punto di vista senza per questo perdere la pienezza della visione. La proiezione sferica rimanda a un’idea di illimitatezza, di assenza di confini che sarebbe invece invece impossibile con una visione su uno schermo lineare. L’installazione è stata realizzata con materiali molto particolari che le conferiscono un aspetto luminoso, etereo, fluttuante. Per le pareti e le scale è stato usato uno speciale vetro, detto ‘dicroico’, che ha la proprietà di cambiare dall’opaco al trasparente e di riflettere la presenza umana grazie a cristalli liquidi e fibre ottiche contenute al suo interno. Il tetto del tempio è decorato ai lati con vetri di Murano a forma di goccia. Al di sotto della costruzione è posto un cristallo di quarzo bianco. L’uso di questi materiali, oltre che a dare al tutto un aspetto molto spettacolare, ha anche un significato simbolico. La trasparenza del vetro comunica un’idea di scambio e visibilità tra interno ed esterno, un annullamento di confini fisici e mentali, mentre il suo rimando all’immaterialità e alla trasparenza fornisce una sensazione di incorporeità, di distacco dalla condizione fisica. Le superfici cangianti del vetro dicroico rappresentano l’immagine della coscienza individuale, che può cambiare in ogni istante ed è inafferrabile nella sua essenza. Inoltre i suoi colori mutano secondo l’angolazione in cui è posto chi li osserva, proprio come la realtà stessa varia con un cambiamento di punto di vista. Il sale, posto a tappeto sotto la struttura, è indice della necessaria purificazione che viene richiesta per entrare nel tempio e accedere quindi all’esperienza. Il quarzo bianco è la pietra associata al settimo chakra, il suo uso, nelle tradizioni orientali, incoraggia l’apertura della ‘corona’ per creare un contatto con l’assoluto e ricevere l’illuminazione. Quando si accede alla parte più interna del tempio, un visitatore alla volta, si assiste, seduti, ad una proiezione del video 4’44”. Lo spettatore è completamente immerso e circondato dalle immagini del video, senza percepire stacchi o divisioni. Il contenuto del video è formato da immagini che rimandano in generale alla nozione di ‘vita’. Vengono mostrati atomi che si trasformano in pianeti, l’immagine di un feto umano, la formazione delle cellule in un uovo fecondato, acque cristalline e colorate, fonti luminose che emergono dal buio, il tutto comunica l’idea di un’incessante, continua trasformazione e di una dialettica degli elementi. Il bozzolo virtuale che racchiude lo spettatore è una sorta di grembo, un luogo germinativo in cui può nascere l’illuminazione da una visione digitale. Il Dream Temple di Mariko Mori è anche un omaggio alle architetture ‘poetiche’, legate alla corrente detta della ‘visione utopica’, di due architetti della fine del settecento: Etienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux. Il progetto di realizzare costruzioni a pantheon o a sfera, così come città del sole o della luce, erano concetti, ma anticipavano una tecnologia costruttiva che oggi li rende attuabili.
La visione utopica è anche associata a un’idea di spazio di ordine alternativo, difficile da cogliere e da ridurre a una dimensione fisica, un luogo ‘virtuale’, come quello fruibile attraverso le nuove tecnologie di Virtual Reality. Ogni civiltà, ha sempre sognato di poter realizzare uno spazio utopico o uno spazio ideale, luogo di Bellezza e Perfezione, un non luogo (ou-topos) e un luogo felice (eu-topos), in questo senso lo sviluppo della tecnologia sembra legato al fatto di rendere possibili le utopie umane.
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