|
|
||||||||||||
| NOEMA Home SPECIALS TRADIZIONE E INNOVAZIONE NELL'OPERA DI MARIKO MORI |
Tecnologie e Società
|
|||||||||||
|
Garden of Purification
L’esposizione presenta una serie di opere di vari periodi e due monumentali e complesse installazioni multimediali che creano, nella loro disposizione, un percorso tematico. In apertura, è collocata la scultura Enlightenment Capsule del 1998, opera realizzata con il sistema Himawari (girasole), una tecnologia messa a punto una ventina d’anni fa dal prof. Key Mori, il padre dell’artista, che consente di filtrare i raggi solari attraverso l’uso di cavi e fibre ottiche che, eliminando i raggi infrarossi e ultravioletti, trasmette soltanto quella parte energia solare benefica al corpo. La scultura è formata da una capsula di plastica di forma ovoidale contenente all’interno un fiore di loto, che sembra galleggiare nel vuoto, illuminato grazie a questo dispositivo da salutari, purificati raggi luminosi: una metafora del ‘risveglio’ buddista.
Il percorso della mostra prosegue poi con l’installazione Garden of Purification (1999), in cui è contenuta anche Kumano Forest (1996-97), una fotografia a colori stampata su vetro dalle dimensioni molto grandi. Questa seconda tappa del percorso è contenuta in un ambiente chiuso, dal forte impatto sacrale, in cui si apre davanti al visitatore un sentiero formato da cinquantuno pietre e sassi di resina di vari colori che formano una sorta di moderno giardino zen. Il pavimento è ricoperto di sale, simbolo ed elemento di purificazione nella tradizione orientale, disposto a formare sei configurazioni a cerchi concentrici al cui interno la Mori ha posto quelle che lei chiama ‘stone planets’, sfere che intendono influenzare i chakras, i centri di energia del corpo.
A metà di questo percorso è posta l’opera fotografica Kumano, che rappresenta, a sinistra, l’artista nelle vesti di sciamana, alle cascate di Nachi, un luogo devozionale sacro in Giappone, e a destra tra gli alberi vicino a un tempio turchese.
Questi elementi ricorrono anche nella video installazione Kumano (Alaya) (1997-98), situata nella penultima parte del percorso. In essa l’artista assume l’identità di tre personaggi: una messaggera che indossa una bianca pelle di volpe, una dea, una cyborg in costumi futuristici. La prima immagine apre su un cielo terso che si ricopre lentamente di rami. La camera quindi scende attraverso alti alberi e inquadra la Mori che cammina in una fitta foresta in cui si intravede qualche raggio di sole e un tempio che appare in lontananza. L’artista appare vestita di bianco splendente mentre cammina, e la visione alterna soggettive e panoramiche lente sul paesaggio, puro e incantato, che include una visione in lontananza del Dream Temple, mostrato attraverso una resa tridimensionale. Alla fine del percorso il corpo dell’artista scompare in una luce abbagliante. L’ultima sequenza, non più ambientata nella foresta di Kumano, mostra l’artista fluttuante in uno spazio bianco ed asettico, con atomi artificiali e bolle fluorescenti mentre celebra la cerimonia del tè. L’intero percorso narrativo è deliberatamente vago, perché la Mori si propone in questo video di dare una rappresentazione che cancelli il confine tra passato, presente e futuro, trascendendo precise coordinate di tempo e spazio, evocando un mondo tanto fittizio, quanto ideale, in cui queste istanze possano coesistere armoniosamente.
|
|||||||||||
|
|
||||||||||||