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| NOEMA Home SPECIALS TRADIZIONE E INNOVAZIONE NELL'OPERA DI MARIKO MORI |
Tecnologie e Società
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I lavori più recenti
Nei suoi più recenti lavori, la Mori abbandona in parte questa attitudine di ricerca e rappresentazione di temi legati all’identità e al personale. Le sue tematiche diventano più ampie, rinunciando al precedente atteggiamento di critica e commento sociale. L’artista attinge adesso a contenuti di carattere universale, archetipico, filosofico. Il suo scopo è di “rivolgersi all’essenza delle cose, per riuscire a mostrare nuove possibilità, anche se tutto questo può sembrare un’utopia”. Per riuscire a fare questo, per dare forma a questo progetto di utopia, la Mori si serve delle più avanzate soluzioni tecnologiche. Si potrebbe quasi affermare che gran parte del senso della sua arte sia, in realtà, contenuto in questo suo particolare utilizzo del mezzo tecnologico. Come dire che l’utilizzo di questo supporto non è casuale, ma portatore di profondi significati, altrimenti semplicemente inarticolabili. In questo caso si può senz’altro affermare, con un’espressione ormai molto conosciuta, che ‘il medium è il messaggio’, o, almeno, ne costituisce una gran parte. L’inizio della transizione verso tematiche più complesse avviene verso la metà della sua carriera. Un’opera del 1997, intitolata Nirvana è in questo caso significativa. Si tratta di un video tridimensionale presentato alla Biennale di Venezia del 1997, in cui la Mori assume le sembianze della dea buddista Kichijoten.
Gli spettatori, forniti di occhiali speciali che consentono la visualizzazione tridimensionale, sono immersi nello spazio illusorio del video. Presenti in prima persona nell’atmosfera fiabesca e senza tempo del paesaggio, sono chiamati a contemplare da vicino le magiche trasformazioni della dea, la cui eterea apparizione è accompagnata da segni miracolosi come profumi, musiche e l’improvviso materializzarsi di presenze fisiche. Nella tradizione zen l’illuminazione coincide con il manifestarsi di immagini specifiche. La Mori si serve della tecnologia per creare artificialmente una rappresentazione di questo stato di coscienza. Il suo, spiega l’artista in molte dichiarazioni, non è un paradosso, in quanto la visualizzazione attraverso le tecnologie come la computer graphic e i sistemi di virtual reality le consentono di "concretizzare uno spazio in cui sia possibile, mediante un’esperienza visuale e uditiva, guardare in se stessi, creando uno spazio meditativo". La tecnologia, quindi, nella visione della Mori, condividerebbe con la pratica zen la stessa esigenza di creare un universo di ordine alternativo, un luogo ideale di perfezione e trascendenza. Questo concetto è espresso perfettamente nella mostra che la Mori ha tenuto nel 1999 alla Fondazione Prada, intitolata “Garden of Purification”.
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