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I personaggi MoCap hanno un’anima?
La polemica si è scatenata all’uscita del secondo film della saga Il Signore degli Anelli: Le Due Torri, nel quale finalmente Gollum esce allo scoperto, dopo un paio di apparizioni in penombra nel primo film. L’entusiasmo suscitato da questo personaggio digitale ha spinto qualcuno a proporre di candidare Gollum (n.b.: non Andy Serkis) al premio Oscar come miglior attore non protagonista. Voci contrastanti hanno allora formato un coro quantomeno confusionario: i cultori dell’animazione virtuale inneggianti al miracolo che spingevano per la candidatura, i più tradizionalisti urlavano allo scandalo, la maggior parte di coloro che avevano notizia di questa polemica si sentivano piuttosto sbigottiti. Personalmente credo che questo discorso abbia bisogno di una serie di precisazioni puntuali: nessuno ha infatti tenuto conto che Gollum è un personaggio sì digitale, ma non una mera animazione: grazie alla MoCap i suoi movimenti non sono creati artificialmente in toto, ma prelevati da un attore, guarda caso colui che gli presta anche la voce e interpreta Smeagol il “pre-Gollum”, dunque intanto se di nomination si vuole parlare, almeno dovrebbe essere proposta per Andy Serkis, l’attore che è rimasto più a lungo di tutti sul set della trilogia e tra quelli che hanno dovuto sottoporsi alle più estenuanti sessioni di ripresa, compiendo un lavoro completo e davvero innovativo. Il problema che si pone, premi a parte, è comunque quello dell’influenza della MoCap sulla recitazione nel futuro: un attore può sentirsi tale se interpreta un personaggio digitale? Stando alle dichiarazioni dello stesso Andy Serkis, sì: nel suo caso egli si sente completamente padrone del personaggio, è chiaro ai suoi occhi, come a quelli del cast e della troupe, che Serkis ha interpretato Gollum, non solo gli ha dato la voce. Quando un attore accetta di dare tutto sé stesso ad un personaggio virtuale, dunque non solo la recitazione vocale, ma anche quella fisica, l’animazione diventa un’estensione delle sue possibilità, oltre gli effetti speciali e il trucco che possono modificare il suo aspetto e le sue azioni, la MoCap ha permesso la creazione di un personaggio perfetto sotto il punto di vista della grafica senza tuttavia perdere la componente umana, emozionale, recitativa: Serkis ha affrontato, come tutti gli altri suoi colleghi, un lavoro di preparazione psicologica nell’avvicinarsi al suo personaggio, definendone limiti, caratteristiche caratteriali e tratti psicologici. Non sono da dimenticare l’importanza e l’impressionante spessore psicologico di Gollum già nell’opera di Tolkien, rimasti pressoché invariati nella lavorazione del film. In conclusione, si può dire che in questo caso la tecnologia digitale non sia per niente un muro tra personaggio e pubblico, anzi: è certamente una nuova strada verso il raggiungimento di ottimi livelli di recitazione: l’attore è in relazione all’animazione come al trucco, e il pubblico riesce a cogliere le sfaccettature del personaggio come se si trovasse davanti ad una persona in carne ed ossa.
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