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Introduzione
L'avvento della tecnologia
Lo spettatore - attore
Bibliografia

 

Lo spettatore-attore

 

 

 

Come affermò la critica Lucy Lippard, nello scenario dell’arte contemporanea si sta giungendo alla dematerializzazione dell’oggetto artistico, ed è inevitabile che la fruizione dell’opera nelle sue capacità dialogiche e di interazione con l’ambiente e con l’osservatore cambi, creando un’estetica della comunicazione che vede l’opera materiale trasformarsi in un insieme di relazioni, divenendo una forma in perenne trasformazione in base all’interazione con il contesto nel quale è situata nel segno della multimedialità e polisensorialità.

Un museo che apre le porte all’arte interattiva e multimediale deve tenere ben presente l’importanza fondamentale del fruitore nella partecipazione diretta dell’opera. Ad esempio nella Op-Art, l’opera trasforma la propria struttura fisica in funzione del punto di vista e del movimento dell’osservatore che diviene elemento attivo costituente parte dell’opera, e da questo processo di comunicazione interattiva dipende l’esistenza stessa dell’opera. Un allestimento deve perciò invitare l’osservatore ad avvicinarsi ed unirsi all’opera che necessita del suo intervento per realizzarsi. Particolare attenzione viene data al potenziamento psicofisico del fruitore che deve essere predisposto a vivere le sollecitazioni che l’evento artistico sta per dargli. Non a caso, considerando l’arte interattiva, viene posto in primo piano il corpo, la sua irriducibilità, la funzione fondamentale della sfera sensoriale in quanto strumento di conoscenza, di comunicazione e di critica.

L’atto comunicativo fra opera e fruitore mediato dallo spazio espositivo è complesso e stratificato, è diretto a tutti in modo onnicomprensivo ed omogeneo per offrire alle aspettative del fruitore delle risposte qualitativamente migliori. Legate a questa esigenza rientrano in ambito museale analisi su discipline e tecnologie collegate agli studi di percezione sensoriale. Tutti i sensi tendono ad essere sfruttati e coinvolti, visivo ed uditivo in primo luogo. Non bisogna comunque dimenticare gli studi attuati alla società francese Media Sens Comunications, che mise a punto un sistema chiamato Odorama. Questo è un sistema audio-video-olfattivo operante in ambiti modulari: un luogo di comunicazione che integra la dimensione olfattiva a video, grafica informatica, ologrammi, diapositive e programmi musicali.

Il potenziamento sensoriale del visitatore viene stimolato sia dall’opera che dallo spazio museale, il quale, sempre più spesso offre dei servizi tecnologici di accompagnamento e di ordine didattico. I principi seguiti dai musei per allestire le mostre hanno a loro volta avuto una grande influenza estetica e concettuale in alcune manifestazioni di arte contemporanea. Un esempio di come l’arte si avvicini ad aspetti propri del museo, lavorando sulla stimolazione sensoriale nell’atto comunicativo con l’opera, attraverso un medium che in questo caso appartiene all’opera stessa, è Audio-Walk di J. Cardiff. Nella mostra “Chiaroscuro” la Cardiff mette in scena quest’opera che integra video, scultura, elementi architettonici e audio cassette. Il visitatore della mostra indossa delle cuffie mediante le quali la voce ipnotica dell’artista, mescolata a musica ed effetti sonori, lo cala in un clima fantastico e lo spinge a cambiare la percezione mentale della galleria. Con Audio-Walk la Cardiff gioca sull’enfasi del corpo dell’ascoltatore, il quale diventa inconsapevolmente performer che completa fisicamente e metaforicamente l’opera stessa. Un altro esempio di Audio-Walk è riscontrabile nell’opera di Terry Smith al Museo di Belle Arti di Caracas. Su un tavolo, di fronte ad un ritratto di donna, ci sono a disposizione delle cuffie che riproducono una voce narrante che esprime diverse situazioni possibili riguardanti l’oggetto ritratto, inferite dalla sua espressione del viso.

Come abbiamo visto l’arte contemporanea si sta allargando verso frontiere e tecnologie avanzate che necessitano di spazi nuovi, diversi dalle solite quattro mura di un museo. Tutto ciò porta a ridimensionare il concetto di questa istituzione passando dalla sua statica natura tradizionale ad un’ampia rete di collegamenti con elementi e siti urbani. A Vienna, il “Museum in Progress” organizzò una mostra che toccò un enorme numero di media e mezzi di comunicazione cittadini usandoli in modo non convenzionale: autobus, tabelloni pubblicitari, giornali e televisioni. Questa è la conquista dei media come trasmettitori d’arte, dei mass-media specialmente, che sono fattori dominanti della nostra vita sociale e dello sviluppo di un adeguato concetto di museo dentro un’epoca di comunicazione di massa.

Dal 1960 i musei d’arte contemporanea hanno lottato per far convivere arti interdisciplinari come video, performance e installazioni che non rientrano nelle tradizionali categorie di dipinti, sculture, foto, etc… Queste nuove manifestazioni artistiche sono diverse in quanto effimere per natura e continuamente ripetibili, con ciò cambiano il ruolo tradizionale di collezionista e preservatore di opere del museo.

Jeffrey Shaw creò il Museo Virtuale nel 1991 ad Ars Electronica, a Brucknerhaus, Linz in Austria. Su uno schermo tridimensionale l’artista diede forma a cinque stanze immateriali, ciascuna uguale alla reale stanza in cui era collocata l’installazione, e le relative opere in esse presenti, opere virtuali. Il fruitore si poteva sedere su una poltrona disposta su una piattaforma girevole di fronte ad un grande video. Poltrona e video erano collegate, il movimento della prima veniva riprodotto nel video, stabilendo una connessione tra spazio reale e virtuale. In questo modo egli interagiva virtualmente con le opere adattandosi la mostra a proprio piacimento. Quest’opera, come i siti Web degli artisti, mettono a dura prova l’autorità museale apportando una libertà totale di fruizione senza che l’opera sia posseduta da un individuo o da un’istituzione. Jeffrey Shaw intravide la realizzazione di un museo senza pareti e dalle possibilità infinite. (cfr. J. PUTNAM, Art and artfact. The Museum as Medium, London, 2001, pag. 185).

Lo spettatore-attore non è più impotente, un personaggio passivo, che guarda, ma diviene necessario alla struttura dell’opera. I musei contemporanei scoprono un nuovo spazio prospettico, tanto artistico quanto teorico, sui confini delle nuove tecnologie.