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| NOEMA Home SPECIALS “Blurring Architecture”: le architetture simulate di Toyo Ito |
Tecnologie e Società
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L’artista nel tempo della realtà virtuale
Nel momento storico che stiamo vivendo, l’era del virtuale, o forse sarebbe meglio dire dell’artificiale, l’era del “così è se vi pare”, dove tutto è relativo e allo stesso momento tutto è realizzabile, ogni desiderio dell’uomo può diventare vero, o meglio verosimile, grazie all’aiuto della più sofisticata tecnologia; ci si ritrova a dover cambiare tutti i ruoli e a dovere ristabilire le corrispondenze di tutte le definizioni, anzi saltano tutte le ordinarie definizioni a favore dei caos della relatività e del soggettivismo. La mia è una considerazione che può sembrare banale e generale, ma sono portata a generalizzare dal fatto che prendo in considerazione tutti gli aspetti della vita dell’uomo, o meglio ognuno di quegli aspetti il cui modo d’essere è condizionato dal mutare dei valori e del contesto culturale che segnano un momento. Se è vero, come dicevano già gli antichi filosofi greci, che panta rei, tutto scorre, allora si dovrebbero applicare queste considerazioni a qualsiasi periodo della storia dell’uomo, eppure parlando di relatività e di artificialità un filo diretto mi porta a fare riferimento al contemporaneo. Infatti ora grazie alla virtualità, alle simulazioni e alle più innovative tecnologie si è in grado di ottenere “relativamente” qualsiasi cosa (ad incominciare dall’elettrodomestico superaccessoriato, alla macchina con navigatore satellitare e quanti più optional possibili, ai più potenti pc o macchine tecnologiche, fino ad avere anche forme di vita in provetta o “simulate”), anche ciò che prima era non ottenibile, dunque di conseguenza, sfumano i confini tra una definizione e l’altra, s’intrecciano i procedimenti di creazione, si confonde la funzionalità di un oggetto con quella di un altro e si amalgamano anche i ruoli, le definizioni, le conoscenze, in un “meticciato” di saperi. L’alone di artificialità con cui le nuove tecnologie hanno coinvolto ogni cosa sembra aver investito anche ciò per carattere dovrebbe essere più naturale (ma forse dovrei dire genuino per non imbattermi nella storica dialettica natura vs cultura). Questa trasformazionemutazione ha investito tutti i campi che riguardano la vita dell’uomo e quindi anche la creazione artistica. L’arte, ciò che i greci chiamavano tecne, facendo appello alle caratteristiche artigianali della creazione artistica e ciò che i latini chiamavano ars, significando tutta la produzione artistica legata alle facoltà dell’intelletto. Mentre per tempo si è discusso sulla vicinanza, lontananza o coincidenza del significato di questi due termini, ora mi sembra che l’artista di oggi faccia dell’ars proprio servendosi della tecne, o meglio della tecne del suo tempo, che altro non sono che le numerose protesi che la tecnologia ha messo al suo servizio. A questo punto si può ben dare credito alle tesi barilliane [1] che vedono la cultura come data da due sistemi, quello tecnologico (studiato da McLuhan) e quello simbolico (analizzato da Panofsky) in rapporto di feedback e l’artista si può dire che è diventato realmente tecnologico. Si è creata così, dall’osmosi di due campi del sapere, l’arte e la tecnologia, una figura di artista nuova, attualissima e assolutamente contemporanea dal momento che vive nel suo tempo e con gli strumenti del suo tempo, incanalandosi perfettamente sull’asse che tiene in parallelo la creazione artistica e l’universo tecnologico. Nel tempo della realtà virtuale dunque anche l’artista creerà delle realtà virtuali e si muoverà in esse e con esse esattamente come prima si muoveva nel suo studio con i suoi pennelli e la sua tavolozza.
Note 1) Cfr. R. Barilli, Fenomenologia degli stili e scienza della cultura, Bologna, Il Mulino, 1997. [back]
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