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Tecnologie e Società
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Premessa
Storia dei videogiochi violenti
Opinioni e ricerche
Conclusioni
Appendice
Bibliografia

 

Premessa

 

 

 

Il 3 giugno 1999 il giudice Dario D’Onghia, del tribunale di Roma, su segnalazione di un’associazione dei genitori e dopo aver sentito il parere di uno psicologo e di un criminologo, dispone il sequestro dei due Resident Evil.

Le accuse sono pesanti: secondo il giudice i videogiochi in questione, “presenta(no) delle vere e proprie controindicazioni per i bambini di età inferiore agli 11 anni e per la fascia di pre-adolescenza dagli 11 ai 14 anni” in quanto le vicende estremamente violente dei due prodotti “sono idonee a influenzarne la personalità per lo sviluppo psichico, nonché di istigare e rafforzare nei fruitori delle stesse, atteggiamenti e condotte violente anche di eventuale rilievo penale”. Nei ragazzi con meno di 14 anni, gli effetti di questi videogiochi potrebbero essere così dirompenti perché, secondo gli esperti consultati dal giudice D’Onghia, essi “non discriminano adeguatamente fra vita reale e fantasia; potendo imparare che la violenza risolve qualsiasi problema complesso e che una persona più è violenta e più è un eroe”.

Esplode la polemica: buona parte della classe politica parla di atto dovuto e persino tardivo, mentre i videogiocatori si scagliano contro un atto di censura intollerabile; psicologi e sociologi si interrogano: i videogiochi fanno davvero male? Possono davvero influenzare le menti dei giovani? Un videogioco violento può spingere alla violenza?

A queste domande tenteremo di dare una risposta, consci del fatto che una soluzione definitiva e inopinabile ben difficilmente potrà essere trovata.