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Ontologia di Waking Life
Piccoli cartoni crescono

 

Piccoli cartoni crescono

 

 

La trama di Waking Life, come già accennato, non può essere definita come classica da cartone animato. Non è divisa nei generali tre atti a cui si ricorre per le sceneggiature cinematografiche, doverne fare un riassunto non è semplice. Il tono filosofico del film è sicuramente interessante ma difficile da seguire per 90 minuti: leggere pagine di filosofia è una cosa, vederla in bocca a dei personaggi a cui non puoi chiedere di fermarsi perché non hai capito è un’altra. Gli incontri che fa il protagonista Wiley Wiggins sono piuttosto scollegati fra di loro, a volte lui non compare nemmeno e sono altri due personaggi qualunque a scambiarsi considerazioni. Inoltre Waking Life colpisce l’occhio per la novità figurativa che lo caratterizza, e rende così più arduo seguire la logica della trama; è difficile seguirne il piano dell’espressione e quello del contenuto contemporaneamente.

Possiamo così arrivare a parlare del fenomeno dei “cartoon per adulti”. Il cinema d’animazione era una volta la fetta di mercato che si occupava dei bambini: col passare del tempo, e specialmente negli ultimi anni, il genere ha rotto gli argini ed esteso il suo linguaggio anche al pubblico adulto.

Shrek ne è un buon esempio: la storia di base è squisitamente da cartone animato per i più piccoli, trattandosi della solita struttura favolistica che presenta il Re, la Principessa da salvare, l’Orco, l’Aiutante proppiano e le peripezie che tutti devono attraversare. Per gli adulti è stata aggiunta una vena dissacrante che rende il film quasi una parodia dell’universo delle favole e dei cartoni, vena che appunto può essere colta fino in fondo solo dal pubblico “dei grandi”, dotato di una sufficiente enciclopedia cinematografica che renda possibile la comprensione delle numerose citazioni presenti nel film. Shrek potrebbe essere inserito nell’ampio discorso che si occupa del postmoderno e dell’intertestualità, due parole che oggi ricorrono spesso quando si parla di comunicazioni di massa.

 

 

Per concludere, Waking Life è un film che ha dato un consistente spunto al cinema d’animazione. Ha reso le barriere tra reale e fittizio un po' più sottili e ha aperto nuove strade al mondo dell’arte elettronica. Come sempre quando compare una nuova tecnologia, staremo ad osservare la sua futura evoluzione. L’idea è di vedere che risultati si potrebbero ottenere affiancando il Rotoshop ad una sceneggiatura più accessibile e cercando di sfruttare al massimo le possibilità di questo software. Il confine tra verosimile e inverosimile, tra reale e fantastico nel cinema si sta facendo sempre più labile, gli effetti speciali appaiono sempre meno “speciali”. Una tecnica come quella usata in Waking Life potrebbe, secondo me, dare luogo ad una sorta di nuovo genere: un cartone animato dove lo spettatore però percepisce la realtà che sta dietro ai colpi di colore, dove eventuali effetti speciali possono risultare del tutto naturali, “camuffati”, dove i personaggi sono reali e inesistenti allo stesso tempo, trovandosi a dover vivere contemporaneamente in due regimi diversi, con conseguenti possibilità di sceneggiatura ancora più vaste di quel che succede adesso.