|
|
||||||||||||||
| NOEMA Home SPECIALS Waking Life |
Tecnologie e Società
|
|||||||||||||
|
Ontologia di Waking Life
Dopo queste considerazioni apprese a lezione e da libri e articoli, mi sono chiesta come e dove si possa collocare Waking Life. E’ un film d’animazione perché è disegnato e il nostro occhio lo percepisce come cartone animato. Questa, però, è una considerazione a livello superficiale. Infatti lo spettatore abituato ai cartoni animati classici di Walt Disney, o di altre produzioni come quelle di Don Bluth, si accorgerà che il linguaggio in Waking Life è diverso: le inquadrature sono di angolatura inconsueta per un cartone, l’immagine sullo schermo balla in continuo movimento, gli ambienti fluttuano attorno ai personaggi. Proprio quella sensazione che danno le immagini riprese con la telecamera a mano. Il montaggio è un’altra spia del linguaggio strettamente cinematografico del film. Gli ambienti sono quelli urbani di una normale città, normali case, accessori di tutti i giorni. Le ombre e i colori scelti per la maggior parte delle scene sono fedeli alla realtà.
I personaggi scatenano una seconda osservazione: da come li hanno disegnati alcuni degli artisti, è evidentissima la loro origine “umana”. In alcune scene le immagini girate cammuffate dai disegni sembrano voler uscire allo scoperto, mentre in altre la stilizzazione e la semplicità grafica del disegno danno l’illusione di star vedendo un “semplice” cartone animato. Ma rispetto a Shrek e Final Fantasy la resa pittorica di sguardi, espressioni e movimenti non ha paragone, è nettamente migliore e più realistica, ed è l’aspetto che più riesce a mandare in corto circuito la percezione dello spettatore. La fluidità delle mosse, delle espressioni facciali, le pronunce e i dialoghi accompagnati da tutti gli intercalari, i sospiri e le pause tipici della conversazione reale: questa recitazione al minimo concorre a mettere in crisi il pubblico. Merito delle sofisticate tecnologie dei computer? Solo in parte: quelle espressioni e quei movimenti non sono stati ricreati dal computer. Sono espressioni e movimenti degli attori veri, che nessun software è (per ora) in grado di eguagliare. La vera essenza di Waking Life è difficile da descrivere con le parole e i ragionamenti. Si tratta soprattutto di una sensazione che corre sotto le immagini, un “sentire” che ciò che stiamo vedendo non è un lungometraggio girato ma nemmeno un vero e proprio cartone animato.
Dunque l’origine referenziale di Waking Life si fa sentire, anche se è necessaria una precisazione riguardo a questa referenzialità. Il film infatti è girato in digitale: questa tecnologia ha portato dei grandi cambiamenti nel mondo delle immagini riprodotte. Le immagini in digitale non sono impresse su pellicola, bensì sono di natura elettrica, date da un sistema di pixel che assolve alla funzione che era dei sali d’argento. Sono immagini modificabili molto facilmente, e la loro dimensione referenziale si affievolisce senza però scomparire. Il Rotoshop di Sabiston è però riuscito a conferire al film anche delle note e degli aspetti tipicamente cartoonistici. Nella scena “Free Will and Physics” la spiegazione scientifica viene esemplificata e visualizzata attraverso piccoli e fantasiosi disegni fluttuanti nell’aria, che nel girato originale ovviamente non esistono. Così in “The Holy Moment” lampi e scintille solo disegnate partono dalle mani dell’uomo che parla e che poi si trasformerà in nuvola, “We are the authors” presenta un buffo personaggio con occhi a spirale e del fuoco tra le mani. Tutti questi effetti appartengono al registro dei cartoni animati. Effetti speciali? Non proprio, dato che siamo in un cartone animato e tutto è possibile. Ma per un attimo la linea di confine ondeggia: forse lo spettatore si chiede se il protagonista di “Free Will and Physics” non sia veramente diventato di acqua mentre girava la scena.
|
|||||||||||||
|
|
||||||||||||||