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Realizzazione di Waking Life

 

 

All’inizio del suo percorso, Waking Life è un lungometraggio girato con telecamere digitali Sony TRV 900 in un mese (quindi in un lasso di tempo davvero breve). La trama è piuttosto vaga e difficile da seguire: il protagonista, un ragazzo senza nome né con un personaggio ben definito, torna in una città a noi sconosciuta. Farà una serie di incontri con gente qualsiasi che lo coinvolgerà in discorsi sull’esistenza, la realtà e i sogni, la filosofia.

La seconda parte della realizzazione del film è la più importante e peculiare. Dopo aver scaricato e montato il girato su dei computer Macintosh, il regista ha collaborato con un gruppo di artisti texani capitanati da Bob Sabiston che hanno “ridisegnato” l’intero film al computer con un software progettato dallo stesso Sabiston. Questo software è stato chiamato Rotoshop, ed è basato in realtà su una vecchia tecnica cinematografica chiamata Rotoscoping, inventata negli anni ‘10 da Max Fleischer per i cartoni animati di Ko-Ko il Clown. Allora il sistema funzionava in maniera molto più artigianale: si proiettava la scena modello sul retro di una tavola da disegno di vetro, così che il disegnatore vedeva l’immagine sul fronte della tavola stessa usandola come traccia da seguire. L’esempio più famoso di utilizzo del Rotoscoping riguarda Biancaneve e i sette nani del 1937: “... quando Biancaneve danza, facendo le pulizie nella casa dei sette nani, è stata disegnata utilizzando come guida un filmato in cui era ripresa la ballerina Marjorie Belcher” [1].

 

 

Sabiston ha digitalizzato il tutto e ha creato un software in grado di realizzare prodotti artistici molto particolari : il gruppo di disegnatori ha ridisegnato il film lavorando sui fotogrammi con la tecnica dell’interpolazione (“... the software automatically fills in the transitions between the images, which not only saves time, but gives the finished film an interesting liquid quality” [2]), ottenendo un prodotto molto originale che si sposa perfettamente con l’atmosfera onirica e surreale della storia. Dato che a disegnare sono state trenta mani diverse, il tipo di disegno non è mai uguale, ma cambia di scena in scena a seconda dell’artista che se ne è occupato.

 

Note

1) Oscar Cosulich, “Cartoon per soli grandi”, L’Espresso, 23 maggio 2002.

2) “The Dreamlike Animation of ‘Waking Life’”, www.apple.com/hotnews/articles/2001/11/wakinglife/wakinglife.html